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Tecnologia

Pc, cosa hanno comprato gli italiani durante la pandemia

La domanda in crescita dei Chromebook e il boom dei computer per il gaming, con una spesa superiore alla media europea. L'analisi di Diego Cavallari, country manager di Acer Italia

Lo schermo è appoggiato a una cerniera che gli consente di ruotare in numerose direzioni, di allungarsi, ribaltarsi, restare sospeso a mezz'aria, persino appiattirsi sulla tastiera, diventando a tutti gli effetti un tablet di taglia large. Il computer è potente, silenzioso, ha un'autonomia della batteria che raggiunge le 18 ore, uno schermo da 15,6 pollici per lavorare dappertutto, in pieno comfort. Il ConceptD 3 Ezel di Acer, pensato soprattutto per i creativi, è una delle tante direzioni che i pc stanno prendendo in un'era di fermento in cui devono conformarsi allo smart working, all'intrattenimento ubiquo, alla necessità di aderire a un gusto estetico sempre più attento al dettaglio. «Il computer sta vivendo un momento molto positivo, quasi uno stato di grazia in cui convivono un incremento della domanda e il desiderio, la capacità, di sperimentare» spiega a Panorama.it Diego Cavallari, country manager di Acer Italia. Che conferma: «La richiesta è esponenziale. In alcuni segmenti abbiamo guadagnato market share, altri sono stabili, comunque il mercato è vivissimo».

In un quadro del genere, qual è la sfida principale?

Contenere i costi il più possibile. I prezzi dei pannelli sono aumentati del 50 per cento, non è per niente facile reperire memorie e batterie. La filiera vive una fase complicata. Noi rispondiamo ottimizzando la produzione e le operazioni per tenere tutto sotto controllo e fornire un'offerta adeguata.

Il segmento che va di più?

Per quel che ci riguarda, senz'altro il gaming. Nel corso del primo trimestre siamo stati leader per alcune settimane nella fascia sopra i mille euro, con un market share del 18 per cento. È un riflesso di tutto il mercato nazionale: in Italia l'intervallo di prezzo dai 1.000 ai 1.500 euro pesa per il 66 per cento sul totale, nel resto d'Europa si ferma al 41 per cento.

Come spiega questa predisposizione del consumatore del Bel Paese a spendere di più per prodotti del genere?

Le ragioni sono varie. L'utente non si accontenta della console, vuole un'esperienza diversa, chiaro che propenda per un oggetto più potente, dunque più costoso. Inoltre, lo vede come un investimento di lungo periodo. Fa uno sforzo superiore oggi, per tenerlo più a lungo domani. Ed è ben consapevole che non sta comprando un dispositivo solo per giocare: ci può lavorare, guardare contenuti multimediali, gestire complesse elaborazioni di dati. Il pc per il gaming è molto versatile e pure estremamente curato, persino coraggioso sul piano del design.

È così decisivo il look di un pc?

Lo è. Direi che orienta la scelta per almeno un 50 per cento. È comunque un oggetto che porti con te, che in qualche modo ti rappresenta. Il design va per step, può essere più conservativo o estremo, ma mai del tutto assente o trascurato. Performante e brutto, nei computer, è un binomio che non funziona.

Cosa piace invece a chi vuole risparmiare, a chi non ha un budget importante a disposizione o cerca semplicemente un prodotto funzionale e low cost?

Dopo il gaming, i Chromebook sono i modelli più gettonati. Sono compatti, tradizionali nelle forme ma comunque, in alcuni casi, con finiture di pregio come l'alluminio. E sono semplicissimi da usare: basta l'username e la password di Gmail per ritrovarsi un ambiente che ricorda quello di un telefonino. C'è tutto quello che occorre per studiare e lavorare, senza impazzire dietro configurazioni complicate. È un prodotto magico, che sta crescendo tanto, soprattutto nell'universo Education.

Un mondo che Acer presidia da tempo.

Per noi è cruciale. Crediamo certamente nel valore dell'accesso a un'educazione tecnologica che deve partire dalla scuola. In parallelo, siamo consapevoli che i giovani di oggi sono i consumatori di domani. Dunque, se si trovano bene con un produttore, lo sceglieranno anche in futuro.

Diego Cavallari, country manager di Acer Italia

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Che sviluppi immagina per il comparto del pc?

Lo smart working non è destinato a scomparire e, in questi mesi, anche i computer desktop hanno conosciuto una seconda giovinezza. Però, penso che lo schema predominante sarà un altro: un notebook leggero, con uno schermo fino a 15 pollici, da portare con sé quando serve e da collegare a un monitor esterno, più grande, quanto si deve lavorare dalla scrivania domestica. Il punto è che le persone hanno imparato ad apprezzare la comodità. E non vogliono privarsene.

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