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Viaggi

Airbnb punta sullo smart working. Lavorare in casa d’altri è più facile

La piattaforma lancia una serie di servizi che semplificano la prenotazione di spazi dove vivere da nomadi digitali. Incluso uno strumento che misura l'affidabilità del Wi-Fi dell'alloggio prescelto

Tra i (rari) meriti della pandemia, c'è l'avere sdoganato il lavoro da remoto. Ci sentiamo tutti un po' nomadi digitali e comunque, senza arrivare a tanto, rimanere operativi da un'altra città o nazione non è più vista come un'eresia e nemmeno come un atto di coraggio. Ma un albergo, a meno di percepire stipendi siderali e potersi permettere la suite presidenziale, non suona come la soluzione ottimale. Digitare incastrati tra una scrivania e un letto, magari tra gli avanzi del servizio in camera, seduce quanto un viaggio in un vagone affollato; connettersi a una videochiamata con lo sfondo del bagno, non dà proprio quell'idea di avventura e libertà. Inoltre, con il Covid ancora in agguato, non è così attraente spendere ore dentro un bar, per giunta con l'obbligo di indossare la mascherina. Per non parlare degli spazi di coworking, di norma a pagamento: tanto vale rinnegare i propri propositi e rifugiarsi in ufficio. Gratis.

La casa, ecco, sembra il piano principe per uno smart working efficiente. Quella altrui, un'alternativa regale, sovrana, se una volta terminati documenti e presentazioni ci si ritaglia il tempo di passeggiare in una città sconosciuta, di correre davanti al mare o di perdersi nel bianco di una montagna.

Airbnb, il collettore principale di dimore, appartamenti, chalet e ampi dintorni da prendere in affitto, ha deciso di virare con decisione in questa direzione, di puntare con forza su chi delocalizza la sua scrivania per poco o per molto. Di recente ha aggiornato la sua proposta con un lungo elenco di novità che mettono la flessibilità al primo posto, accanto a strumenti per rendere il lavoro da remoto più efficiente. Dovunque si decida di svolgerlo.

Il primo elemento è l'orizzonte, la prospettiva. Lo confermano i numeri: nell'ultimo anno, oltre 100 mila viaggiatori hanno soggiornato ininterrottamente su Airbnb per almeno tre mesi e il 20 per cento delle notti prenotate da luglio a settembre 2021 è stato per affitti di un mese o più. In risposta a questa tendenza, Airbnb ha introdotto filtri che consentono di cercare alloggi da sei fino a dodici mesi prima del viaggio. Così c'è modo di pianificare con largo anticipo, organizzarsi con i colleghi, sentirsi già meglio immaginandosi da tutt'altra parte. Non sotto questo cielo uggioso e umidiccio che piange di continuo.

schermata-airbnb Una schermata della app di Airbnb con il riepilogo di una prenotazione

Già, ma se arrivati a destinazione la connessione è pessima e, se si è fuori dall'Unione Europea, i dati mobili si pagano a peso d'oro? Niente panico: ecco il «WiFi verificato», coccola salvifica che certifica la robustezza della connettività e dunque la possibilità di spendere i propri pomeriggi su Zoom senza fastidi, interruzioni o apparire congelati come una mummia egizia. O di poter mandare al capo impaziente tonnellate di file pesanti, senza che esiga gliele si porti di persona dentro una chiavetta Usb. A meno di possedere un jet privato, l'ipotesi è altamente improbabile. Airbnb conferma: fa sapere che il filtro «WiFi» è stato inserito 288 milioni di volte dagli utenti impegnati nella ricerca di un alloggio. È un requisito essenziale, più della presenza della carta igienica.

Sì, dunque, viaggiare. Però, c'è un altro inghippo: non si è proprio ferratissimi con la lingua locale, l'inglese è poco sopra la soglia di sopravvivenza. Airbnb ha pensato anche a questo con «Translation Engine», un sistema per rendere tutti poliglotti con la complicità della solita, sapientona intelligenza artificiale. Ospite e padrone di casa si esprimono nell'idioma a loro più congeniale, la macchina traduce il dialogo affinché ognuno possa farsi capire al meglio. Noi abbiamo modo di esprimere le nostre richieste, chi ci aprirà le porte di casa sua potrà dirci le regole fondamentali dell'abitazione. Come la presenza di vicini molesti che potrebbero non vedere di buon occhio, o meglio di buon orecchio, quell'insano urgente proposito d'imparare a suonare la batteria in trasferta.

Si scherza. Comportarsi bene nell'abitazione altrui deve essere la norma, comunque qualora qualcosa di tremendo vada storto, niente panico. Gli host, i proprietari, sono protetti dall'assicurazione AirCover, con coperture fino a 1 milione di dollari per danni diretti e indiretti, per esempio quelli causati dagli animali domestici. Se non prendiamo un palazzo intero in affitto e non decidiamo di condividerlo con un elefante di taglia extra large che spacchi tutto a colpi di proboscide, potremo dormire sonni tranquilli.

brian-chesky Brian Chesky, Ceo e co-fondatore di Airbnb

Interessante pure lo strumento «Accessibilità in viaggio», pensato per smart worker diversamente abili: «Ogni mese su Airbnb» spiegano dalla piattaforma «vengono effettuate oltre 150 mila ricerche di alloggi accessibili. Per assicurare la migliore esperienza di viaggio possibile, abbiamo creato un sistema di verifica in grado di controllare al 100 per cento la veridicità dei filtri di accessibilità per ciascun alloggio. Ad oggi, il team dedicato a questa funzione ha revisionato oltre 100 mila filtri in 25 mila case in tutto il mondo». Di nuovo, il senso è minimizzare le brutte sorprese una volta giunti a destinazione.

Vivere e lavorare in casa d'altri non è un fenomeno in crisi, anzi: «Gli host con un solo annuncio che hanno accolto i loro primi ospiti nel corso della pandemia hanno guadagnato oltre 1 miliardo di dollari» è il dato diffuso da Airbnb. «Per la prima volta in assoluto, milioni di persone possono viaggiare sempre, in ogni luogo, per tutto il tempo che desiderano. Possono persino vivere ovunque su Airbnb» ha spiegato Brian Chesky, il Ceo e co-fondatore del servizio, definendo queste innovazioni «la rivoluzione dei viaggi».

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