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Basket, le sfide degli italiani in Nba secondo Dino Meneghin

La leggenda del basket azzurro spiega le sfide che attendono Gallinari, Belinelli e Bargnani a un mese dall'inizio della regular season

Osservare le immagini di Michael Jordan, Magic Johnson, Tracy McGrady sui monitor dell'arena del Samsung District di Milano, dove il 27 settembre ha aperto il primo museo dedicato interamente al basket americano, fa venire una dannata voglia di Nba. Quella che arriverà al Forum il prossimo 6 ottobre, con la partita tra l'Olimpia i e Boston e Celtics, e dove da qualche tempo giocano Gallinari, Belinelli e Bargani, ognuno di loro atteso (per motivi diversi) a una svolta decisiva della propria carriera.

In Nba ci avrebbe potuto giocare anche Dino Meneghin"ai miei tempi ne sapevamo troppo poco. Nella prossima vita farò i miei bagagli di cartone e mi presenterò bussando alla porta" scherza oggi la leggenda del basket azzurro –, che abbiamo incontrato a Milano, alla presentazione del museo, e che ha provato a spiegarci le sfide che attendono i tre italiani d'America.

Dino, la stagione 2015-2016 sarà decisiva per i nostri azzurri Oltreoceano..

"Vero. Ognuno di loro sarà chiamato ad affrontare nuove prove, chi in una nuova squadra (Belinelli è passato da San Antonio a Sacramento, Bargnani da New York a Brooklyn, ndr), chi in un nuovo ruolo. Soprattutto dal punto di vista delle responsabilità..".

Ti riferisci a Belinelli?

"Marco in estate ha cambiato molto più che una squadra. Quello che gli verrà chiesto ai Kings, da coach Carl, non sarà paragonabile a quanto gli veniva chiesto agli Spurs, dove era principalmente uno specialista. Questo è un bene per lui e per la nazionale, ma non sarà semplice. Eppure sono convinto che aver tenuto in mano palloni importanti, seppure spesso da comprimario, gli abbia dato un'esperienza che potrà sfruttare anche in un ruolo da prima punta".

Per Bargnani, invece, i Nets sembrano essere l'ultima chance nella Nba..

"Non dimentichiamoci però che Andrea ha le capacità tecniche per tornare un grandissimo, e lo ha dimostrato la scorsa estate con la Nazionale. Tutto sta nella sua volontà di mettersi in discussione, ma mi sembra che aver rinunciato a tanti soldi per firmare un contratto al minimo salariale, con Brooklyn, siano un segnale più che confortante...".

Resta Gallinari...

"Che viene da due stagioni disastrose dal punto di vista degli infortuni. Denver sta ricostruendo intorno a lui ma non per questo il Gallo dovrà forzare i tempi del suo completo recupero. Mi consola che abbia dimostrato di sapersi gestire durante l'Europeo ma una stagione Nba può essere davvero pericolosa. Lo dice anche il numero degli infortuni "illustri" degli ultimi anni.. Per questo l'obiettivo numero uno di Danilo deve essere quello di rimanere integro fisicamente, per dare il tempo al suo corpo di riabituarsi ai ritmi della regular season".

Tra poco l'Nba tornerà a Milano. Qual è la cosa che dobbiamo assolutamente carpire dalla loro organizzazione?

"Ce ne sono tante. Dalla scuola che prepara i giocatori fino alla formazione di professionisti del settore, del management, dell'organizzazione. Non è solo o tutta una questione di soldi. Sono queste persone, davvero preparate, che costruiscono il prodotto che poi ammiriamo e che oggi viene addirittura esportato. Il risultato? A miei tempi si sognava di giocare in Serie A. Ora si sogna l'Nba".

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