Addio a Vincino: lo "sgorbio" della satira italiana

Diceva che quando si trovava a Roma volesse scendere a Palermo e che quando era a Palermo se ne volesse tornare a Roma. Esce dalle pagine, del suo Il Foglio,Vincino e se ne va l’uomo Vincenzo Gallo, il disegnatore che fece fortuna con lo "sgorbio".

Era nato a Palermo 72 anni fa, ed era figlio del direttore dei cantieri navali, "un uomo che non era di destra né di sinistra ma semplicemente un uomo dritto".

Fu tre volte in carcere per tafferugli e contestazioni e ogni volta ne usciva dicendo che fosse "un’esperienza bellissima". A chi gli chiedesse dei suoi rapporti con la giustizia rispondeva: "Fermato dieci volte, arrestato tre".

Ha maneggiato la matita ma ha sempre inseguito la politica al punto da finire per farne la caricatura. Negli anni dell’ubriacatura ideologica, è stato il riferimento siciliano di Lotta Continua che riteneva la sua accademia, anzi, la sua casa.

Decise infatti di costruire la prima cellula del movimento in quella sciagurata città, Palermo, e scelse il quartiere disgraziatissimo: lo Zen. Il primo quotidiano in cui iniziò a disegnare fu L’Ora, la palestra in cui si è formata una generazione di cronisti e asilo di scrittori come Leonardo Sciascia e Vincenzo Consolo.

Per "L’Ora" si inventò, oggi che va di moda il graphic novel, il racconto all’americana dei processi. Ebbe la fortuna di lavorare e formarsi a fianco a Bruno Caruso, pittore e maestro, che più volte indicava come “insuperabile”.

Se ne andò a Roma e fu tra i fondatori de Il Male, la rivista più perfida e intelligente dell’editoria italiana, una sorta di Charlie Hebdo ma più politica, e non si contano le piccole avventure, un catalogo di partecipazioni, fondazioni, tentativi di fare ridere con la carta stampata: L’avventuriero ; Tango; Clandestino; Cuore.

Perfino il rigoroso Corriere della Sera lo arruolò tra i suoi vignettisti. Ha irriso la prima, la seconda e la Terza Repubblica. Aveva trovato casa a via Labicana a Roma e il direttore che aveva sempre desiderato: Giuliano Ferrara. Al Foglio è rimasto per 22 anni e fino a ieri ha disegnato.

Anche sul nostro Panorama ha fatto incursioni. Aveva sposato la figlia del suo preside che, diceva, continuava a sopportarlo.

Si prefiggeva di arrivare a 105 anni come il disegnatore della Pravda. Era felice. Ne era certo. Pensava questo: “Non ho mai smesso di fare stronzate”.

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