Salute

Crisi e suicidi: uno studio conta le vittime

Il British Medical Journal stima che in 54 paesi del mondo i suicidi dovuti alla crisi nel 2009 siano stati quasi 5.000. Il vero killer è la disoccupazione

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Che impatto ha avuto la crisi economica globale scoppiata negli Stati Uniti nel 2008 sulla salute mentale delle persone? Un team internazionale di ricercatori (delle Università di Hong Kong, Bristol, Oxford, Londra e Taiwan) ha cercato di rispondere alla domanda mettendo in relazione i dati sui suicidi riferiti a 54 paesi, tra cui 27 europei e 18 americani, comparando i numeri del 2009, l'anno immediatamente successivo allo scoppio della crisi, con i dati degli anni 2000-2007. Nell'analisi pubblicata sul British Medical Journal si scopre che sono poco meno di 5.000 i suicidi in eccesso registrati quell'anno rispetto a quelli che era ragionevole attendersi in base al trend degli anni precedenti.

E se la crisi economica nel suo senso più ampio è il "mandante" di queste morti, il killer materiale pare essere la disoccupazione. I dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro dicono che il numero di disoccupati nel mondo ha raggiunto nel 2009 i 212 milioni, con un aumento di 34 milioni rispetto al 2007. Specialmente nei paesi in cui il tasso di inoccupati era piuttosto basso prima della crisi, il brusco aumento del numero di disoccupati potrebbe aver avuto un effetto più forte che in quei paesi dove la disoccupazione era già diffusa prima del crack.

L'incremento nel tasso dei suicidi ha riguardato principalmente gli uomini nei 27 paesi europei e nei 18 americani con tassi più alti rispettivamente del 4,2% e del 6,4% nel 2009 rispetto a quanto ci si poteva aspettare se il trend degli anni precedenti si fosse mantenuto stabile. Per quanto riguarda le donne invece non si è registrato alcun cambiamento in Europa, mentre l'incremento dei suicidi nei paesi del continente americano è stato più contenuto rispetto a quello che ha riguardato gli uomini (+2,3%).

Diversa tra il vecchio e il nuovo continente è però la fascia di età più colpita. In Europa il tasso di aumento più alto si è registrato negli uomini tra i 15 e i 24 anni (11,7%), mentre in America il maggior aumento di suicidi si è registrato negli uomini tra i 45 e i 64 anni. Per quel che riguarda l'Europa, curiosamente, il gruppo degli Stati che nel 2009 erano entrati da poco a far parte dell'Unione, come Bulgaria, Lettonia, Slovenia, Repubblica Ceca, è quello che ha mostrato il maggior incremento nel tasso di suicidi tra gli uomini: 13,3% contro il 6,4% dei "vecchi membri". Mentre tra i paesi che dell'Unione non fanno parte, come Norvegia, Islanda e Serbia, non si è registrato alcun aumento.

Se questi dati vi sembrano agghiaccianti, sappiate che gli autori ritengono che la loro sia una stima per difetto, dal momento che mancano i dati relativi ad alcuni paesi particolarmente colpiti dalla crisi, come per esempio l'Italia. La semplice conta dei decessi, poi, non racconta per intero il disagio emotivo causato dalla crisi. Per ogni suicidio conteggiato si stima che possano esservi stati almeno 40 suicidi tentati. E per ogni persona che ha cercato di togliersi la vita ve ne sarebbero almeno 10 che hanno avuto pensieri suicidi. Un ulteriore elemento di preoccupazione è costituito dalle politiche di austerità adottate dai governi per far fronte alla crisi economica che, suggeriscono gli autori, potrebbero avere un involontario impatto negativo sulla salute mentale dei cittadini e far aumentare ulteriormente il tasso di suicidi.

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