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Chi è Boris Nemtsov, l'oppositore di Putin ucciso a Mosca

Classe '59, unito nella resistenza a Boris Ieltsin, inflessibile contro il dittatore russo. Dalla questione cecena alla crisi in Ucraina

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Boris Nemtsov, oppositore di Putin, assassinato con numerosi colpi di pistola alle spalle, nella notte del 27 febbraio 2015 a Mosca, in una foto del 2 febbraio 2014 – Credits: EPA/YURI KOCHETKOV

"Putin mi vuole morto", aveva detto. Boris Nemtsov, 55 anni, leader dell'opposizione russa a Vladimir Putin e già vicepremier liberale sotto l'ala protettrice di Boris Ieltsin, ucciso a 55 anni da ignoti sicari a pochi passi dalla piazza Rossa a Mosca, è stato un figlio "ribelle" della nomenklatura.

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Nato il 9 ottobre del 1959 a Soci - il padre era stato viceministro sovietico dell'edilizia e membro del Pcus e la madre pediatra di fama nell'Urss - Nemtsov studia fisica dal 1976 al 1981. Poi nel 1986, dopo il disastro di Cernobil, organizza un movimento di protesta nell'allora Gorki, per impedire la costruzione di una nuova centrale nella regione. Sono gli anni della perestroika di Mikhail Gorbaciov.

 

Nello stesso anno si propone come candidato indipendente per le elezioni del Soviet dei Deputati del Popolo, ma la commissione elettorale locale glielo impedisce. Nel 1989 ci riprova. Il suo programma prevede una serie di riforme, radicali per l'epoca, con idee a sostegno di una democrazia multipartitica e dell'impresa privata. Non viene eletto, ma si ripresenta nel 1990 alle elezioni del Soviet Supremo della Repubblica Russa e questa volta ha la meglio sugli altri candidati, sfidando il listone comunista.

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In Parlamento si unisce alla Coalizione Riformista ieltsiniana. Entra a far parte del comitato legislativo, che si occupa delle riforme agricole e della liberalizzazione del commercio estero. In quel periodo, viene "adottato" da Ietsin quasi come un figlio politico. Nel 1991, durante il tentato colpo di Stato dei nostalgici, Nemtsov resta al fianco di Boris Ieltsin nella resistenza. Nello stesso anno viene "ricompensato" con la nomina a rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa nella regione di Nizhni Novgorod.

In seguito diventa governatore ed è rieletto nel 1995. Il suo incarico è segnato da un programma di riforme liberali che si traducono in una significativa crescita economica e gli valgono le lodi di Margaret Thatcher. Nel marzo 1997, Nemtsov è nominato primo vicepremier della Russia, con il compito di riformare il settore energetico. In questo periodo conta su un buon appoggio popolare e sembra essere un potenziale candidato presidente per il 2000. Tuttavia, la sua carriera politica subisce un brusco stop nell'agosto 1998 per la crisi economica che investe la Russia e travolge il rublo.

Nell'agosto 1999, prova a rilanciarsi fra i cofondatori dell'Unione delle Forze di Destra, una rinnovata coalizione di forze democratico-liberali che riceve quasi 6 milioni di voti, pari all'8,6%, alle elezioni parlamentari del dicembre dello stesso anno. Ma e' un successo parziale ed effimero. Poi inizia la stagione dell'opposizione a Vladimir Putin, inflessibile su tutti i dossier più importanti: dalla questione cecena al recente conflitto in Ucraina.

Oppositore dichiarato in questi mesi anche della politica ucraina del Cremlino, Nemtsov aveva aderito all'ormai imminente manifestazione anti-Putin del primo marzo, convocata fra gli altri dal blogger Andrei Navalni.

Proprio poche ore prima di essere ucciso l'ex vicepremier aveva invocato ancora una volta l'unità delle forze di opposizione russe e aveva scritto: "Se siete per la fine della guerra russa con l'Ucraina, se sostenete la fine dell'aggressione di Putin, venite alla marcia di Primavera".

La sua morte ricorda da vicino quella di altre figure scomode della vita pubblica russa. Ed è forse l'omicidio più clamoroso - anche per le inevitabili reazioni in Occidente e i sospetti che è destinato a generare - dall'agguato che il 7 ottobre 2006, sempre a Mosca, costò la vita alla giornalista Anna Politkovskaia.

Appena 18 giorni fa, il 10 febbraio, era stato lo stesso Nemtsov a manifestare le sue inquietudini al sito russo Sobesednik: "Temo che Putin voglia uccidermi", aveva azzardato. E poi, senza arretrare: "Non potrei disprezzarlo di più".

Fino alla morte violenta, a poche decine di metri dal Cremlino.


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