Alexis Tsipras ricomincia nel punto in cui aveva terminato. Con una vittoria elettorale, simile nelle proporzioni a quella ottenuta nel gennaio 2015, e con la nascita di un probabile governo fotocopia dell'esecutivo nato allora, non senza polemiche, tra la sua Syriza e la piccola destra ultranazionalista dei Greci Indipendenti. Come se otto mesi, in qualche modo, non fossero passati politicamente.

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Eppure è cambiato tutto. Questa volta, essendo riuscito a portarsi dietro gran parte della base elettorale del suo partito nonostante il pesante accordo siglato a luglio con i creditori, ha un doppio vantaggio sul piano politico.

Da un lato si è liberato della sinistra interna, che in questi mesi gli ha duramente rinfacciato il tradimento siglato con il cosiddetto Terzo Memorandum e che in parlamento rappresentava una fetta importante del suo partito. Quella sinistra - la sinistra capitanata dal professore trotkista Lafazanis, e benedetta dall'ex ministro Varoufakis - è evaporata. Non ha raggiunto il quorum. È fuori dai giochi.

Dall'altro lato Tsipras, incassato il successo personale, ha quattro anni di tempo senza pressing, con le mani più libere, con numeri sufficienti per giocare su più tavoli anche in parlamento, triangolando se necessario con i socialisti del Pasok o persino con alcune componenti di Nuova Democrazia. In un parlamento sostanzialmente proporzionalista, come era quello che c'era in Italia durante la prima Repubblica, questo significa molto.

La verità è che, al netto della grande flessione del numero dei votanti (peraltro comprensibile, considerato che era la terza volta che i greci venivano chiamati a votare nel 2015), Tsipras ha ottenuto dagli elettori un'investitura molto personale e molto forte.

Se nel gennaio 2015 a vincere è stato il suo partito, Syriza, questa volta a vincere, è stato lui, a prescindere e contro un pezzo del suo partito. È questo un altro indiscutibile vantaggio, anche per mettere politicamente all'angolo chi in futuro potrebbe dissentire.

Capire che cosa Tsipras farà di questo enorme capitale politico accumulato nel 2015, è materia forse di indovini, anche perché la Grecia (e l'Europa) ballano ancora sull'orlo di un precipizio e i fattori in gioco sono troppi per lanciarsi in qualsiasi previsione.

Ma una cosa è certa: la stoffa del campione di campagne elettorali Tsipras ce l'ha, e l'ha dimostrato due volte. È un leader molto popolare nel suo Paese e, dopo il sì al cosiddetto Terzo Memorandum, nemmeno malvisto tra i capi dell'Unione europea. Ora bisogna vedere se saprà anche governare. E questa è una delle grande incognite in gioco.

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