In Silicon Valley c'è la "provincia di Ivrea"

La storia di Peaxy, azienda nata da due ex-Olivetti, dove la componente italiana è fondamentale. Tanto che a chi non ce l'ha viene dato un nome italiano

La Provincia di Ivrea non è mai esistita. Se lo fosse stata, negli anni Settanta e Ottanta avrebbe ricompreso le cittadine californiane di Cupertino e Palo Alto. In quegli anni la Olivetti fece crescere un centro di ricerche in Silicon Valley da cui uscirono prodotti di avanguardia e una scuola di super-ingegneri italiani. Oggi questi ultimi sono imprenditori seriali e "pezzi grossi" di San Francisco che continuano a sostenere i nostri giovani dell'ITC e ad alimentare progetti italiani.

Può essere infatti che in una nuova azienda emergente in Silicon Valley, fondata nel 2012 da due ex-Olivetti, Francesco Lacapra e Luciano Dalle Ore, la componente italiana sia cosí forte che i non-italiani ricevono un nome italiano manu militari: il terzo cofondatore Joe Lin è diventato Peppino Cascata, Peter Steele Pietro Acciaio, John Franks Gianni Franchi, e via dicendo. L'impresa di chiama Peaxy. Il prodotto la dice lunga sulla soliditá tecnologica necessaria di questi tempi per decollare in Silicon Valley: l'Hyperfiler, un'architettura software altamente innovativa che consente di analizzare e correlare senza ostacoli e a costi contenuti una marea di dati, fino a utilizzare decine di migliaia di server. Nel primo round di finanziamenti nel 2012 hanno raccolto 17 milioni di dollari di venture capital, la loro espansione commerciale è cominciata con un primo grande cliente, General Electric. Dal CEO Manuel Terranova agli sviluppatori fino al marketing, Peaxy è piena di talento italiano e guarda all'Italia per una delle sue prime sedi fuori dall'America. Con sguardo paterno sull'impresa veglia in veste di investitore anche il più grande degli italiani dell'high-tech, l'inventore del primo microchip Intel 4004 Federico Faggin .

Peaxy è un esempio di come il bagaglio di conoscenze ed esperienze del centro di ricerche Olivetti non sia andato perduto. Certo, negli anni Ottanta l'azienda di Ivrea perse il treno che l'avrebbe potuta portare ad essere l'Apple italiana. Dopo il successo dell'M24, non si comprese che il valore aggiunto dei PC si stava spostando a monte verso i produttori di componenti strategici, Microsoft ed Intel. Nell'assemblaggio di componenti standard, Olivetti era destinata a soccombere alla concorrenza asiatica. Ma molti dei 300 ingegneri di Olivetti che facevano ricerca a Cupertino e Palo Alto al momento in cui l'azienda interruppe le operazioni in California portano ancora oggi con sè un patrimonio inestimabile di idee, contatti, progetti imprenditoriali e mentoring d'inestimabile valore per il Sistema Italia. Oggi più che mai, nel momento in cui l'ICT italiano torna a guardare a Silicon Valley come alla piattaforma per la propria crescita. Francesco Lacapra non dimentica le sue radici. Dietro lo sguardo serio da nerd che macina centinaia di righe di codice software ogni giorno, non manca l'emozione quando parla della sua Basilicata: "un riscatto per l'Italia è possibile, noi siamo pronti a fare la nostra parte."

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