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Harry’s Bar chiude: l'addio di Arrigo Cipriani

Con sei milioni di euro di debiti, le banche mettono alla porta il titolare dello storico bar veneziano

Arrigo Cipriani serve il Bellini inventato dal padre, fondatore dell’Harry’s Bar (AP Photo/Luigi Costantini)

Tempi duri all’Harry’s Bar. Dopo oltre sessant’anni di onorato servizio, Arrigo Cipriani, 81 anni e figlio del fondatore del celebre locale di Venezia, è stato messo alla porta. Le banche che hanno finanziato il buco da sei milioni di euro della holding di famiglia, riferisce il Daily Mail , hanno intimato al patriarca di lasciare il timone. Al suo posto, sarà nominato un team di manager di fiducia che avrà il non facile compito di rimettere in ordine i conti gravati da un calo del giro d’affari del 20-30%.

Come riferisce Business Insider , Gianluca D'Avanzo e Salvatore Cerchione sono i due manager che prenderanno le redini su incarico delle banche creditrici, Banca Popolare di Vicenza e Banco Popolare. D’Avanzo e Cerchione, consiglieri di amministrazione per conto del fondo Blue Sky Investment nella lussemburghese C Management che controlla il gruppo di ristorazione insieme alla famiglia Cipriani.

Arrigo, presidente e amministratore delegato della holding italiana, ha puntato il dito contro il rallentamento del traffico turistico d’élite: "Ci mancano gli americani. I turisti che arrivano adesso a Venezia, non sono quelli di una volta: si fermano solo un giorno e non ci permettono di avere un clientela tutto l’anno, come succedeva un tempo".

Ma il problema sono anche i costi del bar di Piazza San Marco che ha uno staff di 70 persone che partecipa ai profitti, ma che non ha voluto prendere in considerazione un taglio del proprio compenso che potesse aiutare la proprietà a far fronte alla crisi. A quanto parte, i nuovi manager dovranno anche rinegoziare le condizioni economiche dei dipendenti.

L’Harry’s bar è comunque una leggenda. Fondato 81 anni fa da Giuseppe, padre di Arrigo e inventore del Bellini, deve il proprio nome a Harry Pickering, giovane di Boston approdato con la zia, una dama di compagnia e un cane all’Hotel Europa di Venezia, dove Giuseppe, che lo ha raccontato in prima persona sul sito del bar , lavorava come barista. Abbandonato dalla zia e rimasto senza un soldo, il giovane torna a casa, all’alba della Grande Depressione, grazie a un prestito di diecimila lire da parte di Giuseppe. ‘Dopo aver perso le speranze di rivedere l’americano e i miei soldi, nel febbraio del 1931, Harry ritorna con 50mila lire come ringraziamento’. Giuseppe corona così il suo sogno: aprire un bar elegante come quelli degli hotel. La fama dell’Harry’s Bar, nato in un magazzino di corde, cresce insieme al lungo elenco di avventori celebri: Ernest Hemingway, Aristotele Onassis e Humprey Bogart, e poi ancora Truman Capote, Orson Welles e Peggy Guggenheim passano di qui.

Negli anni, il nome Cipriani diventa sinonimo di molte attività commerciali a New York, Londra, Los Angeles, Hong Kong. Bar, residenze, club, resort, ristoranti, ma anche prodotti come pasta olio, abbigliamento, valigie e articoli da regalo portano il celebre nome. E poi, ci sono gli eventi esclusivi, come quelli organizzati in stile rinascimentale nella location sulla 42nd Street a New York.

Un business che va a gonfie vele, secondo Arrigo Cipriani, per il quale è solo il bar di Venezia a dover combattere per la propria sopravvivenza. Anche se le attività americane portano la macchia di un’evasione fiscale sanata nel 2007 con una multa da dieci milioni di dollari. Chissà se dopo il Bellini e il carpaccio, la famiglia Cipriani saprà inventare adesso una nuova ricetta per invertire la rotta.


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