Giorgio GAlli
(Ansa)
Giorgio GAlli
Politica

Democrazia in crisi, addio a Galli teorico del bipartitismo imperfetto

È scomparso a Camogli, nel genovese, per un improvviso malore, il politologo Giorgio Galli, uno dei massimi storici italiani della scienza politica. Nel celebre Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia, pubblicato nel 1966 da Il Mulino, aveva auspicato, tra l'altro, la necessità che «la democrazia parlamentare rappresentativa italiana, che funziona tanto mediocremente dovesse necessariamente essere comparata con "le democrazie parlamentari rappresentative che funzionano meglio"».

  • Il politologo Francesco Raniolo: «Il suo Bipartitismo imperfetto è una pietra miliare nella scienza politica contemporanea»
  • Il pedagogista Mario Caligiuri: «Le sue lezioni sui misteri italiani hanno incantato centinaia di studenti»
  • Lo storico Luigi Bruti Liberati: «La sua cultura sterminata andava di pari passo alla sua generosità, immutata nel tempo»
  • Quel bipartitismo imperfetto

Milanese di nascita - avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 10 febbraio - si era laureato in giurisprudenza per poi virare sugli studi politologici che avrebbero accompagnato per trent'anni la sua prestigiosa cattedra di Storia delle dottrine politiche alla facoltà di Lettere e Filosofia di Via Festa del Perdono, storica sede della Statale di Milano. Prima di approdare sotto la Madonnina nel 1970, Giorgio Galli aveva esordito, accademicamente, a Trento chiamato dal sociologo Francesco Alberoni a tenere nell'anno accademico 1968/1969 le lezioni di Storia contemporanea nell'allora effervescente facoltà di Sociologia. Una carriera che ha lasciato sul campo della ricerca scientifica 90 saggi che si irradiano dalla storia contemporanea italiana dal 1945 in avanti, molti dei quali dedicati alla storia politica del nostro Paese, quasi sempre caratterizzati dal forte approccio da scienziato sociale che gli permetteva di entrare nella carne viva delle questioni storico-politiche. Ancor prima di approdare a Trento, Galli era stato direttore della rivista Il Mulino dal 1965 al 1969, mentre nella lunga collaborazione a Panorama, la scienza politica italiana aveva preso la forma dei saggi giornalistici, rendendoli accessibili ad una vasta platea di lettori, ovviamente ben lontani dalle aule universitarie e dai rigorosi consessi accademici. Tra le sue innumerevoli pubblicazioni, spiccano il Manuale di storia delle dottrine politiche (Il saggiatore, 1985), la Storia dei partiti politici europei. Dal 1946 a oggi (Rizzoli, 1990), Affari di Stato (Kaos, 1991), Mezzo secolo di Dc (Kaos, 1993), Storia del Pci. Livorno 1921, Rimini 1991 (Kaos, 1993), Storia delle dottrine politiche (Bruno Mondadori, 1995), Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia (Baldini Castoldi Dalai, 2004), Credere obbedire combattere. Storia, politica e ideologia del fascismo italiano dal 1919 ai giorni nostri (Hobby & Work, 2008), Il pensiero politico occidentale. Storia e prospettive (Baldini Castoldi Dalai, 2010).




«Il suo Bipartitismo imperfetto è una pietra miliare nella scienza politica contemporanea»

raniolo

Il professor Francesco Raniolo.

«Alla fine degli anni Sessanta, Giorgio Galli, anticipando nel suo noto volume dedicato al "bipartitismo imperfetto" i risultati della ricerca da lui diretta per l'Istituto Cattaneo, affermava come "nei limiti della prevedibilità delle scienze sociali, le elezioni italiane avevano ormai, da mezzo secolo, detto tutto quello che potevano dire"». Francesco Raniolo, ordinario di Scienza Politica e direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università della Calabria, ricorda l'intuizione semplice ma al tempo stesso fondamentale dell'illustre politologo, aggiungendo come «tale giudizio lapidario si riferisse agli orientamenti di voto degli italiani, ma si poteva tranquillamente estendere anche alla partecipazione elettorale: e in effetti Galli e i ricercatori del Cattaneo erano stati ancor più categorici affermando che "lo studio dell'astensionismo non presentasse particolare interesse per l'Italia", poiché in un Paese dove la media di partecipazione alle urne fino alle elezioni politiche del 1979 si era fissata attorno al 93%, con punte anche superiori, l'astensionismo non costituiva per niente un problema, né politico né scientifico». Sempre ricordando gli studi di Galli, Raniolo sottolinea come «le ricerche condotte negli anni Cinquanta e Sessanta dalla prima generazione degli studiosi dell'Istituto Cattaneo avevano messo sotto i riflettori gli aspetti organizzativi e il radicamento sociale dei due partiti "mastodontici" dell'Italia repubblicana, Dc e Pci (i partiti-chiesa) e le sue ricerche avrebbero dato un contributo significativo al fine della ricostruzione dell'identikit dei militanti e dell'accertamento del peso degli iscritti nei principali partiti italiani». Proprio il politologo siciliano, in forza all'Università della Calabria, sottolinea anche come Galli abbia contribuito a far conoscere in Italia gli studi del celebre politologo francese Maurice Duverger, autore nel 1951 del fondamentale Les partis politiques, tradotto in Italia nel 1961 per le Edizioni di Comunità: «L'avvento dei partiti di massa, che Galli analizza nel versante meridionale delle Alpi, avviene sull'onda dell'effervescenza collettiva provocata dall'esplodere dei movimenti sociali: e non dimentichiamo che il suo esordio accademico avvenne proprio nel 1967, in quel di Trento, accanto a Francesco Alberoni che di quei movimenti rimane un maestro insuperato della sociologia politica non solo italiana».

«Le sue lezioni sui misteri italiani hanno incantato centinaia di studenti»

Il professor Mario Caligiuri.

«Sono sopraffatto dai ricordi personali e commosso per quanto l'amico Giorgio Galli oggi merita, e devo ammettere che ricordarlo non è facile» esordisce Mario Caligiuri, ordinario di Pedagogia della comunicazione e ideatore del "Master in Intelligence" nell'Università della Calabria, nel quale Galli ha tenuto numerose lectiones magistrales. «Mi sono formato, da adolescente, leggendo i suoi articoli, veri saggi giornalistici di politologia, sulle pagine di Panorama, così come studiando sui suoi libri all'Università, tanto che per la mia tesi di laurea sulla storia della Democrazia cristiana, proprio il suo La storia della DC, pubblicato da Laterza, nel 1978, era stato il testo di riferimento. Fino a quando lo conobbi personalmente nel 2006: insieme a Rosario Priore, Marco Dolcetta, Maurizio Blondet e Paolo Del Debbio, lo invitai qui in Calabria al convegno "La democrazia occulta". Da allora il rapporto intellettuale è stato continuo e per me ha rappresentato un punto di riferimento umano, scientifico e culturale».

Un rapporto personale, il suo, quello con Galli.

«In occasione dei suoi 80 anni, nel 2008, partecipai alla cerimonia organizzata dalla moglie Francesca Pasini a Milano presso la Società Umanitaria, dove venne presentato il libro curato da Paolo Bertella Farnetti e Luca Guzzetti Scritti in onore di Giorgio Galli per i suoi 80 anni, con all'interno il mio saggio Il futuro della democrazia dal "rimosso" e dall' "irrazionale"?. Nel 2018 mi recai a Milano alla Libreria delle Donne per essere presente anche ai suoi 90 anni».

Avevate anche firmato a quattro mani.

«Abbiamo scritto insieme nel 2017 e nel 2020 due volumi per la Rubbettino sulle multinazionali e il secondo lo avevamo dedicato ai nostri cari scomparsi: al suo unico figlio, Stefano, morto a cinquantasei anni nel 2018, e al mio unico fratello, Luigi, scomparso lo scorso maggio a 61 anni. Gli avevo mandato ultimamente un mio testo su Giulio Andreotti e l'intelligence e lui mi diede dei consigli per renderlo più scientifico».

Gli estimatori lo ricordano eternamente curioso.

«Mi stimolava costantemente. L'ultimo suggerimento è solo di qualche giorno fa in cui, conoscendo i miei studi sull'intelligence, mi invitava ad approfondire, per quanto possibile, la controversa dichiarazione di Haim Eshed, ex numero uno del programma di sicurezza spaziale israeliano, che aveva addirittura sostenuto che c'era una base su Marte gestita di comune accordo da Stati Uniti ed extraterrestri».

Era come appariva.

«Era un signore d'altri tempi: nei modi, nelle parole, nel porsi. Dotato di grande delicatezza, non faceva mai pesare le sue sterminate conoscenze ed era pronto a condividere con generosità tutto quello che sapeva. Era spettacolare sentirlo parlare, un continuo bagno di cultura. Mi mancherà per sempre. A cominciare da stasera quando non avrò più modo di dirgli al telefono: "Giorgio ho interpretato bene il tuo pensiero?"».

Soddisfazioni.

«A Giorgio devo la più grande soddisfazione intellettuale della vita. Quando nel 2010 pubblicò Il pensiero politico occidentale. Storia e prospettive (Baldini Castoldi Dalai, 2010), iniziò citando Aristotele e concluse facendo riferimento alle mie tesi sostenute in La formazione delle élite. Una pedagogia per la democrazia, edito da Rubbettino nel 2008. Poco altro da aggiungere…».

«La sua cultura sterminata andava di pari passo alla sua generosità, immutata nel tempo»

Il professor Luigi Bruti LIberati.

Sulla linea dei ricordi personali, conditi da aneddoti vissuti nel percorso accademico, anche Luigi Bruti Liberati, ordinario di Storia contemporanea alla Statale di Milano, e, quindi, collega tra i chiostri di Ca Granda. Ma soprattutto amico di vecchissima data di Giorgio Galli: «Ricordo ancora il primo incontro con Giorgio - permettetemi di chiamarlo con il suo nome - quando arrivò alla Statale di Milano. Fu l'inizio di una lunga frequentazione accademica e personale: le nostre strade non si sarebbero mai separate, visto che avendo intrapreso la carriera universitaria, da assistente di Storia contemporanea, la sua presenza scientifica mi avrebbe accompagnato per sempre».

Accademia ma anche grande amicizia.

«Infatti, perché quegli oltre 20 anni che ci separavano, li percepivamo non solo con il rispetto che si doveva a un maestro già impostosi sullo scenario accademico nazionale, quanto anche con la goliardia tipica di noi giovani laureati. Quasi una volta al mese, in quei primi anni Settanta, io, Ivano Granata, poi docente di Storia dell'Italia contemporanea e Storia dei partiti politici sempre alla Statale, e Gianfranco Chierchini, che avrebbe seguito altre strade, ci incontravamo nelle nostre abitazioni. E, tra una correzione di tesi e la preparazione della lezione, finivamo a tavola, allietati da ottimi vini e cibo invitante. E Giorgio, nonostante avrebbe mantenuto nel tempo una linea invidiabile, non si limitava nelle portate…».

Toccavate con mano la sua sterminata cultura.

«Abile conversatore, capace di passare in un batter d'occhio dalle vicende costituzionali italiane del 1948 alla storia americana dell'Ottocento: ci sbalordiva e sentivamo il peso di una responsabilità, visto che le nostre cattedre avevano come comun denominatore la storia. Strabiliante ancor di più se pensiamo che aveva studiato diritto».

Al contempo gentile e generoso.

«Era sempre disponibile a venire incontro alle esigenze dei suoi colleghi più giovani. Scavando nei ricordi, mi viene in mente quando nel 1999 diedi alle stampe, con Luca Codignola, una Storia del Canada. Gli chiesi di presentarcela. Giorgio si lesse tutte le nostre 800 pagine. In quell'occasione, venne fuori tutto lo charme e l'eleganza che lo contraddistinguevano qui a Milano, nei cui salotti culturali ma anche negli incontri di beneficenza, è stato sempre un ospite ambito».

Un maestro senza carriera accademica…

«Oggi, con la sua scomparsa, mi ritorna in mente un particolare a dir poco spiazzante: studioso vero, ricercatore minuzioso e pubblicista di razza, Giorgio Galli non portò a termine nessuna carriera accademica, nel senso che non percorse l'intero cursus honorum, tanto da andare in pensione da professore associato, ovvero commutando il ruolo da docente incaricato dopo la riforma del 1980. Da non credere, nonostante avesse un curriculum semplicemente incredibile e oggi sia annoverato tra i maestri della politologia contemporanea europea».

I saggi che ricorda come storico?

«Sicuramente i pionieristici Storia del Partito comunista italiano, scritto con Fulvio Bellini nel 1953, La sinistra italiana nel dopoguerra del 1958, La sinistra democristiana. Storia e ideologia, scritto con Paolo Facchi, nel 1962».

Senza dimenticare gli studi sull'esoterismo.

«La rubrica mensile su Astra, in cui si occupava di astrologia e politica, e i due libri con la direttrice della rivista Rudy Stauder: Politica ed esoterismo alle soglie del Duemila (1992) e Noi e le stelle (1994) ci restituiscono un Giorgio Galli esploratore acuto e rigoroso anche di temi di forte impatto sociologico, nel connubio tra storia ed esoterismo».

​Quel bipartitismo imperfetto

Il saggio che lo consegnò nell'Olimpo degli studiosi della storia delle dottrine politiche rimane indubbiamente Il bipartitismo imperfetto. Comunisti e democristiani in Italia (Il Mulino, 1966), in cui descrisse il sistema politico repubblicano come un dualismo tra Dc e Pci, al quale però mancava l'alternanza: «Perché il parlamento italiano legifera poco e legifera male? Perché non si occupa della grande legislazione mentre dedica quasi tutto il suo tempo a sfornare leggine che soddisfano (talvolta solo temporaneamente) ristretti interessi settoriali? Quali rapporti ci sono tra un sistema parlamentare che funziona in questo modo e il sistema politico nel suo complesso (partiti, comportamento elettorale, amministrazioni locali, associazioni para-politiche)? Che cosa, in questo sistema politico, orienta e induce il parlamento a funzionare in quel modo?» si chiedeva Galli oltre mezzo secolo addietro, piegando la forza delle sue ricerche alla ricerca di adeguate risposte. «Queste sono le domande alle quali questo libro si propone di rispondere. E per rispondervi è necessario confrontare la democrazia parlamentare rappresentativa italiana, che funziona tanto mediocremente, con le democrazie parlamentari rappresentative che funzionano meglio». C'era, dunque, nella tensione scientifica di Galli una costante ricerca comparatistica, nel senso che osservando «le condizioni di funzionamento delle democrazie rappresentative efficienti, vediamo che tutte sono caratterizzate da due elementi: una maggioranza parlamentare sufficientemente omogenea e in grado di governare per un periodo di tempo abbastanza lungo (solitamente l'intera legislatura) per tentare di attuare il proprio programma ed i propri indirizzi legislativi; e una minoranza in grado di presentarsi come alternativa a una successiva scadenza elettorale». Il tema della riflessione di Galli - ovvero «perché il meccanismo funzioni quando esistano quelle due condizioni» - sarebbe stato al centro delle sue analisi nei decenni successivi, riuscendo a mettere in luce «una maggioranza non omogenea, divisa al suo interno, dedicata alla composizione dei disaccordi e al raggiungimento di compromessi (sovente precari) ed al varo di provvedimenti legislativi. Questi, a loro volta, per essere adottati tempestivamente e in un quadro organico, richiedono che la maggioranza possa predisporli in modo sistematico e attraverso la fissazione di priorità; e per fare questo occorre che l'esecutivo possa lavorare con tranquillità per un periodo di tempo sufficientemente lungo».

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