Philipp Plein, l'evoluzione della creatività
(Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for Philipp Plein)
Philipp Plein, l'evoluzione della creatività
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Philipp Plein, l'evoluzione della creatività

Quello appena iniziato si prepara a essere un anno cruciale per Philipp Plein. Lo stilista tedesco ha fatto molta strada da quel 1998, data di fondazione di Philipp Plein International Group e, se nel 2016 il giornalista Nick Remsen pubblicava sul Financial Times un articolo dal titolo «Chi diavolo è Philipp Plein?», oggi il suo nome è conosciuto in tutto il mondo.

Sfacciato e sopra le righe, Plein è riuscito negli anni ha farsi spazio nell’industria della moda con i suoi look ricchi di borchie, paillettes e scritte colorate. «Non siamo Jil Sander. Non siamo una Celine, ovviamente. Non stiamo attirando questo tipo di clienti» aveva raccontato lo stilista al New York Times. E guardando la sua ultima collezione si capisce bene di cosa stesse parlando.

I «piccoli mostri» (Lil Monster$ è il titolo della sua ultima collezione, ndr) che hanno invaso lo showroom milanese di Philip Plein si rincorrono tra i capi - per uomo e per donna - che mirano a definire una nuova mondanità, dove le sneakers si indossano anche con abiti di paillettes e giacche di velluto, dove pellicce sintetiche coprono felpe oversize e dove la classica varsity jacket si rinnova grazie a patch e ricami che fanno l’occhiolino tanto a Nintendo quando a Jeff Koons.

«L’arte è sempre stata fonte di grande ispirazione per me e oggi sono orgoglioso di inaugurare un nuovo capitolo del marchio, dove la moda incontra l’arte» ha raccontato Plein durante la presentazione. La sfilata è stata anche l’occasione per parlare del suo ultimo progetto che lo vedrà protagonista della prossima edizione di Art Basel a Miami (in programma per il prossimo dicembre).

(Photo by Jacopo M. Raule/Getty Images for Philipp Plein)

I suoi «Lil Monster$» non si limitano infatti a comparire su felpe, giacche e tshirt, ma diventano sculture contemporanee pronte per essere protagoniste anche nel metaverso, in formato NFT. Un vero e proprio manifesto di creatività, che ha portato Vogue a definirlo «il nuovo Elon Musk», un reale visionario, capace di plasmare un’industria spesso criticata per la sua rigidità come la moda. «C’era qualcuno alla Camera Nazionale a cui non piacevamo. Non dirò chi, non vuoi nemmeno conoscere questa persona» aveva raccontato Plein nella celebre intervista per il FT. Lo stilista non si era però arreso e aveva scelto di organizzare il suo show a fine giornata - «accanto a Gucci o Prada nessuno sarebbe venuto», trasformandolo in una festa dove la scenografia era prodotta da Etienne Russo (celebre per i suoi lavori alle sfilate di Chanel). Inutile dire che la Camera della Moda si sia dovuta ricredere, inserendo ufficialmente Plein in calendario nel 2013.

Questa attitudine è ciò che lo ha reso uno stilista di successo, amato da celebrities (Naomi Campbell, Paris Hilton, Grace Jones, Floyd Mayweather) e alcune delle figure più interessanti della moda, come la ex direttrice di Vogue Paris, Carine Roitfeld. «Ho chiesto di conoscere Philipp, perché è un personaggio atipico nel mondo della moda» ha raccontato la donna. «Ho sempre amato le persone che si comportano in modo diverso dagli altri. Essere diversi mi attrae».

Sempre guidato dal suo spirito eclettico, Philip Plein si prepara a lanciare un nuovo store concept, dove i clienti verranno proiettati all’interno dell’universo Plein e avvolti da un’atmosfera di lusso contemporanea e innovativa. Nei prossimi 12 mesi sono previste un’impressionante serie di aperture in tutto il mondo, dal Mandarin Oriental di Barcellona, fino al debutto nell’iconica Old Bond Street di Londra, passando per Warsaw, Poznan, Kuala Lumpur, Las Vegas Forum, St. Petersburg, Dailan Olympia 66 Xigang.

Continuano anche gli investimenti nel capoluogo meneghino. Dopo aver inaugurato la nuova showroom di 1.5000 metri quadrati in via Burlamacchi 5 (ex spazio Bikkembergs), lo stilista ha annunciato l’acquisizione dello storico Palazzo Melzi d’Eril (ex spazio Krizia) che nel corso dell’anno verrà trasformato in un hotel e club. Carmine Rotondaro, business consultant di Philipp Plein, ha spiegato come Milano sia «una città molto importante nella storia e nella mente di Plein, sia come individuo che come gruppo, e avere una presenza significativa sulla città è sempre stato di fondamentale importanza». Inoltre, come lo stesso Plein ha dichiarato in un’intervista per il quotidiano La Verità: «Milano è il tempio indiscusso della moda e un importantissimo polo di business. Grandi progetti come questi non potevano avere un punto di partenza diverso».

Ma Plein sembra avere un ulteriore asso nella manica, anzi tre. Il 2022 vedrà infatti il rilancio di Plein Sport, una seconda linea dai prezzi più contenuti che consentirà anche un nuovo sviluppo retail, specialmente negli spazi outlet, ma anche il debutto della linea Plein Homewear - grazie alla licenza con un’azienda olandese - che sarà presentata durante il prossimo Salone del Mobile. Infine, sono in arrivo orologi, occhiali e una più ampia gamma di profumi.

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