Politica

Giulia Innocenzi: Io, giornalista per salvarmi dalla politica

Lavoro. Tv. Elezioni. Amore. Dall’8 maggio  esordisce come conduttrice di "Announo", il talk show che ha ereditato da Michele Santoro: intanto si confessa qui con la sua coinquilina. Prima che a casa arrivi Pif, il fidanzato.

Giulia Innocenzi con il suo maestro Michele Santoro – Credits: Ansa

Dal 2009 è il volto femminile del talk show di Michele Santoro, che da giovedì 8 maggio le passerà il timone della conduzione in prima serata su La7. Giulia Innocenzi, 30 anni, è un mix di goliardia riminese e ambizioso stakanovismo. Ci siamo conosciute alla Luiss di Roma e da tre anni condividiamo un appartamento nel quartiere Flaminio. Ora il nostro contratto volge al termine, e non lo rinnoveremo.

Siamo diventate "grandi", eh?
(ride) No, rimarremo sempre "coinquiline". E poi mi sento una fuorisede dentro: non credo riuscirò mai ad avere una casa seria.

In effetti il pavimento della tua camera è un campo minato...
E questo mi rende molto libera. Non cambierò mai, purtroppo per chi vive con me.

Adesso toccherà a Pif vivere con te: Pierfrancesco Diliberto, regista, attore e scrittore. È più ordinato di te?
È una gara al ribasso.

Announo segna il tuo battesimo di fuoco da conduttrice. Paura?
In realtà la mia prima volta da conduttrice risale a Punto G su RedTv.

Era la tua fase "dalemiana".
Era la fase in cui rompevo le scatole al Pd. Ma ora un po’ di paura c’è. La bellezza del programma la faranno i 24 ragazzi che avremo in studio. Ogni puntata ospiterà un solo politico, e soltanto grandi leader. Un po’ come quando, ai tempi della guerra in Iraq, Tony Blair andò su Mtv per rispondere ai giovani che gli sedevano attorno.

Il politico che a tutti i costi vorresti avere in studio con te ad Announo?
Matteo Renzi.

Sei andata alle prime due Leopolde. Ma nel 2013 non hai votato Pd.
Ho votato i radicali al Senato e Antonio Ingroia alla Camera.

È in corso la rottamazione di Renzi?
Secondo me siamo passati dalla rottamazione alla "vetrinizzazione". Si scelgono ministri donna e molti sono under 40, ma mi sembra che l’intento sia quello di riempire le caselle come al Grande Fratello. Vedo solo un effetto vetrina, come la storia degli 80 euro al mese. È una misura elettorale, ma il Paese ha bisogno di ben altro.

Per esempio?
Serve una riforma del mercato del lavoro. Io resto fedele al modello di Pietro Ichino.

In questi anni ti è stato ritagliato addosso il ruolo della "santorina": bionda, come altre bionde che ti hanno preceduto al fianco di Santoro.
Per una come me che si è sempre fatta il mazzo e che ha sempre combattuto il modello delle veline, quelle critiche sono giunte del tutto nuove. Hanno tentato di delegittimarmi solo perché giovane e bionda.

In fondo, non pensavi neanche di fare la giornalista.
Infatti era un mestiere che non mi appassionava, anche perché non ho mai apprezzato il giornalismo italiano. Ero un’attivista politica. Poi ho capito che per incidere sulla vita delle persone è più utile fare bene il giornalista che non il politico di seconda fila.

Ti sei scontrata con le barriere di accesso ai partiti.
Ci ho scritto su un romanzo. I partiti non sono luoghi meritocratici, ma di cortigiani.

Ti hanno attribuito una militanza "ballerina" tra An, i radicali, il Pd, il think-tank di Montezemolo...
Chi non ha niente da scrivere si diverte con poco. La storia di An, per dire, si riferisce a una riunione cui ho partecipato a 16 anni.

In pochi sanno com’è cominciata la tua collaborazione con un maestro della tv come Santoro.
È stato uno dei regali più belli della mia vita. Sono intervenuta ad Annozero dal balcone riservato ai giovani. Due giorni dopo mi chiama un tale che si spaccia per Santoro. Non gli credo. Ci ho messo un po’ a capire che non era uno scherzo.

Ti hanno fatto soffrire i commenti al vetriolo di alcuni colleghi dopo la tua bocciatura all’esame di stato per diventare giornalista?
Non mi hanno certo rallegrato. Il quotidiano Libero si è accanito contro di me in modo inaudito. Mah. Io facevo questo mestiere il giorno prima dell’esame e ho continuato a farlo il giorno dopo.

Qual è il tuo modello di giornalista?
Sono banale se dico Santoro?

Il secondo?
Milena Gabanelli.

Sei andata a vedere Marco Travaglio a teatro?
No.

Meglio un giornalismo d’inchiesta o quello "procuraiolo"?
Il secondo non mi appartiene.

L’ingrediente fondamentale per un talk show di successo?
L’inaspettato. Lo spettatore deve avere la sensazione di non poter prevedere quel che accadrà cinque secondi dopo. Oggi invece i talk soffrono di prevedibilità, ed è colpa della classe dirigente che ripete le solite formulette.

Chi sarà il tuo concorrente di palinsesto, il giovedì sera?
(ride) Le repliche del Testimone di Pif.

Ve la combatterete in casa, insomma.
Dopo ogni puntata ci faremo una gran risata.

O qualcos’altro che fa rima.
Appunto.

Da figura di nicchia, Pif è diventato un personaggio del grande pubblico. È facile convivere con la sua popolarità?
Sono soltanto contenta perché più persone oggi possono avere accesso alla sua arte. Lui porta avanti una causa giusta come la lotta alla mafia.

Silvio Berlusconi potrebbe essere ospite di Announo?
Puntiamo a lui.

Quindi non è politicamente morto.
No, pero è in caduta libera.

Quando il 10 gennaio 2013 ha partecipato a Servizio pubblico e ha pulito la sedia su cui Travaglio era seduto, si intravedeva un certo feeling con te.
Mi ha fatto ridere. Gli ho chiesto perché avesse negato la crisi economica dal 2009. Poi nella pausa pubblicitaria mi ha chiamato e ha cercato di smentire. Gli ho riportato le date delle sue affermazioni. Allora ha detto: "Ho capito". E l’ha chiusa lì.

Con chi andresti a cena, tra Berlusconi e Pier Luigi Bersani?
Con Berlusconi, a Cesano Boscone.

Tuo padre ti invidierebbe, essendo un incallito berlusconiano.
Lui è uno degli ultimi reduci e disprezza i traditori di Berlusconi. Ha avuto una fascinazione per Renzi, ma è durata un attimo.

Dimmi che per la prima serata da conduttrice avrai un look all’altezza.
Ti deluderò anche stavolta.

Neanche scarpe con tacchi da 10 cm?
Assolutamente no.

Va bene, cara "coinquilina". Dimmi almeno che ti mancherò...
Mi mancheranno i tuoi smalti in cucina.

A me mancheranno i tuoi slip sullo stendipanni.
Te li manderò via posta.

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