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Tecnologia

Vi racconto il futuro di Huawei

La sfida di andare oltre gli smartphone e costruire un ecosistema di prodotti e soluzioni, gli spiragli lasciati aperti a Google, la fiducia nel nuovo sistema operativo fatto in casa. Intervista esclusiva a Stephen Duan, numero uno della divisione consumer in Italia

Huawei cerca spiragli di riaperture e intanto spalanca inedite traiettorie di sviluppo. Va oltre gli smartphone, non entra in competizione con i servizi di Google. Quelli che, assieme alla sua capacità d'innovare, hanno reso l'aziende di smartphone la più in vista al mondo. E che invece, dopo il ban imposto dagli Stati Uniti, l'hanno costretta all'ombra, alle retrovie, almeno nel settore della telefonia.

Insomma, in sintesi, la casa cinese non resta immobile, anzi avanza. E parecchio: ha creato il suo sistema operativo, lo reputa una terza voce credibile alternativa al duopolio iOS-Android, lo sta inserendo in smartphone e tablet. Sarà il cervello e il cuore di un intero, vasto ecosistema che include prodotti per la produttività - assieme agli eccellenti computer con a bordo Windows - l'intrattenimento, la salute. Perché va bene l'enfasi sui cellulari, ma c'è molto di più. Non in termini di retorica, ma di fette concrete di mercato già presidiate e da conquistare.

Sono questi i punti principali che emergono dalla lunga chiacchierata esclusiva di Panorama.it con Stephen Duan, general manager consumer business group di Huawei Italy. Per dirla anche qui brevemente, il capo tricolore dell'azienda, quello vero, che in genere resta nelle retrovie, in silenzio. E stavolta ci mette la faccia, la voce, il pensiero. Un altro modo per affermare che niente è come prima.

Duan, lei è un veterano di questa società. Lavora in azienda da 15 anni, ha collezionato incarichi in Europa e America Latina, dal 2018 è in Italia. Come sta oggi Huawei? I maliziosi direbbero che non è proprio al massimo della forma.

Continuiamo a tenere viva la filosofia del grande capo, il fondatore Ren Zhengfei, che ci ha insegnato a non smettere mai di combattere e a esporsi alle critiche, mettendo in discussione innanzitutto sé stessi. Ciò, naturalmente, non è un intendimento vago, ha una ricaduta pratica: spendiamo il 10 per cento delle nostre entrate nette in ricerca e sviluppo, in Europa abbiamo 50 centri ad hoc dediti allo scopo, tre sono in Italia. Si occupano di 5G, guardano già al 6G, alle frontiere degli algoritmi, a tutto ciò che ci consentirà di servire al meglio i consumatori, che poi è la nostra priorità.

Come intendete riuscirci, viste le difficoltà in corso?

Abbiamo già dimostrato di poter partire da zero e riuscire a raggiungere risultati di primo piano, lasciando indietro tutti gli altri. Lato smartphone, è vero, abbiamo bisogno di tempo per poter risolvere la situazione per un ritorno in grande stile, ma mentre scalavamo il mercato fino a raggiungere la vetta, abbiamo diversificato la strategia, presidiando aree differenti. Dalla casa all'ufficio intelligente, dallo sport all'audio. E come nei telefonini eravamo ai massimi livelli dell'industria per le prestazioni nella fotocamera, lo stesso facciamo altrove: uniamo il miglior livello della tecnologia alla cura estrema del design.

Cosa può dirci del vostro sistema operativo fatto in casa? Desta parecchio curiosità. E ragionevoli dubbi sulla capacità di fare breccia nel grande pubblico.

In realtà, il salto di livello l'ha già fatto. Lo dicono i numeri. In un mese, HarmonyOS 2 ha superato i 30 milioni di installazioni su dispositivi intelligenti. Penso sia un miracolo della storia della tecnologia. È un territorio in espansione, che continua a crescere e intanto fa vedere il suo potenziale: per esempio, rende di nuovo veloce e funzionale un vecchio dispositivo nel quale viene installato. Noi non lo percepiamo come una chiusura agli altri, piuttosto come un'opportunità di dialogo. Non sbarriamo mai le porte, la tecnologia non funziona sollevando barriere. Voglio credere che un giorno si sistemerà tutto.

Sta lanciando segnali di pace all'indirizzo degli Stati Uniti?

Siamo aperti a far ripartire qualsiasi tipo di collaborazione, come siamo consapevoli che la tecnologia non sia un monologo, una variazione sul tema degli smartphone. Ci sono gli schermi pieghevoli, gli smartwatch, l'innovazione che transita in vari territori, governati da diversi protocolli e sistemi alternativi. Tutti devono essere semplici, all'altezza dei bisogni dei meno esperti. Ecco, Harmony non è stato pensato in modo specifico per i telefoni, ma con in testa un progetto più grande, quello di far parlare le cose tra di loro, in maniera intuitiva, funzionale, efficace.

Può farci qualche esempio?

Smetterla di mandarsi le mail per trasferire un file dal tablet o dal computer e viceversa. Avere a disposizione un meccanismo che li sposta da un dispositivo all'altro con un tocco, avvicinandoli, facendo risparmiare tempo. È questo lo smart office, non solo una formula accattivante. Oppure lanciare un sistema che riconosca i tuoi movimenti durante l'allenamento e ti dica se li stai facendo correttamente, mentre tiene d'occhio il battito cardiaco. Un po' come avere accanto un personal trainer invisibile. Guardando più avanti, stiamo lavorando a braccetto con i costruttori di automobili e sul fronte dell'audio. Ci sono tanti scenari aperti.

prodotti-huawei Alcuni prodotti Huawei di ultima generazione

Dunque, tentando di fare una previsione, come vede Huawei tra cinque anni?

Voglio essere molto aperto e sincero nel rispondere. Dopo il ban dei servizi Google, a cui si aggiunto quello dei chipset, in tanti pensavano che non saremmo sopravvissuti. Invece siamo qui, a ragionare sul nostro ecosistema, a presidiare mercati come quello della smart home che hanno dimensioni di dieci volte più ampi rispetto agli smartphone. E poi, lo dicevamo prima, ci sono le vetture connesse, che valgono il doppio dei telefonini. E così via. Il nostro futuro, più che di singoli prodotti, è fatto di connessioni, della nostra capacità di renderle possibili.

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