Anche sulla didattica online è caos (sulla privacy)
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Anche sulla didattica online è caos (sulla privacy)
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Anche sulla didattica online è caos (sulla privacy)

La Rubrica Cybersecurity Week

Tema della settimana: la comicità. Come spesso accade molto buon umorismo è involontario e alcune volte ci diverte anche quando da ridere ci sarebbe veramente poco.

Il primo a dare fuoco alle polveri è stato Beppe Grillo con un video sul suo blog con tema la nuova rete a banda larga di cui ha gettato le basi la lettera d'intenti sottoscritta da CDP e TIM. Durante l'intervento Grillo ha lanciato una "simpatica" proposta. Dopo avere premesso che è un comico (non ci sono dubbi) ed è anche matto (di questo non sono tanto convinto) si è domandato se fosse possibile creare un database dei dati di cittadini italiani (ha fatto l'esempio dei romani) che raccolga tutti i dati in possesso del Comune, per esempio quelli relativi ai loro spostamenti, e ogni volta che una società di marketing li vuole, il Comune viene pagato e ridistribuisce i soldi ai cittadini, magari tramite servizi. Nella vita si può fare qualsiasi cosa, ma forse sarebbe opportuno, anche quando si vuole essere provocatori, dare una sbirciata alla realtà.

In primo luogo i cittadini romani, come una buona fetta di quelli del resto del mondo, già "monetizzano" i propri dati personali, barattandoli con gli operatori per qualche servizio della società dell'informazione. Nel caso degli spostamenti, per esempio, Google Maps ha già tutto e l'idea che sia gratuito penso che ormai sia patrimonio di un gruppo, purtroppo non proprio ristretto, di inguaribili illusi. In secondo luogo l'idea di uno Stato che assuma sempre più le sembianze del Grande Fratello non è gradevole. In terzo mi sembra che la pressione fiscale sia sufficiente e quindi ci mancherebbe anche la "tassa" sui propri dati personali. L'idea che il cittadino sia come il maiale del quale non si butta niente non è propriamente un'immagine gradevole. Quarto punto chi garantirebbe la sicurezza di questa nuova e delicatissima banca dati? Negli ultimi tempo (vedi caso INPS) il nostro Stato non ha dimostrato di avere straordinarie abilità in materia. Tuttavia Beppe Grillo è un comico e più o meno volontariamente tiene fede al suo ruolo.

Chi, invece, non dovrebbe fare del cabaret è il MIUR, acronimo sotto il quale si cela quello che ormai potremmo definire il Mistero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca. Con uno straordinario tempismo, lo scorso 3 settembre nel bel mezzo del caos pressoché totale per la riapertura delle scuole (non aggiungo nulla perché c'è abbastanza cronaca), ha comunicato le indicazioni generale per la Didattica Digitale Integrata e tutela della privacy, lasciando ai dirigenti ben due o tre settimane di tempo per organizzarsi. Nel documento si elencano una serie di misure di sicurezza da adottare in modo e misura diverse a seconda del rischio a cui sono esposti i dati e già questo non è per nulla banale. Ancora meno banale da realizzare in tre settimane lo sono la "definizione di istruzioni da fornire ai soggetti autorizzati al trattamento" (immaginiamo gli insegnanti) e la "formazione e sensibilizzazione degli utenti" (gli studenti). Mi domando per quale arcano mistero non sia stato fatto sei mesi orsono, magari fornendo alle scuole supporto e indicazioni pratiche. Di rara difficoltà concretizzare questo passaggio che si rileva nel documento: "In caso di utilizzo di tecnologie in cloud risulta necessaria la verifica del rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali da parte del fornitore del servizio designato come responsabile del trattamento. Inoltre, nel caso sia previsto che le informazioni vengono trasferite fuori dall'Unione Europea (UE), occorre verificare che sussistano tutti i presupposti giuridici richiesti dalla disciplina per assicurare un adeguato livello di protezione". Dato che in molti casi questi operatori si chiamano Google, Zoom, Microsoft e compagnia cantante e gli stessi governi si trovano in difficoltà a dialogare con queste realtà, mi domando come ci riuscirà una qualsiasi scuola d'Italia e con quali competenze. Non sarebbe stato più sensato fornire un elenco degli operatori che rispettano i requisiti di cui sopra? Meglio ancora, non poteva essere il MIUR a definire degli accordi quadro in materia di protezione dei dati con tutti le organizzazioni che si candidavano a offrire tali servizi e poi ogni scuola sceglieva quella che preferiva? In sintesi sono state emanate delle indicazioni con colpevole ritardo, sono state rese note in un momento che definire critico per tutto il mondo dell'istruzione è un eufemismo e gran parte di esse sono irrealizzabili in tempi e modi adeguati. Parafrasando il titolo di un celebre film "non ci resta che ridere", come immagino faranno molti dirigenti scolastici riponendo le indicazione del MIUR in una bella cartelletta da archiviare da qualche parte.

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