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La guerra in Iran cambia le dinamiche di viaggio: le tratte a lunga distanza diventano “quasi” low cost. E andare in Asia costa meno che volare in Europa

La guerra in Iran cambia le dinamiche di viaggio: le tratte a lunga distanza diventano “quasi” low cost. E andare in Asia costa meno che volare in Europa

L’incertezza della guerra crea occasioni d’oro: il costo dei biglietti aerei per alcune tratte intercontinentali è in forte calo.

La crisi mediorientale, nonostante il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran, continua a preoccupare. Lo scorso venerdì Airports Council International Europe ha mandato una lettera urgente alla Commissione Ue, avvertendo che senza una riapertura stabile del flusso di energia entro tre settimane scatterà la “carenza sistemica”, con possibili razionamenti e tagli ai voli estivi.

Nel mentre, però, milioni di viaggiatori rimangono col fiato sospeso, incerti se le vacanze di questa estate dovranno essere annullate, su alcune tratte esotiche i prezzi dei biglietti stanno paradossalmente crollando.

Il paradosso dei prezzi che scendono

Il meccanismo è, in fondo, brutalmente semplice. La domanda rallenta, gli aerei partono meno pieni e gli algoritmi automatici che regolano i prezzi reagiscono abbassando le tariffe, anche in modo significativo.

Gli italiani, stretti tra l’incertezza geopolitica e il timore di cancellazioni dell’ultimo minuto, stanno scegliendo di aspettare o di ripiegare su destinazioni domestiche ritenute più sicure. Il risultato è che rotte intercontinentali si ritrovano con posti vuoti da riempire.

A fotografare questa dinamica è Assoutenti, che ha monitorato le tariffe aeree per alcune località turistiche dell’Oceano Indiano e dell’Asia. I numeri che emergono sono sorprendenti: per un volo Milano-Maldive nella settimana dal 9 al 16 agosto, il prezzo è crollato da 1.470 a 1.056 euro, un risparmio del 28%.

Da Roma a Capo Verde, nelle stesse date, si scende da 1.104 a 849 euro, segnando un calo del 23%. Risparmi significativi anche su altre rotte: -18% per Roma e Milano verso Sharm el-Sheikh, e ancora -18% per Roma-Zanzibar e Milano-Seychelles.

Chi invece prenota adesso per partire tra maggio e giugno può trovare cifre ancora più basse: le Seychelles si raggiungono con soli 197 euro di sola andata, le Maldive con 250. Hong Kong parte da 278 euro, la Malesia da 286, la Thailandia da 290, Singapore da 300.

Il paradosso esiste. Oggi, per molti italiani, può costare meno volare in Thailandia o nell’Oceano Indiano che raggiungere la Sardegna.

I motivi dei prezzi al ribasso

Il paradosso di questa estate sembra essere questo: più si vola lontano, più, in proporzione, si risparmia. Più si resta vicini, più si rischia di pagare. Mentre le destinazioni esotiche diventano a sorpresa accessibili, le vacanze “classiche” nel Mediterraneo rischiano di diventare più costose.

Il meccanismo alla base di questo squilibrio è tecnico; il jet fuel rappresenta infatti circa il 45% dei costi operativi delle compagnie aeree, e i vettori stanno scaricando gli aumenti sui biglietti delle tratte dove la domanda è più rigida.

Grecia, Spagna e isole italiane sono mete che i turisti continuano a voler raggiungere a tutti i costi, percepite come sicure e vicine. In assenza di alternative, le compagnie sanno di poter traslare i costi sui passeggeri senza perdere troppi clienti.

Il caso opposto si verifica sulle grandi rotte intercontinentali, dove invece il crollo della domanda ha tolto ogni potere contrattuale ai vettori. I vettori del Golfo, costretti a non volare in perdita, hanno lanciato sconti aggressivi su alcune tratte.

È il caso di Emirates, Qatar Airways, Etihad, compagnie che fino a ieri potevano permettersi di fare il prezzo ora si trovano a fare i conti con hub dimezzati, rotte ridisegnate e aerei troppo vuoti per essere redditizi.

Un prezzo che in alcuni casi è inferiore ai voli prenotati durante le ultime festività di Pasqua per viaggiare dal nord Italia in Sicilia o Sardegna. Il che la dice lunga su quanto sia cambiata la geografia economica del turismo aereo in pochissime settimane.

Quando (e se) lo Stretto di Hormuz tornerà alla normalità, è probabile che i prezzi sulle rotte a lungo raggio rimbalzeranno verso l’alto, mentre quelli sulle mete mediterranee potrebbero non scendere affatto.

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