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Leone XIV come Benedetto XVI: «Non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione»

Leone XIV come Benedetto XVI: «Non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione»

Papa Leone XIV all’udienza generale sulla Lumen Gentium: la Chiesa è una realtà complessa, umana e divina insieme

Si apre il sipario. All’Udienza Generale in Piazza San Pietro, il 4 marzo, Leone XIV ha salutato pellegrini e turisti da tutto il mondo, parlando della «Chiesa, realtà visibile e spirituale». Prima di prendere parola, però, il Papa ha tratto energia da un lungo giro in papamobile. Poi, finalmente, si è schiarito la voce e ha iniziato una riflessione sulla Costituzione dogmatica Lumen Gentium. Si tratta del documento promulgato da Paolo VI il 21 novembre 1964, durante il Concilio Vaticano II. Uno dei testi fondamentali del Concilio, che ridefinisce la Chiesa non solo come gerarchia, ma come «Popolo di Dio», «Corpo mistico di Cristo» e sacramento di salvezza.

La complessità della Chiesa

All’interno del Lumen Gentium, la Chiesa viene definita come «una realtà complessa». Una complessità dovuta soprattutto alla sua dimensione umana, marcata ineluttabilmente dalla «piccolezza» e dalla «fragilità dei suoi membri». È questo il cosiddetto «metodo di Dio», un perenne miracolo nel quale Egli si mostra nella «debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire». Secondo Leone XIV, la Chiesa si edifica «non soltanto organizzando le sue forme visibili, ma costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi».

Il richiamo di Leone XIV a Ratzinger

Ed è proprio attraverso le persone che si rivela «la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza». Impossibile non notare il riferimento del Pontefice a Benedetto XVI, in particolare al discorso del 9 novembre 2006 ai vescovi della Svizzera: «non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione, anzi, le strutture della Chiesa servono proprio alla “realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo”». Ecco, allo stesso modo, secondo Leone, «in questo consiste la santità della Chiesa: nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri. Contemplando questo perenne miracolo che avviene in lei, comprendiamo il “metodo di Dio”: Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire».

Non poteva mancare, da agostiniano convinto, il rimando del Papa al santo di Ippona, il quale sosteneva che la carità «vince tutte le cose, e senza di essa tutte le cose non valgono niente; ovunque essa si trovi, tutto attira a sé».

Una Chiesa umana e divina

Il messaggio cardine che il Papa ha voluto lanciare all’Udienza Generale è quello forte e unico di una Chiesa come «comunità di uomini e donne che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani, con i loro pregi e difetti, annunciando il Vangelo e facendosi segno della presenza di Cristo che ci accompagna nel cammino della vita». E questo è vero, certo, ma tralascia la dimensione divina dell’istituzione ecclesiale, relegandola a semplice «organizzazione istituzionale». No, Leone XIV vede la dimensione divina non «in una perfezione ideale o in una superiorità spirituale dei suoi membri, ma nel fatto che la Chiesa è generata dal disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo». Insomma, una realtà contemporaneamente umana e divina, il cui compito è accogliere il peccatore (l’uomo) e condurlo a Dio. Si chiude il sipario.

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