La splendida lettera di una mamma
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La splendida lettera di una mamma

Il figlio ha preso 7 in condotta (e questo avrà ricadute future) e lei dice ai prof: «È giusto così, basta con lo scaricare sugli altri le proprie responsabilità».

Anche i numi tutelari, nel loro immenso, a volte sbagliano. Ma il nume tutelare del grillo, quando sbaglia, sa sempre come farsi perdonare. Per esempio: nessuno è abile come lui a spulciare le rubriche delle lettere dei quotidiani, trovando fra i messaggi vere e proprie perle che rappresentano la vita quotidiana degli italiani assai più che i commenti e gli elzeviri dei grandi editorialisti. Questa settimana, per esempio, il nume mi ha segnalato una piccola missiva pubblicata giovedì 13 luglio in fondo a pagina 27 del Corriere della Sera, che sinceramente mi era sfuggita. La ripropongo qui per due motivi: il primo è che, come era sfuggita a me, probabilmente sarà sfuggita anche a voi. Il secondo è che, dopo averla letta, l’apprezzerete tanto quanto l’ho apprezzata io. Ne sono convinto (ditemi poi se ho torto).

La lettera è scritta dalla mamma di uno studente che ha appena frequentato il quarto anno di liceo. Si firma Gilda D. e racconta: «Ormai alla fine dell’anno scolastico, per un’ultima verifica di italiano, mio figlio è stato colto in flagrante con il compito già svolto, con lo stesso testo che la professoressa aveva dato in un’altra sua classe alcuni giorni prima. Il foglio era ben noto ai più della classe ma mio figlio è stato “beccato”’. Lui ha preso una nota disciplinare e nella pagella di fine anno ha avuto sette in condotta, giocandosi la media dell’otto. Tale condotta inevitabilmente peserà anche sul giudizio finale del prossimo e ultimo anno, privandolo di crediti formativi. Ritengo che tale decisione dei docenti del Consiglio di classe dei docenti sia stata indiscutibilmente giusta: nonostante mio figlio abbia sempre avuto un buon rendimento scolastico e sia considerato positivamente dai suoi professori che lo conoscono ormai da diversi anni, era necessario lasciare un segno chiaro. Non farò ricorso alla scuola per il presunto mancato riconoscimento del rendimento scolastico di mio figlio, anzi ringrazio i professori. Penso che bisogna farla finita di trovare al di fuori di noi stessi eventuali colpevoli, e lo dico soprattutto ai genitori. Si finisce, se no, con il giustificare ogni cosa per non prendersi troppe responsabilità».

Vi confesso che mentre leggevo queste parole, ho rischiato di commuovermi fin quasi alle lacrime. Vi rendete conto? C’è una mamma che, davanti al sette in condotta al figlio, davanti a un’unica mancanza grave ma piuttosto diffusa, davanti a un voto che rovina la media annuale e incide perfino sull’esito della maturità del prossimo anno, anziché lagnarsi, insorgere, protestare, anziché fare ricorso alla scuola, al Tar, alla Corte dei diritti dell’uomo, anziché innescare il solito circuito vizioso del vittimismo e del poverinismo, anziché ergersi a paladina del figlio vittima dei soprusi altri, dice solo: «Decisione giusta». Semplicemente e meravigliosamente: decisione giusta. E anziché affrontare i professori a muso duro, anziché insultarli, aggredirli, magari denunciarli per il torto fatto al suo adorato pargoletto, li ringrazia. Semplicemente e meravigliosamente: li ringrazia. Ma perché questa mamma non è finita in prima pagina? Perché è stata nascosta a pagina 27, in fondo in fondo, dove solo l’occhio allenato e scrupoloso del nume poteva trovarla?

Nel Paese in cui ragazzi che sparano in classe all’insegnante vengono promossi con 9 in condotta (si capisce: 9 in condotta perché era solo una pistola ad aria compressa, se la prossima volta sparano proiettili veri prendono 10); nel Paese in cui i genitori del ragazzo che accoltella in classe l’insegnante fanno ricorso perché loro figlio è stato bocciato ed espulso dalla scuola (si capisce: come si fa a bocciare ed espellere dalla scuola uno studente soltanto perché ha accoltellato l’insegnante?); nel Paese in cui se uno scolaro prende 4 chi rischia di essere sgridato è l’insegnante che gliel’ha dato perché le mamme oggi non si arrabbiano con gli asini ma con chi cerca di istruirli; nel Paese in cui se un bimbo della squadra parrocchiale di calcio finisce in panchina l’allenatore rischia guai seri perché i papà oggi non sanno più insegnare il significato della parola impegno e sacrificio; ebbene in un Paese così avere una mamma che parla di «responsabilità» è una rarità preziosa, che va fatta conoscere a più persone possibile.

In attesa dunque che la lettera di quella mamma sia scelta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara come documento fondamentale per la nuova scuola, e magari distribuita a tutti i genitori, di tutti gli istituti di ogni ordine e grado all’inizio dell’anno scolastico, cominciamo per il momento a parlarne qui, perché questa settimana il Grillo parlante non riesce a trovare parole più da Grillo parlante di quelle di mamma Gilda. E ci permettiamo soltanto di aggiungere al figlio, che probabilmente in questo momento sta pensando di essere il più sfortunato d’Italia, che sta sbagliando. Lui è il ragazzo più fortunato d’Italia. Perché magari ha rovinato la media dell’8 e il prossimo anno prenderà qualche punto in meno alla maturità. Ma siamo sicuri che sarà uno studente brillantissimo nell’università della vita. Con una mamma così, è certo che ne uscirà a pieni voti.

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Mario Giordano

(Alessandria, 1966). Ha incominciato a denunciare scandali all'inizio della sua carriera (il primo libro s'intitolava Silenzio, si ruba) e non s'è ancora stancato. Purtroppo neppure gli altri si sono stancati di rubare. Ha diretto Studio Aperto, Il Giornale, l'all news di Mediaset Tgcom24 e ora il Tg4. Sposato, ha quattro figli che sono il miglior allenamento per questo giornale. Infatti ogni sera gli dicono: «Papà, dicci la verità». Provate voi a mentire.

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