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Come svuotare l’armadio e rifarsi il guardaroba (quasi) gratis

La piattaforma online armadioverde incentiva atteggiamenti virtuosi di riciclo, offrendo un'ottima occasione di risparmio, senza muoversi da casa.

Ottimizzare, risparmiare, riciclare. Azioni che i più virtuosi fanno da sempre, ma che in questo periodo di confinamento conviene imparare perché ci aiuterà a ripartire prima e meglio quando la crisi sarà finita. A fare tesoro di questo mantra, in tempi non sospetti, è stata la start up italiana armadioverde, piattaforma innovativa di re-commerce.

Il progetto partito nel 2015 rappresenta oggi una delle realtà più dinamiche e in ascesa nel settore del second hand e dell'economia circolare. La finalità di armadioverde è infatti di ridare valore ai capi di abbigliamento e agli accessori he non si usano più ma che sono ancora in ottime condizioni e hanno un valore economico tutt'altro che trascurabile.

«Obiettivo di armadioverde.it è quello di allungare il ciclo di vita di capi, scarpe e accessori, creando un ecosistema virtuoso tra chi compra e chi vende, che possa avere un impatto concreto sulla vita e sul pianeta» ci dice Davide Erba, co-founder insieme a Eleonora Dellera della start up milanese. Rispetto ad altre realtà con finalista simili armadioverde si distingue per alcune peculiarità tra cui la gestione diretta di tutto il processo.

«Noi ci occupiamo – specifica Davide Erba – dell'intera filiera quindi non solo andiamo a casa dell'utente a recuperare i capi e gli accessori che intende vendere, ma poi li portiamo nel nostro centro logistico, facciamo un'analisi di qualità, li cataloghiamo, li fotografiamo e li carichiamo sulla piattaforma digitale e una volta acquistati li spediamo al nuovo acquirente. In questo modo possiamo garantire un processo efficiente e offrire agli utenti la migliore esperienza d'uso possibile».


David Erca, co-founder armadioverde


Il sistema assomiglia molto a un tradizionale mercatino dell'usato dotato di una vetrina virtuale ma il punto di forza di armadioverde è quello di essere una vera e propria community del riciclo. Più l'utente rimette in circolo vestiti e accessori che non usa, più guadagna delle "stelline" che sono una sorta di moneta virtuale che può essere spesa nel momento in cui si acquistano nuovi capi sulla piattaforma.

«Con le stelline il nostro obiettivo è triplice: offrire ai nostri utenti una forma di vantaggio tangibile perché queste ricompense si trasformano in solidi veri al momento dell'acquisto, e così facendo incentiviamo ulteriormente il riciclo e la fidelizzazione sulla piattaforma», sottolinea Erba. In questo modo gli utenti riescono a fare acquisti spendendo in media dai 4 agli 8 euro a capo. Una spesa davvero contenuta a fronte di prodotti a volte, addirittura nuovi e mai usati.

Armadioverde può già fare affidamento su oltre 400.000 iscritti e una media di 5.000 abiti gestiti al giorno. Il target di riferimento è principalmente quello femminile tra i 25-45 anni che si dimostrano piuttosto attivo visto che acquista circa 30 capi all'anno. Va detto che la piattaforma ha anche una divisione rivolta ai bambini e all'uomo.

«Abbiamo registrato nell'ultimo periodo una forte accelerazione del business, non solo grazie all'incremento degli utenti, sempre più attenti ai temi dell'economia green, ma anche con il contributo delle aziende. Le società che operano nel settore del fashion, dopo una distanza iniziale, si stanno dimostrando ora particolarmente interessate al tema del second hand, soprattutto quelle legate al lusso. I campi invenduti, superati dalle collezioni che si susseguono rapidamente, rappresentano infatti un valore importante da capitalizzare nel mercato circolare», sottolinea il fondatore.

L'obiettivo della start up milanese non riguarda solo la crescita del business con le aziende, ma l'ambizione è anche quella di diventare il più rapidamente possibile la principale piattaforma del riciclo di capi e accessori di abbigliamento a livello europeo. Traguardo che armadioverde intende raggiungere tra l'altro, facilitando ulteriormente l'utilizzo della piattaforma attraverso l'applicazione mobile che l'azienda lancerà nei prossimi mesi. Oggi infatti il sistema funziona solo online via browser.

Di sicuro in questo periodo di quarantena, con un po' più di tempo a disposizione, l'idea di fare ordine negli armadi e riciclare tutto quello che è possibile appare un'attività utile e virtuosa, in linea con nuovi comportamenti e consapevolezza che dovremmo avrete tutti per guardare al futuro con maggiore ottimismo.

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