Quando nel 1969 il fotografo Norman Seeff conobbe Patti Smith e Robert Mapplethorpe, entrambi avevano 23 anni e vivevano insieme a New York, dove si erano conosciuti due anni prima. Lei, originaria di Chicago, era da poco arrivata in città, senza soldi e con la ferma intenzione di diventare una poetessa: la musica era ancora da scoprire. Lui a New York ci era nato, nel distretto del Queens: origini irlandesi, di famiglia cattolica osservante, non era ancora alle prese con la propria omosessualità né con la fotografia, che avrebbe scoperto più tardi.


A quell'epoca anche Norman Seeff, nato nel 1939 a Johannesburg, in Sudafrica, si era da poco trasferito negli Stati Uniti, dove vive e lavora a tutt'oggi, 74enne, con alle spalle una lunga carriera di fotografo e regista dedicata, in particolare, a raccontare il mondo dell'arte e dello spettacolo, durate la quale ha ritratto, tra i molti altri, Ray Charles, Tina Turner, Steve Jobs, Mick Jagger, Joni Mitchell e Frank Zappa.


Incontrò la giovane coppia al Max's Kansas City, un club di New York divenuto luogo d'incontro di musicisti, poeti, artisti e politici. Sull'onda dell'affinità immediata che nacque con entrambi, lì invitò a casa sua per fotografarli. Ne nacquero questi scatti grandiosi, che raccontano lo straordinario sodalizio che legò i due artisti e che, dopo un incipit amoroso, avrebbe assunto le forme di "un'amicizia pura, rara e preziosa, di un patto esplicito di reciproco sostegno, fondato sulla condivisione di sogni, di visioni, di idee. Di arte", raccontata da Patti Smith nel suo Just Kids , che ci offre uno sguardo retrospettivo su quegli anni e sul suo rapporto con Mapplethorpe.  


Le stampe di questi e degli altri lavori di Norman Seef possono essere acquistate attraverso il suo sito .


A seguire il testo di Norman Seeff insieme al quale il suo staff ha di recente riproposto queste fotografie su The Retronaut .  


"Incontrai Patti e Robert al Max's Kansas City, un bar del centro ormai famoso frequentato da artisti e musicisti. Andammo d'accordo subito. Li trovai affascinanti e accettarono di fare delle foto con me. Vivevo con alcuni amici in un appartamento in W. 72th Street: li fotografai lì, in cucina e nel piccolo studio che avevamo creato in soggiorno.

Nelle mie sessioni fotografiche non mi curai di fare in modo che i flash e gli stand non si vedessero nella foto. Non solo perché non avevo un assistente, ma anche perché per me facevano parte dell'ambiente... Iniziai presto a fotografare lasciando la mia attrezzatura in bella vista, il che è diventato parte del mio stile. I direttori artistici che erano soliti definire "'amatoriale" il mio lavoro, iniziarono poi a copiare quell'estetica.Robert mi disse di essere un artista grafico e che avrebbe voluto aerografare una delle mie immagini. Non sapevo quasi nulla di Patti e di quello che aveva fatto. Non ho mai pensato che queste immagini sarebbero finite da qualche parte, se non nel mio portfolio newyorkese, ma il modo in cui interagivano tra loro era affettuoso e bello da catturare.Due o tre settimane dopo la sessione fotografica, Robert tornò con un paio di mie fotografie e rimasi sbalordito per quanto fosse stupendo il suo lavoro con l'aerografo. In quello che aveva fatto c'era qualcosa di incredibilmente hip. Mi chiese anche di poter partecipare alle mie sessioni fotografiche; sarebbe venuto spesso a vedermi scattare.Non potevo sapere dell'impatto culturale che entrambi avrebbero avuto. Dopo la morte di Robert, Patti mi disse che questi scatti si avvicinavano molto al ricordo che aveva della profondità del loro amore."

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