MIneo
Cronaca

A Mineo il business dell'accoglienza è sotto inchiesta

Per la gestione del centro immigrati sono indagati il consulente Odevaine e il sottosegretario Castiglione. Sotto accusa un appalto da 100 milioni

Le 403 villette variopinte sbucano all’altezza di Mineo, sulla statale che da Catania porta a Gela. Lo chiamavano il «Residence degli aranci»: era l’alloggio per i marines di Sigonella. È diventato un Cara, Centro d’accoglienza per richiedenti asilo: ospita 3.500 immigrati sbarcati sulle coste siciliane, dà lavoro a 400 persone e muove centinaia di milioni di euro. Soldi pubblici, ovviamente.

Su questo colosso dell’ospitalità ora indagano la Direzione distrettuale antimafia di Catania e la Procura di Caltagirone. La pericolosa saldatura tra denaro, politica e cooperative è l’oggetto delle inchieste. Che sono a una svolta. Tra gli indagati c'è Luca Odevaine, ex vice capo di gabinetto a Roma nella giunta di Walter Veltroni e membro del Tavolo per l’accoglienza dei rifugiati. Odevaine, arrestato lo scorso dicembre nell’operazione «Mafia capitale», è accusato dai pm romani di aver manipolato flussi migratori e appalti in cambio di soldi.

Ma se a Roma si stringono i patti scellerati, è in Sicilia che gli immigrati diventano business. In particolare al Cara. Odevaine negli ultimi anni avrebbe condizionato la gestione della struttura di Mineo. Gare per circa 200 milioni aggiudicate ai soliti noti, grazie alla benevolenza del «Calatino Terra d’accoglienza», il consorzio di nove Comuni che controlla il Cara. «È un bando blindato: impossibile che se lo aggiudichi qualcun altro» diceva Odevaine nelle intercettazioni. E il 3 marzo 2015 l’Autorità nazionale anticorruzione ha confermato: l’appalto è illegittimo perché confligge «con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità ed economicità».

Al Cara Odevaine arriva come consulente nell’estate 2011. Lo chiama Giuseppe Castiglione, anche lui indagato, all’epoca presidente della Provincia di Catania, poi presidente del consorzio e oggi sottosegretario alle Politiche agricole (Ncd), che spiega: «Mi venne segnalato. Era un esperto stimato da tutti». Castiglione mantiene la sua carica al Cara fino all’elezione in Parlamento, a giugno 2013. Poi la guida del «Calatino Terra d’accoglienza» passa ad Anna Aloisi, sindaco di Mineo, anche lei dell’Ncd.

E proprio nel paesino che ospita il centro, il partito di Angelino Alfano alle Europee 2014 segna un risultato strabiliante: 39,2 per cento. Frutto di assunzioni e clientele, attaccano gli avversari. Risultato di una gestione attenta al territorio, obietta Aloisi. Che, appena insediata, rinnova la consulenza a Odevaine, già commissario nel 2012 in una gara vinta dal raggruppamento di imprese Sisifo. Un’associazione che, a Catania, ha sede in un immobile di Giovanni La Via, eurodeputato dell’Ncd, che chiarisce: «Non ne sapevo niente. L’ha affittato un’agenzia». E del resto, ha raccontato Mario Barresi sulla Sicilia, lo stesso Odevaine avrebbe avuto casa nel capoluogo etneo: «Un appartamento moderno e ben arredato, alle spalle di Corso Italia».

L’ex vice capo di gabinetto di Veltroni è il vero deus ex machina: lo testimoniano i documentiche Panorama ha potuto leggere e che adesso sono al vaglio dei magistrati. Il 20 gennaio 2014 un pool di legali, guidati da Andrea Scuderi, invia al consorzio un parere sull’«affidamento dei servizi e delle forniture». Il suggerimento è di indire «gare che comportino un’effettiva competizione». Il 27 gennaio 2014 Odevaine invia però una mail a Scuderi, «su mandato conferitomi dal sindaco di Mineo». Ma perché un consulente fa le veci del presidente del consiglio di amministrazione su un tema così decisivo? Il legame fiduciario emerge più chiaramente nell’assemblea del 14 maggio 2014. Aloisi chiede di individuare «una figura professionale che si occupi di contributi comunitari».

Franco Zappalà, sindaco di Ramacca e membro del cda, si oppone: il compito, spiega, può essere svolto gratis dai dipendenti comunali. Posizione su cui convergono gli altri consiglieri. «Ma il disegno era già chiaro» spiega Zappalà a Panorama. «Bisognava assumere Odevaine per poi nominarlo commissario dell’appalto». Gli eventi successivi confermerebbero la sua tesi. Il 19 giugno 2014 è comunicato che «nessuno presenta titoli adeguati». Serve dunque un bando. A cui partecipa un solo candidato, che fortunatamente ha «i requisiti professionali», dettaglia il verbale del cda. E indovinate chi è il succitato superesperto? Il già consulente Luca Odevaine. Che cinque giorni dopo, il 24 giugno 2014, è nominato commissario di gara.

Il giorno seguente si aprono le buste. Ci sono due proposte: la prima è considerata irricevibile, la seconda è l’offerta della cordata vincente. Quella che già gestisce il Centro: il rinominato «Consorzio di cooperative sociali casa della solidarietà». Il bando triennale è aggiudicato a 97 milioni e 893 mila euro: rispetto alla base d’asta di 100 milioni, il ribasso è appena dell’1 per cento. È il 30 luglio 2014. Quattro mesi dopo Odevaine viene arrestato, romanzesco protagonista della «terra di mezzo» emersa dall’inchiesta romana. Quella in cui affari, criminalità e politica si mescolano fino a diventare un’unica malta.  

 

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