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L'eccellenza italiana nel software

Da Mario Mazzola e Silvano Gai ad Andrea Peiro una storia tutta italiana nel cuore di Silicon Valley

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Quando si associa un Paese con il software, in Silicon Valley si pensa a Israele, all’India, all’Irlanda, sempre più spesso anche al Cile e ai Paesi scandinavi. L’Italia è nota – oltre che per l’arte e il cibo – per la meccanica, la moda e il design. I nostri giovani imprenditori IT che bussano alle porte di San Francisco sanno di andare in salita nel rivelare il Paese di origine. Ma, come ha scoperto di recente l’imprenditore Massimo Sgrelli in visita a San Francisco, c’è una nicchia nel mondo digitale nella quale gli addetti ai lavori ci riconoscono come i numeri uno. Quando Massimo bussa da Charles River Venture (CRV) —uno dei più noti fondi di venture di Silicon Valley — è sorpreso nel sentirsi dire: “benvenuti, voi italiani siete i maestri del software di rete”.

Reti, protocolli, router, switch, network management, packet capturing: sulle sponde del Pacifico sanno che gli italiani sono al top nel mondo delle reti di computer. È un vantaggio comparato di cui è bene rendersi conto anche in Italia. All’origine del fenomeno c’è la figura straordinaria di Mario Mazzola, insieme a una scuola di ingegneri del Politecnico di Torino capitanata dal Prof. Silvano Gai. Mazzola e Gai hanno creato in Silicon Valley una scuola dalle radici italiane. 

Mazzola è siciliano, si forma al Politecnico di Milano, viene in America negli anni Settanta per lavorare al Centro di ricerche Olivetti. Poi crea Crescendo Communications. Nel 1993 Cisco acquisisce Crescendo per la bellezza di 94,5 milioni di dollari. Boeing, con cui Cisco sta negoziando la vendita di una grande partita di router, condiziona la conclusione dell’affare alla collaborazione con Crescendo. Da allora Mazzola segnerà lo sviluppo tecnologico di Cisco nei decenni successivi.

Qualche anno dopo, il prof. Gai, ordinario del Politecnico di Torino, decide di fare il salto e trasferirsi in California per accettare un’offerta di lavoro proveniente, guarda a caso, da Cisco. Gai mostra la via a un centinaio di cervelli del Polito, che diventano la spina dorsale tecnologica dell’azienda, contribuendo a renderla il colosso che è ancora oggi nelle reti di computer. Un'avventura raccontata da Antonella Caporello, moglie di Gai, nel libro "Una Cinquecento rossa in California."

Quindici anni dopo questo gruppo di ingegneri italiani sono sparsi in tutta la Silicon Valley e nel tempo hanno chiamato altri italiani - tra questi tanti piemontesi - ad unirsi alla loro avventura. Tra gli imprenditori seriali di successo c'è Loris Degioianni, che ha costruito prima Cace Tech e l'ha venduta a Riverbed, per poi lanciarsi in Draios. Andrea Peiro ha venduto a luglio la sua terza startup PowerCloud Systems al gigante del cavo di Comcast diventandone vice presidente con responsabilitá sul wireless domestico.

Forse, osserva Massimo Sgrelli, c'è anche un tratto culturale, un'attitudine tutta italiana all'eleganza del design alla base del successo dell'ingegneria italiana nel digitale. La stessa attitudine che guidò Federico Faggin alla Intel, negli anni Sessanta, a disegnare il primo microprocessore da una congerie di transitor. Un'eccellenza italiana da non sottovalutare, accanto ai punti di forza tradizionali del Made in Italy.

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