Dipendenti pubblici, quanti sono e perché è così difficile gestirli

Gli statali italiani sono meno di quelli francesi e inglesi. Ma è difficile spostarli da un ente all'altro in caso di necessità, come vorrebbe il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli

Una manifestazione di impiegati statali – Credits: Guido Montani/Ansa

Andrea Telara

-

Favorire la mobilità dei dipendenti pubblici. E' uno degli obiettivi contenuti nella spending review, il piano di revisione della spesa dello stato, oggi diretto dal commissario governativo Carlo Cottarelli . Lo scopo di Cottarelli è in sintesi quello di poter trasferire più facilmente gli impiegati statali da un ente all'altro, in un'ottica di razionalizzazione degli organici. In altre parole, ciò significa che un dipendente di un'amministrazione che ha degli esuberi di personale, potrà essere spostato senza particolari problemi verso un ente diverso, che ha invece un organico carente. Il risultato, ovviamente, è quello di aumentare l'efficienza degli uffici e ridurre gli sprechi, grazie a una gestione ottimale delle risorse umane.

I CONTRATTI DELLA PA

A ben guardare, per Cottarelli non sarà facile raggiungere lo scopo fissato dal governo visto che la mobilità dei dipendenti pubblici è già prevista dalle leggi in vigore ma, per adesso, è rimasta solo sulla carta. La prova arriva dai risultati di uno studio realizzato dalla società di relazioni pubbliche Forum Pa, con dati aggiornati a due anni fa. Secondo l'analisi di Forum Pa, la mobilità tra i dipendenti statali è pressoché assente, visto che nel 2011 solo un impiegato su mille ha cambiato amministrazione e soltanto uno su cento si è trasferito da un ufficio all'altro, quasi sempre su basi volontarie.

IL CONFRONTO CON L'ESTERO

Eppure, se si volessero fare dei riordini negli organici, non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta, visto che i dipendenti pubblici sono mal distribuiti, soprattutto a livello geografico. In Calabria, per esempio, gli statali rappresentano il 13% degli occupati, contro il 6% della Lombardia. Inoltre, nella Pubblica Amministrazione italiana c'è pure un numero molto elevato di dirigenti, 1 ogni 11,5 addetti, mentre in Francia la quota dei manager è tre volte inferiore (1 ogni 33 impiegati).

Non è vero, invece, che gli impiegati pubblici sono troppi: in totale si tratta di circa 3,4 milioni di persone, contro i 5,5 milioni della Francia e i 5,7 milioni della Gran Bretagna, due paesi che hanno un numero di abitanti vicino al nostro. Il guaio è che i dipendenti statali italiani sono spesso più vecchi e meno qualificati di quelli esteri: in Francia, per esempio, il 28% degli impiegati ha meno di 25 anni, contro il 10% del nostro paese. Nel Regno Unito, invece, la quota dei laureati negli organici è di ben il 54%, contro il 34% dei dipendenti statali italiani.

GLI ESUBERI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Per funzionare in maniera davvero efficiente, dunque, la pubblica amministrazione della Penisola andrebbe probabilmente riformata da capo a piedi. Inoltre, non va dimenticato che, almeno sulla carta, esistono già  delle regole ben precise ideate per favorire la mobilità del personale. Secondo la Legge di Stabilità per il 2012 (approvata nel 2011 dal governo Berlusconi) ciascun ente pubblico deve effettuare ogni anno una ricognizione degli organici, per verificare se vi sono delle eccedenze. Gli impiegati in esubero devono essere destinati preferibilmente ad altre istituzioni o enti. Se però lo spostamento non è possibile, dopo 90 giorni il dipendente viene lasciato a casa e ha diritto a percepire un assegno di mobilità, cioè sussidio pari all'80% dello stipendio, per un periodo massimo di 24 mesi.

PRECARI A RISCHIO IN ITALIA 

I PRECARI E IL PUBBLICO IMPIEGO

© Riproduzione Riservata

Commenti