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Cronaca

A Spoleto il sessismo vale se colpisce donne del centrodestra

Il vicesindaco Maria Elena Bececco è stata definita una "manovatrice transgender" in una mail tra esponenti Pd. Ma le scuse devono ancora arrivare

C’è sessismo e sessismo. A Spoleto, per dire, nessuno scandalo a sinistra se il bersaglio di sarcasmi sessisti è una esponente del centrodestra, per la precisione il vicesindaco e assessore alla Sanità, Maria Elena Bececco. E già, perché definirla in una mail tra esponenti del Pd una “manovratrice transgender” non fa scandalo.

E a distanza di giorni non produce né scuse né provvedimenti, solo qualche riga nelle cronache locali, un comunicato del Sindaco che stigmatizza l’episodio, un altro di solidarietà alla Bececco da parte di Catiuscia Marini, governatrice democratica dell’Umbria, ma un assordante silenzio da parte dei protagonisti della vicenda. La grancassa della suscettibilità rosa-rossa non genera tweet virali di quelli ai quali ci ha abituati il/la presidente della Camera, Laura Boldrini, che a proposito della vignetta di Mannelli sul Fatto Quotidiano che aveva osato ritrarre Maria Elena Boschi con le gambe accavallate e la didascalia sullo “stato delle cos(c)e”, aveva twittato: “Uomini basta sessismo, siamo nel 2016”.

E poi, ricordate i fulmini e saette su Matteo Salvini che alla festa della Lega a Soncino aveva presentato una bambola gonfiabile come, appunto, “la sosia della Boldrini”? E il licenziamento del direttore del Quotidiano Sportivo che sul trio di nostre tiratrici con l’arco alle Olimpiadi aveva titolato sulle “cicciottelle” (e giù commenti sul fatto che mai e poi mai sarebbero stati definiti “cicciottelli” i tiratori)?

E rammentate ancora la storia infinita dei progetti di uguaglianza tra generi nelle scuole, una forma di pedagogia da strapazzo che insegna ai bambini l’uso dei pastelli rosa per evitare di farli sentire troppo diversamente maschi? Ma a Spoleto, nessun clamore per la mail che un giornalista ed esponente democratico, indicato dal Sindaco Fabrizio Cardarelli come “già (o tuttora) portavoce del partito e del gruppo consigliare”, inavvertitamente ha inviato agli uffici comunali oltre che ai veri destinatari: il capogruppo del Pd, Dante Andrea Rossi, e i consiglieri Paolo Martellini e Laura Zampa.

Oggetto un comunicato del vicesindaco Bececco, che il giornalista “gira” ai compagni di partito con la singolare nota, in lettere maiuscole: “NON DISTURBATE LA MANOVRATRICE TRANSGENDER!!”.

Il Sindaco invano denuncia i “danni arrecati” alla figura della sua Vice “quale donna, madre di famiglia, autorità politica e stimata insegnante”. E invita i tre consiglieri comunali del Pd spoletino, “così sempre attenti, a loro dire, ai temi in difesa della donna”, a scusarsi con la Bececco, “in particolar modo il consigliere Laura Zampa, unica donna coinvolta”.

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Fabrizio Cardarelli, sindaco di Spoleto – Credits: Silvia Morara

Solo nelle pieghe di resoconti locali spunta la promessa del segretario regionale del Pd, Giacomo Leonelli, di “deferire personalmente il responsabile, una volta fatta luce sull’accaduto”. Accaduto, per la verità, sul quale c’è poco da far luce. Sicché a distanza di quasi una settimana non c’è evidenza di una presa di distanze dei protagonisti dai sarcasmi di genere. Per molto meno, “innocenti” boutade carpite nelle intercettazioni oppure orecchiando conversazioni private, è stata rovinata l’immagine di politici e non. Anche l’immagine del candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, è minata da accuse di pregiudizio verso le donne…

Allora delle due l’una: o bisogna smetterla con l’iper-sensibilità verso il presunto sessismo delle battute di spirito e dei commenti informali, o se il riflesso condizionato è quello di condannare sistematicamente ogni fumus di pregiudizio sessista, la regola deve valere per tutti, in tutte le direzioni e sotto qualsiasi metà di cielo.

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