Venezia 76
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A Venezia Ad Astra: con Brad Pitt un viaggio negli abissi spaziali e interiori

"In un futuro prossimo, in tempi di speranza e conflitto", si muove l'esplorazione spaziale e interiore di Brad Pitt in Ad Astra, film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, edizione 76. Applausi e qualche lievissimo brontolio accogle lo sci-fi diretto da James Gray nella proiezione per la stampa in Sala Grande.

Ad Astra sembra dividere: o ci si perde, per poi ritrovarsi, insieme al cosmonauta ferito dall'abbandono paterno, che lascia tutto per infine ritornare a quell'umanità così sola e piccola ma calda; o si rimane a fredda distanza, senza immergersi nei peripli mentali e spaziali del protagonista. Noi abbiamo viaggiato insieme a lui. Con commozione. Sentendo il suo dolore e l'anelito all'amore, suo e di tutti.

Foto da Venezia e del film

ANSA/ETTORE FERRARI
Gli attori Liv Tyler e Brad Pitt a Venezia per il film "Ad Astra", 29 agosto 2019.

Foto da Venezia e del film

ANSA/ETTORE FERRARI
Da sinistra: gli attori Brad Pitt, Liv Tyler, Ruth Negga e il regista James Gray a Venezia per il film "Ad Astra", 29 agosto 2019

Foto da Venezia e del film

ANSA/ETTORE FERRARI
Brad Pitt al photocall del film "Ad Astra", Mostra del cinema di Venezia, 29 agosto 2019

Foto da Venezia e del film

Biennale di Venezia
Brad Pitt nel film "Ad Astra"

Foto da Venezia e del film

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Ruth Negga e Brad Pitt nel film "Ad Astra"

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Biennale di Venezia
Il regista James Gray e l'attore Brad Pitt sul set del film "Ad Astra"

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Tommy Lee Jones nel film "Ad Astra"

Foto da Venezia e del film

Biennale di Venezia
Brad Pitt nel film "Ad Astra"

Pitt è il maggiore Roy McBride, un astronauta scrupoloso e concentrato sul suo lavoro, con una devozione quasi meccanica che cela passati strappi emotivi da riparare. È impegnato a localizzare forme di vita aliena nell'Antenna Spaziale Internazionale, quando un improvviso sbalzo di corrente gli costa quasi la vita. Allarmanti impennate elettriche, causate da misteriose esplosioni radioattive, stanno mettendo periodicamente a soqquadro la Terra, causando incidenti vari.
Roy è convocato per una missione speciale: andare all'origine di questo strano picco energetico. L'incarico si incrocia fatalmente con il nodo irrisolto della sua esistenza: la scomparsa di suo padre (interpretato da Tommy Lee Jones), astronauta capitano del Progetto Lima, una vecchia missione la cui navicella spaziale è sparita nel nulla, sedici anni dopo il lancio. Compito del Progetto Lima? Ricercare altre forme di vita nello spazio, al di là dei confini di Nettuno. 

"Dopo una mostra ho visto la citazione 'La storia e il mito iniziano sempre nel microcosmo personale' e l'ho mandata a Brad", racconta il regista Gray al Lido. Pitt, infatti, oltre che attore è anche produttore di Ad Astra. Da questa riflessione, è nato un film che è una storia intima e molto personale che ha a che fare con l'immensità dello spazio

In Ad Astra vediamo Pitt volare verso la Luna, ormai suolo conquistato dai terrestri, anzi, conteso nella corsa ad accaparrarsi risorse. E poi eccolo da lì proseguire verso Marte, dove è accolto dalla sovrintendente della sezione americana (Ruth Negga). Nel suo peregrinare è assorto in pensieri che ascoltiamo e a volte sentiamo anche nostri. "Mi vedo da fuori. Sorrido, recito, mentre cerco una via d'uscita. Cerco sempre una via d'uscita". "Dovrei provare qualcosa, sono sopravvissuto". Roy/Pitt ripercorre mentalmente anche scene di vita passata, le assenze, di suo padre, le mancanze, con la sua ex fidanzata (Liv Tyler).

Certe volte Ad Astra ricorda Gravity, nella solitudine spaziale, ma riesce ad essere più viscerale e intimo. Certe volte ricorda Locke, nello stremo tentativo di un uomo adulto di lasciarsi alle spalle le colpe paterne (in questo caso, nel confronto di meriti tra film, è un passettino indietro). 

"Trovo molto intigrante questo rapporto padre-figlio", dice Pitt, sorridente e gentile, al Lido. "James e io siamo amici da metà degli anni '90. Aveva appena finito Civiltà perduta quando mi ha proposto Ad Astra". E ancora: "È stato un film che ci ha messo di fronte a molte sfide, che lavora su più fronti e ha molto da dire. Si pone anche domande sul perché siamo qui". 

È il dubbio di tutti. La risposta, chissà. Gray, però, la sua risposta così vicina, così piccola e lontana da ricerche cosmiche, forse ce l'ha. È tutta nella mano umano sconosciuta che Roy/Pitt si vede di fronte, ad accoglierlo al ritorno. È tutta nella sua frase semplice, tra sé e sé: "Aspetto con ansia il giorno in cui finirà la mia solitudine. E sarò a casa". 

E Pitt, similmente, il conforto lo trova tra luoghi e volti cari: "Lo spazio, soprattutto in questo film, è un luogo molto sperduto e solitario. Mi sento molto più a mio agio in spazi aperti, nella natura, insieme ai miei amici".

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