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Lavoro

Ape volontaria in forte ritardo: a quando il via libera?

Chi vuole andare in pensione a 63 anni con il prestito previdenziale deve ancora aspettare. Tutte le pratiche sono in alto mare

Doveva partire il 1° maggio ma, se si guarda il calendario, restano ormai ben pochi dubbi: l’Ape Volontaria, cioè il sistema che consente di andare in pensione a 63 anni di età anziché a 66 anni e 7 mesi, arriverà in porto con un ritardo ben superiore anche alle più pessimistiche aspettative.

A distanza di 4 mesi dalla data ufficiale di partenza, non c’è ancora il decreto della presidenza del consiglio dei ministri (Dpcm) che avrebbe dovuto mandare a regime l’Ape volontaria né la prevista convenzione del governo con Ania e Abi (le associazioni di categoria delle banche e delle assicurazioni).


Il prestito pensionistico

Va ricordato infatti che l’Ape (anticipo pensionistico) si basa su un prestito previdenziale con cui il lavoratore ultra63enne riceve (attraverso la mediazione dell’Inps) un prestito da una banca o da una finanziaria. Quest’ultime si impegnano a pagare  le rate di pensione per il periodo compreso tra il compimento dei 63 anni e il raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi anni, la soglia anagrafica prevista oggi dalla Legge Fornero per mettersi a riposo.

Poi, una volta compiuti i 67 anni, l’aspirante pensionato restituirà a rate gli assegni presi in anticipo, con una trattenuta sull’assegno Inps che si protrae per vent’anni, un po’ come la rata di un mutuo. Per creare questa forma di finanziamento l’esecutivo deve appunto stipulare un accordo con il sistema bancario e anche con la sigla di categoria delle assicurazioni (l’Ania) poiché il finanziamento è associato anche a una polizza obbligatoria sulla vita del pensionato-debitore.

Al momento, però, tutto è ancora in alto mare e dell’Ape volontaria non si vede l’ombra. In Italia ci sono 300mila lavoratori che in teoria potrebbero accedere all’anticipo pensionistico.Dovranno armarsi di pazienza ancora per un po'.  


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