Affitti, cedolare secca al 10%: e se fosse per tutti?

E’ certamente una delle misure ritenute più interessanti per smuovere il mercato degli affitti e far emergere eventuali situazioni di nero: stiamo parlando della decisione, contenuta nel Piano casa del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, di abbassare la cedolare secca sulle locazioni concordate al 10%. Un taglio che si aggiunge a quello contenuto nella legge di stabilità che già aveva portato la tassazione in questione dal 19% al 15%. Da questa misura resterebbero però sclusi gli affitti a canone libero, che attualmente rappresentano la maggioranza dei contratti di locazione in vigore.

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In Italia infatti, su circa 3,3 milioni di famiglie che vivono in affitto, circa il 70% lo fa con contratti liberi mentre solo il 30% usufruisce di canoni concordati. Ma quanto costerebbe coprire un allargamento dell’agevolazione fiscale prevista per i contratti di concordato anche al mercato libero? Nel Piano casa la misura attuale prevede uno stanziamento di circa 70 milioni di euro. Ma stiamo parlando di un taglio del 5% della tassazione a fronte, come accennato, del 30% dei contratti considerati. Ben altro discorso sarebbe un taglio di più del 10% sul 70% delle locazioni in corso. Nessuno si sbilancia nello stimare una cifra esatta, ma saremmo certamente nell’ordine dei centinaia di milioni di euro, una posta che al momento i conti traballanti del nostro Paese non potrebbero assolutamente permettersi.

ECCO COME SI DEVE PAGARE L'AFFITTO

D’altronde proprio dal fronte degli inquilini c’è però chi sostiene che sarebbe addirittura insensato abbassare in maniera generalizzata la cedolare secca, e che anzi bisognerebbe lasciare invariato il gap tra affitti concordati e affitti liberi. “In realtà – spiega Massimo Pasquini dell’Unione inquilini – la realtà economica drammatica in cui si trovano milioni di famiglie in affitto,dovrebbe spingere il governo a favorire il passaggio di molti proprietari da una forma di affitto libero a uno concordato, e per fare questo generalizzare l’agevolazione fiscale della cedolare secca, non farebbe che peggiorare le cose”. Ricordiamo infatti che i contratti di concordato possono essere adottati solo nelle zone considerate ad alta densità abitativa, che d’altronde però vengono identificate in circa 800 città dove vive l’80% delle famiglie del nostro Paese.

QUANDO AD ESSERE COLPITI SONO SEMPRE GLI AFFITTUARI

Dunque ci sarebbero i margini per spingere più proprietari verso questa forma contrattuale attualmente sotto utilizzata. “A questo proposito – continua Pasquini – vorrei sottolineare che in questo momento non è la domanda di casa che manca, ma è l’offerta che fin troppo spesso propone prezzi inaccessibili. Basti pensare che su 70mila sentenze di sfratto, ben 61mila sono state decretate per morosità, quindi parliamo di persone che si sono ritrovate improvvisamente in difficoltà a causa della crisi”. Il problema dunque è capire come cercare di far scendere, in maniera generalizzata, il valore delle locazioni di mercato, soprattutto nelle grandi città. E in questo senso, come accennato, secondo gli inquilini, la cedolare secca, soprattutto se allargata in maniera indiscriminata al mercato libero, potrebbe non sortire gli effetti desiderati, al netto della lotta gli affitto in nero, che comunque, andrebbe combattuta con ben altri strumenti.

QUANDO SI RISCHIA LO SFRATTO

“Io avrei una proposta da fare al governo – annuncia Pasquini – che andrebbe a favorire, ma davvero, anche i proprietari che propongono locazioni libere. L’esecutivo si impegni a chi presenta un contratto ufficiale e non in nero, a tagliare per un anno o anche più, tutte le tasse sulla casa, dall’Imu all’Irpef al resto, in cambio però di canoni di affitto dimezzati rispetto a quelli attuali. In un periodo in cui il presidente Renzi parla di misure forti, questo sarebbe un provvedimento shock che potrebbe risolvere in un colpo solo due problemi, ovvero la tassazione ritenuta esosa per i proprietari e i canoni troppo alti per gli inquilini”.

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