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Lavoro

Riforma del lavoro e Jobs Act: i diritti persi e i diritti acquisiti

Quali tutele scomparirebbero con la nuova legge-delega sul welfare del governo Renzi e quali, invece, verrebbero introdotte

Una manifestazione di lavoratori precari – Credits: Cesare Abbate/Ansa

In attesa della resa dei conti di oggi sul Jobs act nella direzione del Pd, Matteo Renzi ieri ha sferrato un altro dei suoi attacchi mediatici: intervistato da Fabio Fazio A Che Tempo che fa ha detto: "Non tratto con la minoranza del partito ma con i lavoratori". Il premier ha liquidato l'articolo 18 e affermato che "gli imprenditori devono poter licenziare". Renzi ha anche annunciato la cancellazione dei contratti precari. Infine, un attacco al sindacato: "L'unica azienda al di sopra dei 15 dipendenti che non ha l'articolo 18 sono loro".

Intanto ricordiamo, di cosa tratta davvero la riforma del lavoro del governo di Matteo Renzi.
(Questo post è stato pubblicato la prima volta il 22 settembre 2014 e aggiornato il 29 settembre)

Licenziamenti più facili e criteri più stringenti per l'accesso alla cassa integrazione. Ma anche nuovi ammortizzatori sociali per i dipendenti precari e sostegni alla maternità per le lavoratrici autonome, che attualmente sono molto svantaggiate rispetto alle donne assunte con un contratto da dipendente. Sono questi, in sintesi, i pilastri del Jobs Act, la riforma del welfare del governo Renzi, che sembra ispirata da una “filosofia” di fondo: per modernizzare il mercato del lavoro italiano, bisogna eliminare alcune tutele oggi esistenti (come quelle previste dall'articolo 18) per introdurne altre a sostegno di alcune categorie di lavoratori particolarmente disagiate.


Articolo 18, com'è e come sarà


Ecco di seguito una panoramica sui diritti eliminati e introdotti dal Jobs Act, anche se occorre fare innanzitutto una premessa: la riforma del lavoro è ancora da scrivere nel dettaglio e non è detto che riesca a centrare tutti gli obiettivi. Per attuare alcuni provvedimenti, come l'estensione degli ammortizzatori sociali, c'è infatti bisogno di un bel po' soldi e non è chiaro dove il governo troverà le risorse.


Licenziamenti più facili


Il punto più controverso del Jobs Act riguarda l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che disciplina i licenziamenti individuali. Chi viene assunto dalle aziende con più di 15 dipendenti e poi viene lasciato a casa ingiustamente, non avrà più diritto a essere reintegrato sul posto di lavoro, anche quando il giudice stabilirà che il licenziamento è illegittimo. Per il lavoratore, ci sarà soltanto un indennizzo in denaro, proporzionale all'anzianità di carriera. Maggiore è l'anzianità, più alto è il risarcimento spettante al lavoratore. Queste regole, va ricordato, si applicheranno però soltanto ai nuovi assunti e non a chi oggi ha già un'occupazione.


Cassa integrazione a tempo


Diventerà meno generosa la cassa integrazione guadagni (cig) che consente alle aziende di lasciare temporaneamente a casa alcuni dipendenti, in caso di crisi o di riduzione del fatturato. Verranno probabilmente fissati dei limiti temporali per l'utilizzo della cig (si parla di 12 mesi). Inoltre, non potranno accedere alla cassa integrazione le imprese che hanno cessato completamente l'attività o hanno ceduto un ramo d'azienda. L'utilizzo della cig sarà impedito anche alle aziende che non hanno sperimentato prima altre forme di riduzione dell'orario di lavoro, allo scopo di salvaguardare l'occupazione (per esempio i contratti di solidarietà). Con il Jobs Act il governo si impegna a far partire finalmente i fondi di solidarietà, già previsti dalla riforma Fornero del 2012 e non ancora decollati. Si tratta di ammortizzatori sociali che dovrebbero svolgere gli stessi compiti della cassa integrazione, nelle aziende che non possono accedervi (come le microimprese).


Nuovi ammortizzatori sociali


Mentre si prevede di ridurre le prestazioni della cig, sul fronte opposto il governo punta ad allargare i sussidi alla disoccupazione (Aspi) anche ad alcune categorie di lavoratori oggi esclusi. Si tratta, nello specifico, dei precari assunti con contratti ultraflessibili come le collaborazioni a progetto. Sempre in tema di ammortizzatori sociali, il Jobs Act di Renzi ha l'obiettivo di estendere anche i sostegni per la maternità alle lavoratrici autonome, che oggi godono indubbiamente di minori tutele rispetto alle donne assunte con un contratto da dipendente.


La riforma del collocamento


Uno dei pilastri del Jobs Act è la riforma dei Centri per l'Impiego, cioè gli ex-uffici di collocamento pubblici, che hanno il compito di aiutare i disoccupati a trovare un nuovo lavoro. Purtroppo, oggi queste strutture riescono difficilmente ad assolvere alla loro missione e intermediano soltanto il 3% delle assunzioni. Con la riforma del governo Renzi, dovrebbe essere creata una nuova Agenzia Nazionale per l'occupazione, che avrà il compito di far incontrare la domanda e l'offerta di lavoro e e di gestire anche gli ammortizzatori sociali (al posto dell'Inps). L'obiettivo è creare un sistema di welfare più efficiente, in cui il disoccupato percepisce un'indennità di disoccupazione la cui durata cresce all'aumentare dell'anzianità contributiva.


Jobs Act, i problemi aperti


Per ottenere assistenza, chi è rimasto senza lavoro deve però impegnarsi a seguire dei corsi di formazione professionale che lo aiutino a trovare un nuovo impiego. In caso di rifiuto, il disoccupato perde il diritto all'indennità. I corsi di formazione dovrebbero essere offerti attraverso una partnership tra pubblico e privato (come avviene oggi per i contratti di ricollocamento, che sono ancora in fase sperimentale). In pratica, ai disoccupati verrà fornito un voucher, da spendere per dei percorsi di formazione presso agenzie di lavoro private. Quest'ultime potranno però incassare l'intero ammontare del voucher soltanto quando avranno assolto pienamente ai loro compiti, cioè quando saranno riuscite a trovare un nuovo impiego per il disoccupato.

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