Impazza la discussione sulla Rete sulla seconda puntata di #Truenumbers, la web serie di approfondimento giornalistico diffusa da Panorama Tv e disponibile qui sopra. Su Facebook e Twitter decine di migliaia di persone hanno postato commenti sui dati sulle discriminazioni in Italia mostrati da #Truenumbers e molti hanno scoperto che, in effetti, gli italiani un po’ razzisti lo sono. Stando, infatti, al numero delle denunce arrivate nel 2014 all’Unar, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (che dipende dal ministero delle Pari Opportunità) il 74% delle segnalazioni sono state presentate da persone che si ritengono discriminate per motivi etnico-razziali. Ma quello che ha fatto più discutere è la posizione, in classifica, delle denunce presentate da persone che si ritengono discriminate a causa del proprio orientamento sessuale: solo il 7,4% e, addirittura, appena il 2,38% sono le segnalazioni arrivate per presunte discriminazioni sul posto di lavoro.

E’ vero che le discriminazioni non vengono presentate per paura di ritorsioni? Può darsi. Eppure queste percentuali sono molto simili, se non identiche, a quelle delle maggior parte di Paesi nel mondo.

Un esempio? Il Canada: nazione profondamente diversa dall’Italia, dove la tolleranza verso gli omosessuali fa ormai parte del Dna della società. Ebbene: se da noi si discrimina in base all’origine entica-razziale, in Canada il 57% delle segnalazioni riguardano discriminazioni verso i disabili, il 16% sono state presentate per motivi etici e appena il 2% riguardano l’orientamento sessuale. Questo significa che gli omosessuali si sentono poco discriminati sia in Paesi dove non esiste nemmeno una legge sulle unioni civili, sia in un Paese dove gli omosessuali si possono sposare e avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. Insomma: gli italiani sono molto più razzisti che omofobi.

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