Alba Parietti: «No, il virus 
non ci ha reso 
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Alba Parietti: «No, il virus 
non ci ha reso 
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Alba Parietti: «No, il virus non ci ha reso migliori»

La soubrette è stata colpita dal Covid-19: «Ho dato fastidio perché ne ho parlato da persona informata». Ora rende merito a Luca Zaia per come ha gestito l'emergenza. Ma assolve anche il governo: «Questa è una situazione inedita, non si può dargli addosso»
​Tiziano Ferro
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Tiziano Ferro: «Anche i miti da palcoscenico possono essere fragili»

Tiziano Ferro racconta a Panorama il suo lato più intimo in modo ironico e consapevole («Mi faccio schifo ogni giorno») e lo fa parafrasando il nuovo disco «Il mondo è nostro» realizzato con amici di sempre come Sting, Roberto Vecchioni, Jovanotti.

«Se Freddie Mercury fosse stato tra noi in questo tempo non sarebbe la leggenda che è, perché la gente sarebbe inevitabilmente entrata in contatto con il lato ordinario e “umano” della sua vita quotidiana. Il mito esiste se è irraggiungibile e intoccabile. I social network hanno invece trasformato le star in persone “normali” che girano il sugo in cucina. Credo che un paio di passi indietro farebbero bene a tutti» racconta a Panorama Tiziano Ferro via Zoom, svelando la genesi del suo nuovo brano I miti, tra swing, sarcasmo e una dose di autoironia che è merce rara tra i famosi: «È una canzone in cui mi prendo per il culo da solo» racconta divertito. «Parla anche di me che mentre “mi faccio schifo ogni giorno” (ride di gusto, ndr) incontro persone che mi dicono estasiate ti voglio bene, sei bellissimo... E io penso: “Ma che cosa dici?”. Ecco, queste sensazioni le ho fatte diventare una conversazione in musica con un vero mito, Roberto Vecchioni, che essendo tale ha colto subito lo humour del pezzo. Volevo parlare di quanto tutti siamo sovraesposti sui social, ma senza essere pesante, così ho scelto di farlo con un sorriso, senza lo “spiegone”. Ho cercato di scherzare sull’umanità dei miti, che sul palco sono giganti irraggiungibili, ma poi davanti allo specchio sono solo esseri umani pieni di fragilità» sottolinea a pochi giorni dall’uscita di Il mondo è nostro, il disco che farà ascoltare dal vivo in tutta Italia nel 2023 e in tre serate già sold out a San Siro (15, 17 e 18 giugno).

Vent’anni di carriera e 42 all’anagrafe sono una sorta di terra di mezzo per un artista di successo che non è più un esordiente e nemmeno un grande vecchio: «La chiave per capire questa fase della vita me l’ha data Lorenzo Jovanotti mentre incidevamo insieme Balla per me. “Io questa canzone con te l’avrei registrata senza nemmeno ascoltarla, perché ormai tu sei un classico, stai giocando in un altro campionato”. Mi ha inchiodato al muro e al tempo stesso mi ha illuminato. Perché erano vere e perché le ha dette lui che è sempre stato un punto di riferimento: alle elementari andavo a scuola con l’astuccio, lo zaino e il diario di Jovanotti. E a carnevale mi travestivo da lui con tanto di chiodo rosso…» rivela. «Quando il cantante Ultimo, che oggi riempie gli stadi, mi dice che ha imparato a memoria i miei album, mi commuovo e accendo ogni giorno un cero in chiesa. Sono le stesse parole che anni fa ho rivolto a Lorenzo e a Francesco De Gregori… Mi fa molto piacere che i giovani cantanti mi chiamino per chiedermi consigli, sono diventato lo zio di tutti, ma non per questo mi sento vecchio».

A chiudere Il mondo è nostro, For Her Love - Sempre amata, un brano scritto da Sting. «Per me, è stato stupefacente sapere che lui mi conoscesse come artista. Ha subito accettato l’invito a una collaborazione: gli avevo proposto qualche mio pezzo, ma lui ci teneva che cantassimo insieme un suo brano, pur sapendo che sarebbe andato nel mio disco. Sia chiaro: è Sting con me non io con Sting, lui non può essere quello che fa un featuring... Rispettiamo i ruoli. Abbiamo lavorato a distanza, ed è stato tutto molto semplice, come sempre avviene con i grandi».

Non cantava da tempo immemorabile Ambra Angiolini, ma per Tiziano ha fatto un’eccezione: «È stata la Britney Spears della mia generazione, seguita da folle oceaniche. Naturalmente anch’io guardavo Non è la Rai al ritorno da scuola e mi piacevano molto le sue canzoni. Così come a lei piacevano le mie. Ci conosciamo dal 2001: per anni la vita ci ha allontanato, ma non ci siamo mai persi del tutto di vista. L’idea di questo brano è nata in un periodo ombroso per Ambra in cui i media si occupavano molto della sua vita privata. “Guarda che per distrarti ti faccio cantare” le ho detto. “Non lo faccio da trent’anni, ma per te sono disposta a fare un’eccezione. Basta che trovi il pezzo giusto” ha risposto. Così, prima che cambiasse idea, ho scritto al volo una canzone. In studio era emozionatissima, quasi tremava: ha mostrato senza timore il suo lato fragile, un atteggiamento che non va molto di moda tra i personaggi dello spettacolo», punge.

In un disco molto sfaccettato come Il mondo è nostro c’è anche la famiglia (è sposato con Victor e ha due figli, Margherita e Andres, che hanno poco più e poco meno di un anno), un ambito sempre tenuto al riparo da sguardi indiscreti, come chiarito con un post al momento del loro arrivo: «Saranno solo e soltanto loro a decidere quando e soprattutto se condividere il racconto della loro vita, è giusto che lo conoscano prima del resto del mondo. È un diritto insindacabile». Forse, come tutti i cantautori, anche lui non avrebbe voluto abbandonarsi al cliché dell’artista che diventa padre e inizia a comporre brani dedicati ai figli, ma come quasi sempre accade, le cose sono andate diversamente...

«La prima festa del papà» dice «è in realtà “colpa” di mio padre che il 19 marzo mi ha mandato un messaggio di auguri emotivamente atomico che in sintesi diceva: “La storia prosegue, il testimone è tuo”. In realtà questa non è una canzone per i figli, ma un pezzo che parla di opportunità, di miracoli, di risveglio da un torpore, di gratitudine verso la vita. Prima di quel messaggio, dirompente e potentissimo, una vera epifania, anche se avevo i bambini di fianco a me, pensavo ancora con la testa di chi non avrebbe mai potuto essere padre. Come quelli che hanno preso molto peso e continuano a camminare da “grassi”. Per trent’anni ho vissuto senza nemmeno concedermi il sogno, mi ero ormai abituato a non pensare alla paternità. Per questo il messaggio di mio padre è stato un risveglio: “Anche se ancora non te ne sei reso conto, benvenuto nel club”».

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Liberi di trasgredire

Il pittore Mattia Moreni, la fotografa Nam Goldin, il performer Orlan, il genio del teatro Carmelo Bene. E come figura di riferimento, Pier Paolo Pasolini. Al Mart di Rovereto si raccontano gli «eretici» contemporanei. Che nel rifiuto del potere e del pensiero dominante hanno fatto coincidere arte e vita.
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