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Oggi sposi, maestranze permettendo

Oggi sposi, maestranze permettendo

È boom di matrimoni in Italia. Se ne fanno più di prima della pandemia, e si è anche disposti a pagare cifre molto superiori. Eppure un problema c’è: mancano i lavoratori stagionali, che durante il «fermo» forzato dal Covid hanno scelto altre attività. O preferiscono il reddito di cittadinanza.


Ci si sposa come mai prima. E, come mai prima, ci si imbatte in quel recente fenomeno che è la mancanza di maestranze e di lavoratori non specializzati. Se pensate a spose sull’orlo di una crisi di nervi, eventi che rischiano di saltare all’ultimo minuto ed esaurite wedding planner, sbagliate. Non siamo ancora a questo punto. Almeno per ora. Eppure la situazione preoccupa (e non poco) i professionisti del settore, catapultati per la prima volta in dinamiche inaspettate.

«Dopo alcuni anni complicati, i matrimoni tornano più forti di prima e le aziende si muovono per assecondare i bisogni del cliente in questo 2022 considerato come l’anno della libertà» esordisce Serena Ranieri, presidente di Federmep, associazione nazionale di categoria che rappresenta tutti i professionisti e le aziende del settore matrimoni ed eventi privati. «Ma se da una parte l’agenda è piena, dall’altra ci si rende conto di un problema mai riscontrato prima: la mancanza di lavoratori stagionali, o non specializzati. Il nostro settore nel 2019 vantava 500 mila addetti fissi che raddoppiavano durante la primavera e l’estate. Persone che in due anni si sono reinventate. Perché, non bisogna dimenticarlo, noi siamo stati chiusi per decreto 17 mesi».

C’è così chi come Alessio, 30enne di Rovigo, ha smesso di fare l’assistente di un flower designer per aprire un’attività di grafica tutta sua o chi, come il 28enne Dante, gli ultimi dieci trascorsi da cameriere in un catering, ha usato la pandemia per laurearsi e adesso insegna in una scuola privata. Ma non è tutto. «Un altro innegabile problema» rileva Ranieri «è il reddito di cittadinanza, che vieta ai lavoratori di accettare anche gli impieghi stagionali. In tanti, pur di non perdere un’entrata fissa e sicura, rinunciano a qualsiasi proposta».

È il caso di Carla T., 53enne ricamatrice pugliese dalla lunga esperienza, e di sua figlia Giada, sarta: «Guadagnavo bene, ma il Covid ha annullato tutto. Mi sono riciclata in una maglieria della mia zona mentre mia figlia, nel frattempo rimasta incinta, ha preso il reddito di cittadinanza. Quando ci hanno chiamato in primavera dall’atelier con cui collaboravamo, abbiamo rifiutato. Mia figlia si arrangia con il reddito e con lavoretti a nero, io invece preferisco un guadagno inferiore ma certo. Se arriva un’altra pandemia che cosa faccio?». Una domanda ricorrente fra le maestranze che, pur rimpiangendo i lustrini e i sogni del mondo eventi, spesso non hanno intenzione di tornare indietro. Nel disappunto dei professionisti del settore che anche per il mese di settembre lamentano un aumento esponenziale dei costi per reperire lavoratori.

«Ricostruire quello che la pandemia ha distrutto non è stato facile» riflette Elia Moretti, wedding and event planner con esperienza decennale. «La nostra squadra durante i due anni di fermo si è sfaldata fra chi ha cambiato lavoro e chi ha deciso di trasferirsi. Con la ripartenza abbiamo messo un annuncio su LinkedIn cui hanno risposto tante persone, con esperienze e talenti diversi. Abbiamo così formato un nuovo team. Questo ha provocato un grande dispendio di energie e non poche difficoltà, anche perché l’esperienza è centrale, ma ce l’abbiamo fatta. Nella medesima situazione si sono trovati però tutti i protagonisti del settore, dai vari catering alle società di installazione luminose. Ogni segmento oggi è in affanno».

Nonostante questo, i dati non sono mai stati così confortanti. Quelli appena diffusi da Matrimonio.com – portale di riferimento sul tema – registrano nel 2022 un aumento di cerimonie del 20 per cento rispetto al 2019. Un boom che oltre alle celebrazioni posticipate causa pandemia, mette insieme eventi che raccontano il desiderio di tornare a vivere normalmente. E che si distribuiscono non solo da maggio a ottobre, ma nell’arco di tutto l’anno e di tutti i giorni della settimana. «Ho visto crescere le celebrazioni e anche la qualità dei clienti» prosegue Moretti. «La pandemia ha portato un piccolo terremoto nell’organizzazione e negli invitati. Le persone hanno voglia di festeggiare, e il valore del matrimonio è aumentato in modo esponenziale. Tutto è più grande e sfarzoso». Innegabile è la profusione nella spesa, che registra aumenti dal 20 al 30 per cento. Se prima per i matrimoni italiani si pagavano intorno ai 45 mila euro, adesso ci si attesta sui 55. Per gli stranieri siamo passati a 75 mila da 60.

«Ormai» spiega la toscana Sandra Betti, 11 anni nel settore con la sua agenzia Bianco Rosa Weddings «il peggio è alle spalle. Oggi siamo a livelli molto più alti di prima del Covid-19. In Toscana, una delle mete più gettonate di tutto il nostro Paese, sono tornati gli americani, ma abbiamo anche molti inglesi, danesi, svedesi e norvegesi». Stranieri che magari hanno visitato la regione in vacanza e si sono innamorati di un piccolo borgo, piuttosto che di una villa storica, o scelgono luoghi evocativi in omaggio a lontani legami di sangue. «Quest’anno» precisa Betti «ho fatto circa venti matrimoni, decisamente più del solito, e tutto è stato più complicato. Dagli spazi, che spesso si rivelano prenotati da anni, alla comunicazione con i catering. Tutti gli operatori sono nel vortice».

Naturalmente al vortice corrisponde un aumento dei guadagni e un tutto esaurito nelle prenotazioni. Sempre secondo Matrimonio.com, un’azienda su cinque prevede un aumento del fatturato del 45 per cento e un’azienda su tre ammette di avere parte dell’agenda al completo per il 2023. E c’è chi già accoglie prenotazioni per il 2024 e 2025. Parole chiave restano sempre il costo (fondamentale per il 90 per cento dei clienti), la qualità dei prodotti e dei servizi (74) così come la possibilità di personalizzare l’evento (51). Così fra nuove tendenze (piccoli borghi e attenzione maniacale ai dettagli) e conferme (come la passione per il Centro Italia), anche gli investitori business cominciano a rinunciare a Spagna e Grecia per il nostro Paese.

«All’estero l’Italia è considerata un posto sicuro, credibile e affidabile. Merito del rispetto verso la gestione della pandemia» afferma Ranieri. «Si tratta di un trend che non va perso. Per affrontarlo in modo corretto è fondamentale non creare vuoti. Come? Iniziando a fare in modo tale che le politiche sociali e le associazioni si impegnino per costruire corsi di formazione e opportunità per le maestranze, invogliando i giovani a intraprendere carriere in questo settore spesso sottovalutato». Il rischio? Lasciar appassire un settore che non è mai stato tanto promettente. n© riproduzione riservata

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