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Steve Jobs pensava all’iPad e all’App Store dal 1983

A un anno esatto dalla sua morte, appare una misteriosa musicassetta, risalente al 1983, in cui Steve Jobs preconizza l'avvento di iPad, Siri e App Store. Un moderno Nostradamus? No, solo un vero innovatore

Steve Jobs Murales

– Credits: Abode of Chaos @ Flickr

A volte la realtà imita così bene il cinema da far sorgere il sospetto che ci sia davvero un regista a dettare i tempi dietro le quinte. L’altroieri, a poche ore di distanza dal primo anniversario dalla morte di Steve Jobs, un blogger di nome Marcel Brown, ha pubblicato la trasposizione digitale di un discorso che il co-fondatore di Apple aveva tenuto ad Aspen quasi 30 anni fa. Durante il discorso (contenuto in un nastro etichettato che fa molto Progetto Dharma ) Steve Jobs si prendeva la libertà di immaginare le pietre miliari della tecnologia futura, parlando di: connessioni wireless, iPad, App Store e Siri. Tutte cose che naturalmente non sarebbero esistite prima di altri 10-20 anni.

Per capire l’importanza di questo nastro, è necessario contestualizzare il discorso nel periodo in cui è stato registrato.

Era il 15 giugno del 1983, Steve Jobs aveva 28 anni, l’Apple II era il personal computer di maggior successo e il Macintosh era ancora in fase di progettazione. A quel tempo Steve Jobs era già animato dalle sconfinate ambizioni che l’avrebbero reso famoso, nel reclutare John Sculley della Pepsi, gli disse : “Vuoi continuare a vendere acqua zuccherata per il resto della tua vita o vuoi venire con me a cambiare il mondo?”. A quel tempo Internet era ancora in fase embrionale, l’email veniva utilizzata come strumento di comunicazione all’interno dei laboratori scientifici e il mobile computing era ancora un miraggio.

Per questo, a distanza di quasi trent’anni, il discorso di Jobs sembra quello di un uomo che ha trovato una sfera di cristallo: “Stiamo introducendo sul mercato un sacco di computer creati per essere usati in solitario, una persona, un computer. Ma non passerà molto tempo e avremo una comunità di utenti che vorranno essere connessi tra loro. Perché alla fine, i computer sono destinati a diventare uno strumento di comunicazione.” Nel preconizzare ciò, Steve Jobs elogiava i primi tentativi di “posta elettronica” e si spingeva a immaginare un futuro in cui la gente sarebbe andata in giro con dispositivi capaci di inviare e ricevere email grazie a “collegamenti radio.”

Del discorso di Aspen in realtà se ne parlava da tempo. Ad agosto, il biografo ufficiale di Steve Jobs, Walter Isaacson, aveva accennato all’esistenza di un antico nastro contenente un discorso di Jobs. E in effetti i contenuti di quel nastro già si conoscevano. Almeno, in parte. Il discorso del 1983 era durato un’ora buona, ma di quell’ora solo 20 minuti corrispondevano al testo preparato da Jobs, per il resto del tempo l’imprenditore di Cupertino aveva parlato a braccio rispondendo a domande dal pubblico. Ed è in quei 40 minuti, fino ad oggi introvabili, che Steve Jobs si abbandonò ai suoi voli pindarici.

Nella sua sfera di cristallo, Jobs aveva visto qualcosa di simile all’odierno App Store: “Saremo in grado di trasmettere roba elettronicamente attraverso la linea telefonica. Così, quando vuoi comprare un tipo di software, potremo inviartelo via telefono direttamente da computer a computer. È questo, quello che vogliamo fare.”

Anche se le “previsioni” più potenti riguardano sicuramente i computer portatili e, secondo alcuni, i tablet: “La strategia di Apple è molto semplice. Quello che vogliamo fare è introdurre un computer incredibilmente potente in una sorta di libro che tu possa portarti in giro e imparare a usare in 20 minuti. [...] Vogliamo inoltre dotarlo di un collegamento radio per fare in modo che tu non debba attaccarti a nulla e che tu possa comunicare con un sacco di grandi database e altri computer.”

Infine, Jobs rivelava l’intenzione dell’azienda di concentrarsi su qualcosa di molto simile a Siri. Parlando di sistemi di riconoscimento vocale, il magnate di Cupertino metteva le mani avanti parlando dei problemi di software nel riconoscere un linguaggio, come quello vocale, che è fortemente legato al contesto. Sosteneva però che la sfida sarebbe stata risolta entro dieci anni. A giudicare da quanto ci è voluto a rendere accettabile Siri, pare che questa sia l’unica previsione che il buon Jobs non ha azzeccato.

A dirla tutta, però, parlare di previsioni e sfere di cristallo è tanto evocativo quanto fuorviante. L’innovazione tecnologica non è un evento atmosferico, non si limita ad “accadere”, e allo stesso tempo, non può essere ridotta a semplice prodotto di una serie di fattori come: ricerca scientifica, necessità da soddisfare e disponibilità economica. Quando si parla di elettronica di consumo, l’innovazione tecnologica si piega all’ambizione e alla creatività di chi siede nella sala dei bottoni. Steve Jobs aveva l’ambizione, la creatività e la posizione necessarie a indirizzare l’innovazione tecnologica e generare bisogni prima inesistenti. Insomma: se Nostradamus era davvero un uomo capace di prevedere il futuro, Steve Jobs, nel bene e nel male, è stato un uomo che ha creato il futuro che desiderava vedere.

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