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Economia

Inps e Inpdap, perchè le pensioni degli statali sono al sicuro

Il buco nei conti dell'istituto di previdenza era già noto e non mette a rischio il pagamento degli assegni

(Credits: Ettore Ferrari/Ansa)

“Non è vero che lo stato non ha pagato i contributi ai propri dipendenti”. Così il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli , e la responsabile del  welfare, Elsa Fornero, hanno voluto smentire le indiscrezioni di stampa sul presunto buco nel sistema previdenziale italiano, emerso dopo l'accorpamento dell'Inpdap (l'istituto pensionistico degli impiegati pubblici) da parte dell'Inps.

PERCHE' IL SUPERINPS E' NATO COL BUCO

Secondo il Corriere della Sera, alcuni enti dello stato non avrebbero trasferito all'Inpdap una parte dei versamenti contributivi di propria competenza, provocando così una voragine nei bilanci dell'istituto. Adesso, dopo la fusione tra i due enti, questo buco sarebbe destinato a gravare direttamente sulle casse dell'Inps. In realtà, la questione è un po' più complessa ed è legata ad alcuni artifici adottati nel decennio scorso nella contabilità nazionale, allo scopo di non allargare troppo il perimetro del debito pubblico. A parte i dettagli, però, una cosa è certa: i dipendenti statali iscritti all'Inpdap fino allo scorso anno (e ora passati sotto la tutela dell'Inps), non devono temere per le proprie pensioni, che rimangono al sicuro.

IL SALVAGENTE DELLO STATO.

Innanzitutto, va ricordato che il passivo dell'Inpdap (quasi 6 miliardi di disavanzo finanziario e oltre 10 miliardi di deficit patrimoniale nel 2012) esiste già da anni ed è stato sempre coperto, puntualmente, dai trasferimenti statali. Inoltre, secondo una disposizione del codice civile (l'articolo 2116)  la responsabilità della mancata riscossione dei contributi ricade interamente sull'istituto di previdenza, che deve pagare in ogni caso le pensioni, anche se un'azienda o un ente pubblico non hanno versato il dovuto. Per il lavoratore, insomma, cambia ben poco.

NESSUN ALLARME.

Per questo Luca Spataro , professore di economia politica all'Università di Pisa ed esperto di temi previdenziali, invita a non fare inutili allarmismi e dice: “Attualmente, non c'è alcun rischio di mancato pagamento delle pensioni future dei dipendenti pubblici”. Piuttosto, secondo Spataro, è emerso un problema nella gestione di alcune poste del bilancio statale, che andrebbero rese un po' più trasparenti”.

COME FUNZIONA IL SISTEMA.

Per capire il problema, bisogna innanzitutto sapere come avvengono i versamenti previdenziali nel sistema pensionistico italiano. Una parte dei contributi, circa l'8% della retribuzione, è a carico del dipendente e viene trattenuto dalla sua busta-paga. Un'ulteriore quota di oltre il 24% dello stipendio viene invece versata dal datore di lavoro, che deve “girarla” direttamente all'istituto previdenziale.

Ora, a detta di Spataro, può darsi che alcune pubbliche amministrazioni, in particolare alcuni enti locali,  non abbiano versato all'Inpdap tutte le somme di propria competenza, “anche se”, aggiunge il professore, “si tratta di una semplice ipotesi che andrebbe verificata meglio con  dati concreti”. Qualunque cosa sia successa, però, il risultato non cambia: è sempre lo Stato, infatti, a garantire il pagamento delle pensioni ai pubblici dipendenti, con le risorse dell'Inpdap o con i trasferimenti governativi.

Inoltre, va ricordato che il sistema previdenziale italiano funziona con un meccanismo a ripartizione: in altre parole, i contributi versati oggi dai dipendenti ancora in attività, e dal loro datore di lavoro, servono a pagare gli assegni pensionistici di chi si è già messo a riposo. Dunque, i contributi accantonati da un dipendente non rappresentano un capitale privato che si accumula negli anni, ma sono esclusivamente un dato contabile, in base al quale verrà poi calcolata le futura pensione.

ARTIFICI CONTABILI.

Di conseguenza, se anche qualche ente non paga materialmente tutti i contributi a suo carico, i versamenti vengono comunque contabilizzati e il dipendente non perde nemmeno un centesimo della pensione maturata. L'ipotesi che la pubblica amministrazione si sia comportata da evasore viene però esclusa a priori da Giuliano Cazzola , deputato del Pdl e vice-presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Può darsi che alcuni enti siano stati morosi o leggermente in ritardo nei pagamenti”, dice Cazzola, “ma è assai improbabile che si comportino da evasori  totali o parziali, come potrebbe accadere invece per un'azienda privata ”.

Piuttosto, secondo Cazzola, alcuni squilibri nel bilancio dell'Inpdap potrebbero essere  stati generati da un'operazione di maquillage contabile effettuata in Italia alle soglie del 2000 per  tenere sotto controllo (un po' furbescamente) il debito pubblico. Che cosa è successo, di preciso? In pratica, fino al 1996, le pensioni di molti impiegati statali venivano pagate direttamente dai rispettivi enti pubblici, per i quali avevano lavorato. Poi, le riforme previdenziali approvate nel biennio 1994-'95, hanno voluto introdurre procedure un po' più trasparenti e hanno stabilito la necessità di creare un ente pensionistico di categoria per  tutti gli impiegati statali, cioè l'Inpdap.

LE RIFORME DEGLI ANNI '90.

Le pubbliche amministrazioni hanno iniziato così a versare i contributi all'Inpdap, al quale spettava poi il compito di pagare le pensioni, anche quelle già maturate negli anni precedenti. Alle soglie del 2000, però, in Italia è stato appunto adottato un artificio contabile, che ha permesso ai governi di far uscire dal perimetro del debito pubblico alcune voci di spesa. Nello specifico, i trasferimenti di denaro dovuti all'Inpdap dagli enti pubblici (per pagare le pensioni già maturate) sono stati classificati come anticipazioni di tesoreria e non più come pagamenti pensionistici.  Si tratta in apparenza di un dettaglio tecnico che, tuttavia,  dal punto di vista formale, ha trasformato l'Inpdap da ente creditore dello stato centrale a ente debitore, provocando  un notevole squilibrio nella situazione finanziaria e patrimoniale dell'istituto. E' stata un'operazione di ingegneria finanziaria che non cambia la sostanza delle cose ma su cui, adesso, sarebbe bene che il governo facesse un po' di chiarezza.

ECCO I VERI CONTI SULLE PENSIONI DEGLI STATALI

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