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(Getty Images)
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Difesa e Aerospazio

Droni che abbattono altri droni, gli Usa avanzano nel progetto Aerial Dragnet

Novità nella guerra nei cieli, anche contro i piccoli droni

L'idea che terroristi e ed eserciti possano utilizzare piccoli droni per compiere attacchi rimane al centro delle preoccupazioni dei militari. Facili da abbattere ma difficili da intercettare precocemente, poco visibili e spesso lasciati cadere a motori spenti sull'obiettivo da quote alle quali è difficile ascoltarne il rumore, costituiscono una possibile minaccia e per questo servono contromisure alle quali non c'è forza armata che non sia interessata.

Qualche lettore ricorderà i presunti droni che bloccarono gli aeroporti inglesi nel dicembre 2018: le indagini non hanno mai portato a individuare il colpevole fino a sospettare che in realtà si fosse trattato dell'opera di mitomani amplificata troppo rapidamente e in modo maldestro dai media. Dagli Usa arriva la conferma che l'Esercito sta continuando a sviluppare una serie di sistemi anti-drone utilizzando tecnologie come l'energia diretta, laser e microonde, per impedire ai piccoli sistemi di aerei senza pilota di arrivare in prossimità dei potenziali obiettivi. Ma per colpire i droni nemici, i militari devono prima essere in grado di individuarli, operazione già abbastanza difficile nel deserto o in aree aperte, e ancora più complessa in ambito urbanizzato, e quindi devono emettere l'energia in modo preciso per non andare a disturbare anche sistemi appartenenti alle stesse forze in campo o altre infrastrutture. Il programma americano condotto fin dal 2016 dalla Darpa (il dipartimento sperimentale della Difesa per i progetti avanzati e di ricerca) si chiama Aerial Dragnet e vuole dotare le forze statunitensi della capacità di sorveglianza su vaste aree utilizzando sensori montati su altri droni.

"Se i droni sono il problema, i droni possono essere al soluzione" ha detto mercoledì scorso Paul Zablocky, manager del programma, durante un convegno sulle nuove tecnologie disponibili per eliminare il problema dei droni, e che spiega: "Il governo è preoccupato per i vari pericoli rappresentati dai piccoli droni che possono essere armati di esplosivi o utilizzati per raccogliere informazioni sensibili, sicuramente una minaccia e lo abbiamo visto negli aeroporti come nelle zone calde dei conflitti più recenti, anche dotati di esplosivi. Ma soprattutto li abbiamo visti utilizzati per le loro capacità Isr (intelligence, sorveglianza e ricognizione) e possono essere usati contro i nostri soldati così come contro le popolazioni civili". Darpa vuole che Aerial Dragnet possa interfacciarsi con sistemi a pilotaggio remoto dotato di armi (Ucav), trasmettendo i dati di tracciamento ricavati da sensori ottici, acustici e radar, in modo che il sistema d'arma abbia le informazioni necessarie per localizzare, puntare e distruggere l'obiettivo.

Secondo i tecnici sarà possibile disporre di sistemi che possano fornire una copertura di 20 chilometri quadrati con un costo di circa 20.000 dollari, ritenuto un valore economico adeguato. Il dimostratore tecnologico di Aerial Dragnet era stato collaudato a San Diego nel 2019 in una configurazione provvisoria, ma più recentemente altre missioni di validazione del sistema sono state condotte a Rosslyn, in Virginia. L'evento di San Diego fu il primo test del sistema condotto un ambiente urbano denso e Zablocky ricorda di essere rimasto sorpreso dalla quantità di confusione che si era presentata nei dati. Tuttavia, utilizzando quell'esperienza sono stati perfezionati gli algoritmi di elaborazione dei segnali arrivando a un notevole miglioramento dei risultati, Questo significa che il progetto passerà presto da Darpa a un'altra agenzia per lo sviluppo finale. "C'è ancora molta ricerca da fare", spiega il manager, "ma abbiamo ridotto molti rischi comprendendo che cosa debba essere fatto. Per trasformare il progetto in un prodotto efficace serve ancora tempo, ma coinvolgendo diverse entità potremo accorciare i tempi e dotare le forze armate di nuove capacità."

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