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Nei palazzi degli orrori

Nei palazzi degli orrori

L’Hotel Astor a Firenze, dov’è stata rapita la piccola Kata, è solo l’ultimo drammatico esempio. Nel Paese si contano almeno 30mila edifici occupati e, da Torino alla Calabria, sono centinaia i luoghi ormai fuori da ogni controllo. Dove spaccio di droga, dominio della criminalità e violenza sono diventati la nuova legge.


«La domanda che bisognerebbe porsi è perché in più di un anno nessuno ha mai pensato di sgomberare la struttura. Segnali di pericolo c’erano stati, e pure tanti». Siamo a Firenze, in via Maragliano, a poche centinaia di metri dall’ormai noto edificio che fino al 2020 ospitava l’hotel Astor e che dal 2022 è diventato un fortino dove avvengono risse, violenze e traffico di droga, inaccessibile a chiunque, e abitato da circa un centinaio di persone tra vittime (quelli disposti a tutto pur di avere un tetto sotto cui dormire) e carnefici (chi si approfittava della fragilità). «Dispiace tanto per la bimba, ma nessuno qui si è sorpreso visto quello che era accaduto nei giorni scorsi», ci raccontano alcuni abitanti della zona. La bimba è Kata, la peruviana di 5 anni scomparsa dal 10 giugno mentre stava giocando nel cortile dell’ex albergo, dove viveva con la famiglia. «Il 29 maggio qui c’era stato l’inferno: uno squadrone di sudamericani armati di coltelli avevano tentato di occupare le stanze, e a marzo si era verificato lo stesso copione. Il risultato, anche allora, era stato una maxi rissa», racconta un pensionato che vive in un condominio vicino.

Al tempo istituzioni e magistratura lasciarono, loro malgrado, correre. Al di là di interventi sporadici, non si procede mai a un effettivo sgombero (avvenuto solo poche settimane dopo la scomparsa della bimba). Così il fortino dell’ex Astor diventa un luogo a sé. «Comanda il più forte ovviamente» sintetizza una donna con la garanzia dell’anonimato. «Al momento c’erano un gruppo di sudamericani noti per avere il controllo dello spaccio di droga. Le cifre erano esorbitanti, una sorta di strozzinaggio alla luce del sole, che non esimeva dall’obbedire alle regole del boss». Il che può significare nella maggior parte dei casi spacciare o, perlomeno, garantire protezione a chi lo fa. E – ma questo è al vaglio delle indagini, per quanto alcuni ex abitanti ce lo garantiscano – anche prostituirsi.

Il caso Astor però non è isolato. A poche centinaia di metri stesse identiche dinamiche nel palazzo che una volta ospitava l’Inpdap. «Sul tema sicurezza e legalità il mito delle buone amministrazioni del centrosinistra in Toscana si scontra con la realtà dei fatti», commenta il consigliere regionale della Lega Marco Landi. «I dati ci dicono che Firenze, Prato e Livorno, guarda caso quelle governate dal centrosinistra, sono tra le prime 10 province in Italia per tasso di delittuosità. Occupazioni abusive, sacche di illegalità note e tollerate, zone franche in mano a spacciatori e criminali di vario genere, quasi sempre stranieri, di fatto interdette ai cittadini». Alcuni esempi? La zona di San Jacopino alle Cascine per quanto riguarda Firenze, piazze Garibaldi e XX settembre a Livorno, il quartiere del Serraglio a Prato sono tutte aree perdute. «Non c’è da stupirsi, visto che la Toscana è, per esempio, tra le poche regioni a non aver siglato il patto sull’immigrazione», riflette Landi.

Il punto, però, è che le dinamiche, confermano gli investigatori, sono simili a quelle di altre strutture sparse in Italia. Edifici occupati e di fatto divenuti inaccessibili, centri dell’orrore e dell’illegalità che spesso neanche le stesse forze dell’ordine riescono a localizzare. Riuscire ad avere una stima precisa degli immobili occupati è impossibile. Secondo l’ultimo report di Federcasa sarebbero circa 30 mila. Un dato evidentemente sottostimato, considerando anche capannoni e luoghi abbandonati che verosimilmente sfuggono a qualsiasi calcolo. Basti pensare al caso di Desirée Mariottini, la 16enne uccisa dopo essere stata drogata e stuprata da un gruppo di extracomunitari in un vecchio stabile abbandonato a San Lorenzo, centro della movida notturna di Roma. Uno stabile che, nonostante i sigilli dopo quella brutale tragedia, puntualmente torna a essere luogo di spaccio e bivacco.

Che Roma, d’altronde, sia la Capitale anche per quanto riguarda l’occupazione di immobili non è un mistero. Un recente esposto presentato alla Corte dei Conti affinché si indaghi per danno erariale stima che il costo dell’abusivismo per il Campidoglio – tra mancati introiti e spese vive da affrontare – si aggiri intorno ai 72 milioni di euro l’anno, superando i 700 milioni in dieci anni.

Le dinamiche non cambiano però spostandosi di Regione. Uno dei luoghi simbolo di questo degrado è l’Hotel House a Porto Recanati: 17 piani, 480 appartamenti, un solo chilometro dal litorale. Doveva essere un residence per famiglie in vacanza ed è diventato un ghetto verticale. Non c’è settimana in cui non scatti qualche blitz. «Basta aggirarsi nelle stradine tra le varie scale d’ingresso e salire ai piani giusti e trovi anche la coca a 40 euro», ci dice Franca, una delle poche italiane che è rimasta a vivere nella struttura. Già, perché molti degli appartamenti sono di proprietà di italiani (c’è chi ne ha a decine) che li affittano solo ad extracomunitari. Facendo business sull’illegalità. E poi, ovviamente, ci sono gli appartamenti occupati. «Può tranquillamente capitare che da un giorno all’altro, anche se tu non c’entri nulla, vengano a sprangarti la porta e a buttarti fuori», racconta ancora la donna.

E così via, da Nord a Sud. Dai ruderi di Palazzo del Lavoro a Torino, gigante abbandonato da dieci anni e diventato base di traffico di droga, fino a Milano dove spicca, tra tutti, l’ex residence Jolly di via Cavezzali: 208 miniappartamenti dove si concentrano illegalità, Stupefacenti e prostituzione. Un nota a margine: da inizio anno sono già tre gli incendi divampati che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del Fuoco. La situazione non migliora scendendo lungo la Penisola dove spiccano le baraccopoli, come quella di Borgo Mezzanone a Foggia o quella di San Ferdinando a Gioia Tauro. E poi, ancora, ci sono veri e propri quartieri «off limits». Dalle Vele di Scampia fino al Parco Verde di Caivano, luogo divenuto tristemente famoso dopo la morte della piccola Fortuna Loffredo nel 2014, gettata dall’ottavo piano dopo essere stata abusata. Una vicenda che, nonostante un processo e un condannato in via definitiva, cela ancora lati oscuri. Non foss’altro che va inserito in un contesto di illegalità ancora più ampio: un ghetto abitato da reclusi in casa, fisicamente separato dal resto della cittadinanza e tessuto urbano, segnato da stradoni perpendicolari di cui nessuno ricorda più il nome.

Lo stesso «verde» che definisce il Parco non è quello di aiuole o giardini, ma quello sbiadito dei palazzi che si affastellano uno dopo l’altro in fila, con ampi cortili interni dove il narcotraffico è l’attività quotidiana più diffusa e spiccano cunicoli su cunicolo – scoperti solo di recente – che consentono a spacciatori e criminali di scappare in caso di retate. Questa oggi è la più grande piazza di spaccio del Sud Italia, e solo poche settimane fa in un isolato delle case popolari diventate supermarket dei narcotici i carabinieri hanno sequestrato 668 dosi di cocaina e 1.346 di eroina, che avrebbero potuto fruttare circa 200 mila euro.

Un’illegalità diffusa a cui la Camera ha finalmente risposto avviando un iter parlamentare che prevede una nuova fattispecie di reato per l’occupazione abusiva di immobili. «In Italia è complicato, talvolta impossibile, riacquistare la disponibilità di edifici, anche ad uso abitativo, se illegalmente occupati. Questo accade perché ci sono lacune nella legislazione, con conseguenti criticità tecniche e operative. Vogliamo risolverle per ristabilire un principio base del diritto: la proprietà privata è sacra e inviolabile», spiegano i due primi firmatari, i parlamentari della Lega Ingrid Bisa e Gianangelo Bof. Un tassello che, tuttavia, potrebbe non bastare: «Il degrado nelle nostre città non si risolve con una legge. Il nostro provvedimento è un passo all’interno di un piano più ampio, che deve riguardare le istituzioni, a tutti i livelli. I ghetti nelle nostre città si creano spesso in seguito a speculazioni immobiliari o scelte urbanistiche sbagliate, prese molti anni fa». E l’ex hotel Astor non è che l’ultimo esempio di una lunga teoria di orrori architettonici e sociali.

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