Mina
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Mina: i 75 anni del mito in un libro - Le immagini

La vita, la carriera e le curiosità sulla Tigre di Cremona sono raccontate da Roberta Maresci in "Mina"

Il 25 marzo del 1940 è nata a Busto Arsizio Mina Anna Maria Mazzini, per tutti Mina, universalmente considerata la più grande cantante italiana.

Dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi l’artista ha interpretato 1.500 canzoni, vendendo oltre 150 milioni di dischi, un numero in costante aumento. Impossibile elencare qui tutti i riconoscimenti ottenuti nel corso di una carriera ineguagliabile, non solo per le sua canzoni, ma anche per il ruolo centrale che ha avuto nella storia della televisione italiana.

In occasione dei 75 anni della Tigre di Cremona, la casa editrice Gremese, in collaborazione con Diva Universal, celebra la cantante, nella collana di monografie Donne nel mito, con un libro della giornalista Roberta Maresci, intitolato semplicemente Mina.

 

Vi proponiamo un estratto del volume, in cui si racconta la sua indimenticabile versione de Il cielo in una stanza di Gino Paoli.

1960: non solo film e commedie per l’urlatrice che esordisce a Sanremo

"Al singhiozzo di Tony (Dallara ndr), Mina risponde con Il cielo in una stanza: la canzone entra al settimo posto nell’estate 1960 e sale poi al primo, rimanendo in classifica fino all'inizio dell’anno successivo (entrerà in classifica anche in Spagna come Cielo en casa e negli USA come The world we love, dove raggiunge la 90a posizione di Billboard).

Proposta da un giovane Mogol, Mina però non ne sembra convinta; in effetti il brano era già stato rifiutato da altre interpreti, tra cui Jula De Palma e Miranda Martino. Insieme a Mogol, a firmare il testo anche Toang, pseudonimo del maestro Renato Angiolini (Gino Paoli non compare nei credits perché non ancora iscritto alla SIAE).
L’ouverture e l’inciso col crescendo di violini sono ancor oggi davvero straordinari. Ma la vera rivoluzione è che a cantare un simile tema vi sia per la prima volta una donna. La gente va in visibilio. Le piace quel giro armonico scelto per una storia, vera, ispirata all’incontro clandestino con una prostituta in una dimora “dal soffitto viola”, una casa d’appuntamenti a Genova. E anche a Gino Paoli, Mina piace da impazzire. Lo ha ricordato di recente sul settimanale Chi:

«Nel 1960 non ero ancora famoso e Giulio Rapetti, che poi sarebbe diventato Mogol e allora lavorava alla Ricordi, era convinto che io fossi un autore più che un cantante. Così mi portava in giro a far sentire le mie canzoni. Combinò un incontro con Mina. Lei ascoltò il mio lavoro e scelse un paio di pezzi: “Il cielo in una stanza” e un altro che non ricordo più. Cominciammo a vederci finché a un certo punto qualche divergenza ci divise. Io non volevo più che incidesse ‘Il cielo in una stanza’, ma lei mi telefonava e insisteva. Allora cedetti a patto che interpretasse anche una cosa d’un mio amico, Giampiero Reverberi. Per Mina presi una piccola cotta, era una ragazza molto affascinante. Col tempo ho capito che fui colpito da lei perché era una forza della natura come il Po della sua Cremona, la città dove è nata. Il suo modo di cantare è assolutamente istintivo, non è sofisticata come sembra. Ed è capace di fare sua qualsiasi canzone interpreti, di trasformarla in qualche cosa di completamente diverso da ciò che persino l’autore aveva immaginato».

E così Mina cede alla prima delle mille metamorfosi: l’urlatrice e interprete di cover di brani rock si trasforma in musa della canzone d’autore. Contribuendo in modo determinante, visto il suo enorme successo di pubblico, a porre all’attenzione generale un nuovo tipo di canzone dove i sentimenti non hanno più toni melensi e tradizionali, ma una sincera e coerente rappresentazione. In più, sempre con la canzone Il cielo in una stanza, entra a far parte del gruppo limitato di evergreen, cioè di classici mondiali della canzone italiana come O sole mio, Arrivederci Roma, Funiculì funiculà, Torna a Surriento e poche altre. Questo ruolo di procacciatrice di successi per autori sconosciuti diventa una costante nella carriera di Mina perché, dopo l’exploit del brano di Paoli, molti autori la vogliono come interprete delle loro nuove canzoni. Accade così che le sue versioni di Come sinfonia e La canzone di Marinella contribuiscano a farne conoscere gli autori: Pino Donaggio e Fabrizio De André.

Intanto, accompagnata dall’orchestra di Tony De Vita, la sua versione canora arriva al primo posto in classifica nel settembre 1960 e vi rimane complessivamente quindici settimane. Dire che è indimenticabile e insuperabile (Italdisc MH 61, accoppiata con La notte di Reverberi-Franchi) sembra superfluo. Ma è tanto orecchiabile che viene scelta da Valerio Zurlini per La ragazza con la valigia, film del 1961 in cui fa da colonna sonora alla sequenza con Claudia Cardinale sulla spiaggia e Riccardo Garrone che tenta di baciarla; sequenza precedente alla scazzottata finale (con il sottofondo di “Tintarella di luna”) fra lo stesso Garrone e Jacques Perrin all’ombra del grattacielo di Milano Marittima. Per gli ipercritici, la cosa più bella… fu solo la valigia!".

Mina di Roberta Maresci, Gremese Editore, 160 pag, 12,90 euro.

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