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Tecnologia

I nuovi paesi che cresceranno con la rivoluzione energetica

Il processo in corso di transizione energetica viene accelerato dall’impellente necessità di trovare alternative al petrolio e i Paesi che custodiscono i maggiori giacimenti delle nuove materie prime verdi saranno le superpotenze del futuro

La guerra in Ucraina, in maniera sempre più lampante, sta mostrando quanto sia pericoloso rimanere ancorati a un’unica fonte di approvigionamento energetico sia da un punto di vista geografico sia per quanto riguarda la fonte stessa. Lo stop a gas e petrolio russi stanno, infatti, rischiando di mettere in ginocchio il pianeta evidenziando quanto dalla cucina di casa all’industria mondiale si dipenda dai combustibili fossili.

Secondo diversi osservatori internazionali, però, la sliding door della guerra ucriana potrebbe rappresentare la spinta che mancava per sdoganarsi definitivamente dai combustibili fossili verso fonti di energia sostenibile che il ritmo di crescita dei cambiamenti climatici sta rendendo sempre più impellente.

Corsa contro il tempo per le rinnovabili

Un recente rapporto dell’Ipcc, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, afferma che la finestra temporale per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Onu sta svanendo.

Mantendendo chiari gli obiettivi dell’accordo di Parigi e dell’agenda 2030 si è stabilito che e emissioni devono raggiungere il picco entro il 2025. Altrimenti, tenere la crescita del riscaldamento globale sotto il limite di due gradi diventa impossibile.

Cambiamento climatico e guerra quindi sono destinati a modificare gli equilibri economici e di potere rispetto alle fonti che alimentano l’energia pulita. Basta a materie prime quali petrolio e gas e via libera alla caccia di “nuovi” tesori green che si chiamano cobalto, nichel, rame, argento, alluminio, litio e naturalmente le terre rare alla base di tutta la produzione tecnologica.

Il carburante verde dell’energia pulita

Per essere un pianeta green e zero emissioni, infatti, bisogna cambiare il “carburante” che alimenta le fonti d’energia ovvero pannelli solari, pale eoliche, batterie per auto elettriche, etc. e questo cambiamento determinerà delle profonde modifiche nell’asset del potere mondiale come ricorda, tra gli altri l’Economist.

La caccia ai grandi giacimenti minerari fondamentali per realizzare gli impianti energerici green è infatti già iniziata visto che, come per gas e petrolio, la distribuzione geografica dei nuovi “oro nero” non è omogenea. E così se i Petro-stati (Usa, Russia e Arabia Saudita) tutti insieme non raggiungono il 10% dei giacimenti minerari nelle nuove materie prime green ci sono paesi che fino a oggi sono stati alla periferia dell’economia e del potere mondiale che potrebbero diventare nel giro di 20 anni i nuovi Emirati Arabi.

Le nuove superpotenze delle materie prime green

Ancora secondo l’Economist le nuove “superpotenze delle materie prime green” potrebbero intascare oltre 1.200 miliardi di dollari l’anno entro il 2040.

L’Indonesia, ad esempio, siede su una montagna di Nichel. In Cile - nel deserto di Atacama – si trova il 45% delle riserve mondiali di litio e il 25% dei depositi di rame e in Perù è custodito un quarto delle riserve globali di argento e rame. Nelle Filippine si produce circa il 15% del nichel, mentre il Messico ha più del 20% della riserva mondiale di argento. Da tenere d’occhio anche il Congo, con il 46% delle riserve e il 70% della produzione mondiale di cobalto.

Si tratta di paesi per lo più poveri e dalla democrazia fragile che potrebbero essere travolti dalla valanga di denaro che li sta per investire con rischi di soggezione autoritaria o dittatoriale. Gestire un boom economico infatti è tutt’altro che semplice e la congestione di potere politico ed economico nelle mani di pochi potrebbe essere un boomerang per la popolazione schiacciata dal peso della necessità di rispondere alle pressioni dei potenti.

La dittatura cinese e il caso Australia

Oltre a questi paesi poveri o in via di sviluppo resta lì sempre in prima linea, il colosso cinese che ha molto rame e quantità notevoli di alluminio e litio. La Cina, inoltre produce anche metà dell’offerta di terre rare, con oltr il 60% delle disponibilità globali annue di grafite (che serve per le batterie) e di vanadio (un superconduttore). Inoltre Pechino già oggi vanta una posizione dominante nella lavorazione e raffinazione di tali materiali.

C’è poi il caso della fortunatissima Australia, democrazia consolidata e sede di tutte le materie prime verdi richieste dall’industria delle rinnovabili per sdoganarsi dai combustibili fossili. Secondo gli osservatori l’Australia in breve raggiungerà un’autorevolezza politica ed economica talmente alta da poter tenere in mano, sola, il destino del pianeta più di Russia e Usa messi insieme. Giacimenti sterminati di minerali, tutto il set completo di terre rare, democrazia consolidata e pacifica, altissimo livello di soddisfazione della popolazione, luoghi d’incanto e capacità di proteggere confini e priorità interne come nessun altro sul pianeta.

Si tratta di un curriculum continentale da sogno in vista della svolta green che la Terra auspica e che si fa sempre più imminente.

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