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Chi è ChemChina, il colosso cinese che ha comprato Pirelli

L'azienda orientale da 36 miliardi di euro di fatturato mira a diventare leader globale con una strategia di acquisizioni in Europa

Pneumatici Pirelli

– Credits: Chris Putnam / Alamy

Una delle principali icone del Made in Italy nel mondo, il colosso industriale specializzato nella produzione di pneumatici fondato niente meno che 142 anni fa in una Milano che cercava di farsi riconoscere come uno dei motori principali della Rivoluzione Industriale del Vecchio Continente, è ormai cinese. La formalizzazione dell'operazione "Chem-China" è arrivata con la conferma da parte di quest'ultima della volontà di sborsare 7,1 miliardi di euro per l'acquisizione parziale di Pirelli, operazione con cui China National Chemical Corporation si è automaticamente trasformata nel socio di maggioranza assoluta del Gruppo.

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Chem-China si è mossa tramite la sua controllata China National Tire&Rubber, autorizzandola a firmare un accordo vincolante per una partnership industriale di lungo termine con Camfin, azionista di punta del colosso dei pneumatici, con una partecipazione del 26,193%. Il completamento del riassestamento che sposterà definitivamente Pirelli in mani cinesi, invece, è stato previsto per l'estate.

Chi è

Chem-China è un colosso da 244 miliardi di yuan di fatturato, pari a circa 36 miliardi di euro. Nella classifica dei principali aziende chimiche mondiali e in quella dei colossi industriali cinesi è al 19esimo posto, in quella internazionale stilata da Fortune al 355esimo, con ottime potenzialità di crescita. Del resto, è giovanissima. Creata nel 2004 come nuova estensione della Sasac (State-owned Assets Supervision and Administration Commission), commissione che gestisce una grossa fetta delle aziende di stato cinesi, nelle mani del presidente Ren Jianxin ha aperto nuovi stabilimenti di produzione e di ricerca e sviluppo in 140 diversi paesi, senza considerare le decine di società che controlla ai quattro angoli del globo e i 24 istituti di ricerca e design che sta cercando di trasformare nella rampa di lancio per la sua prossima rivoluzione. Quella con cui Chem-China realizzerà il suo motto: "chimica tradizionale, materiali avanzati".

La strategia di Chem-China

I settori di punta del colosso cinese sono sei: materiali chimici di base e innovativi, lavorazione del petrolio, agrochimici, apparecchiature chimiche e gomma. La Repubblica popolare sa benissimo che, oggi, la forza industriale di una nazione è direttamente proporzionale alla sua capacità di innovare. Ecco perché ha creato un'azienda come Chem-China e le ha suggerito di specializzarsi nei settori di punta della chimica contemporanea. Ed ecco perché, consapevole delle proprie limitazioni in termini di ricerca e sviluppo, le ha dato i mezzi per ottenere il controllo di quelle aziende che avrebbero potuto aiutarla a colmare questa lacuna. Non è quindi un caso che la prima acquisizione risalga al 2005, quando Chem-China si è impossessata della francese Adisseo, leader nel mercato degli additivi nutrizionali e dell’australiana Qenos, specializzata nella lavorazione di polietilene e polimeri. La corsa è continuata nel 2011 con la norvegese Elkem, forte sul campo dei siliconi e delle leghe speciali, e con la formalizzazione di una quota del gruppo israeliano Makhteshim Agan, sesto produttore mondiale di pesticidi. Oggi è stato il turno di Pirelli, ma considerando che sul piano del know-how Chem-China continua ad avere qualche settore scoperto, è certo che le acquisizioni continueranno.

I vantaggi per Pirelli

È indubbio che anche Pirelli potrà ottenere numerosi benefici dall'operazione. E non solo perché i cinesi non hanno nulla in contrario a lasciare che Marco Tronchetti Provera rimanga l'Amministratore Delegato del gruppo e che la sede ufficiale dell'azienda resti in Italia, ma anche perché vista la strategia di espansione recentemente abbracciata, il colosso italo-cinese avrà ora molte più opportunità per aumentare il proprio fatturato nei mercati in cui i cinesi hanno già consolidato la propria presenza. Tuttavia, il vero vincitore di questo accordo è Pechino. Che piano piano, e sfruttando le debolezze altrui, sta riuscendo ad affermarsi su mercati che fino a qualche tempo fa sarebbero stati per lei inaccessibili.  




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