La misura per sostenere il turismo italiano piegato dalla pandemia e per dare un aiuto alle famiglie in difficoltà si è rilevato un flop: dei due miliardi e 600 milioni di euro stanziati dal «Conte II», sono stati richiesti appena 830 milioni…
Capire prima se l’Isee, l’indicatore della propria situazione economica, è abbastanza basso per fare la richiesta, incastrare poi quello degli altri componenti della famiglia e dunque avviare la ricerca delle strutture dove andare in vacanza. E alla fine? Constatare, molto spesso, che gli hotel hanno preferito declinare per scarso vantaggio. Più che un bonus vacanze, insomma, sembra una corsa a ostacoli.
Di cosa parliamo? In pratica di una misura pensata dal Conte II per dare ossigeno al turismo italiano dopo le chiusure imposte dalla pandemia. Le famiglie avrebbero potuto ottenere un voucher, da un minimo di 150 euro fino a un massimo di 500, attraverso la mitica applicazione «Io» da spendere nelle strutture aderenti all’iniziativa. Un mezzo per immettere un po’ di soldi nelle casse delle aziende turistiche stremate dalla crisi.
E difatti, appena 12 mesi fa, Dario Franceschini gongolava per il lancio della sua creatura, che avrebbe dovuto far sorridere albergatori e viaggiatori. «Superato il milione di bonus vacanze erogati e continuano ad aumentare le strutture ricettive che aderiscono a questa importante iniziativa che supporta il turismo e la spesa delle famiglie a reddito medio basso» affermava l’allora ministro dei Beni culturali e del Turismo del governo Conte bis. Le parole erano di grande elogio per «i numeri in crescita».
Ma un anno dopo la norma è praticamente bloccata, i numeri sono inchiodati a cifre insoddisfacenti, meno di un terzo dello stanziamento, nonostante la conferma e la proroga data dall’esecutivo guidato da Mario Draghi. Adesso il ministro del Turismo è Massimo Garavaglia. «Non possiamo permetterci di avere risorse non spese, dopo averle stanziate» ha scandito l’esponente della Lega, qualche settimana addietro. Ma l’impegno non basta: le cose non vanno granché meglio.
Fatti i conti, il bilancio è palesemente deficitario: il bonus vacanze è lontano dal raggiungimento degli obiettivi prefissati e negli ultimi mesi la crescita è stata di poche migliaia di voucher utilizzati. Un flop certificato dalle statistiche e ribadito dagli operatori del settore. A oggi, stando alla «dashboard» del sito ufficiale, il movimento economico del bonus è di 830 milioni di euro: circa il 32 per cento rispetto ai 2 miliardi e 600 milioni di euro stanziati complessivamente tra un decreto e l’altro.
Altri numeri aiutano a chiarire la questione: sono stati generati un milione e 885 mila bonus. Già pochi di per sé. Ma in concreto solo un milione e 60 mila cittadini hanno speso i voucher. Altri 800 mila lo tengono nel cassetto per ragioni varie, spesso per mancanza di adesioni delle strutture ricettive. E così, quatto quatto, il sussidio è sparito dai radar del dibattito pubblico, e c’è poca voglia di parlarne.
Dal ministero del Turismo, in via informale, spiegano: «Il provvedimento è stato probabilmente sovrafinanziato, perché non ha tenuto conto dell’effettivo potenziale impiego dei fondi». Un errore a monte, quindi. A cui si aggiunge un altro aspetto non secondario: il bonus non soddisfa chi opera nel turismo.
«I soldi non sono arrivati né nel 2020 né nel 2021. Nei fatti la norma non ha prodotto nessuno degli effetti sperati» dice a Panorama Vittorio Messina, presidente di Assoturimo. «I problemi all’inizio erano legati alle solite pastoie burocratiche. Fatto sta che la liquidità non è arrivata nelle casse delle aziende del settore». E adesso cosa si fa? «È inutile prolungarlo con questa modalità» riflette Messina. «L’importante è che i fondi siano destinati ancora alla filiera del turismo».
Non va meglio neanche sul fronte dei cittadini potenziali fruitori. Una storia, raccolta nei forum tematici, è significativa. «Se io non incasso da mesi e non guadagnerò per chissà quanto tempo ancora, cosa volete che me ne faccia di queste poche centinaia di euro per una vacanza? In una famiglia media di quattro persone come la mia per non fare i “barboni” mi toccherebbe pagare almeno una media di 140-200 euro al giorno per due doppie, tenendo conto di un’eventuale colazione compresa, almeno 150-200 euro al giorno fra pranzi e cene e spuntini vari, bevande comprese (almeno). Quindi, non mi basterebbero nemmeno per due giorni di vacanza come si deve».
Tutto prevedibile, insomma. «Era un fallimento annunciato» dice Riccardo Zucconi, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Attività produttive, commercio e turismo alla Camera. «Gli imprenditori del settore non sanno se domani riusciranno ad andare avanti, come possono essere attratti dal credito di imposta?» si domanda il parlamentare di FdI, che rilancia una proposta: «I fondi avanzati siano destinati ad aiuti diretti, ma soprattutto devono essere impiegati senza improvvisazione, valutando giorno dopo giorno. È necessario avere uno sguardo lungo da qui ai prossimi mesi». Governo permettendo.
