Mimì De Maio

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La storia che sto per raccontare è una favola già vista in tanti film, con la differenza che i protagonisti questa volta hanno nomi italiani, sono reali e continuano a scrivere capitoli. Quante volte abbiamo sentito parlare delle accademie musicali americane come la Juilliard School, la Manhattan School of Music oppure della New York University? In questi tempi sacri della formazione musicale, oggi, studiano dei ragazzi straordinari, formati nei conservatori italiani, che hanno conquistato il sogno americano grazie ai loro sacrifici. Li ho incontrati a New York. Sto parlando di: Christian De Luca(22 anni), pianista di Gargano Sannicandro Garganico (Foggia) frequenta il Bachelor alla Juilliard School; Chantal Balestrieri (23 anni), pianista di Fivizzano (Massa Carrara), frequenta un Master e insegna alla NYU Steinard; Nicola Caminidi (20 anni), sassofonista jazz di Messina, frequenta il Bachelor alla Manhattan School of Music, Giorgio Consolari (22 anni), flautista di Milano, frequenta il Bachelor alla Juilliard School ed Edoardo Turbil (27 anni), pianista di Torrepellice (Torino) svolge un Master alla Manhattan ed ha appena vinto un dottorato alla Juilliard.

Ci diamo appuntamento alla Juilliard tra la Broadway e la 65 st. Andiamo in giro tra auditorium, sale orchestra e aule studio. Passeggiando per i corridoi vieni avvolto dal piacevole suono di scale, esercizi tecnici e accordature di strumento. Ripenso ai miei anni di studio di chitarra classica con il Maestro Raimondo Di Sandro. Mentre ci incamminiamo i ragazzi incrociano i loro colleghi, scambiano qualche battuta su uno o altro esame e d’un colpo ritorno con i piedi per terra e inizio a dare una dimensione terrena, di scuola e meno “cinematografica” alla cosa. Se non fosse che una vetrina con alcuni manoscritti ruba la mia attenzione. Christian mi dice “sono originali, sono di Stravinskij!”. Edoardo: “guarda questo è il manoscritto di “Petrushka”, Chantal “in questa stanza ci sono tutti gli spartiti originali della Juilliard Collection”. I ragazzi mostrano grande entusiasmo ed ogni dettaglio è colorato dai loro racconti. Entriamo in una gigantesca sala prove. Giorgio mi dice “in questa sala proviamo con la Juilliard Orchestra”. Lui infatti ne fa parte e si è esibito anche alla Carnegie Hall. Me lo racconta con un’umiltà abbaiante.

Vado subito al sodo. Ragazzi come si fa ad entrare in queste scuole?

Il percorso è simile per le diverse accademie. Ci sono due prove. Una prima scrematura viene fatta attraverso l’invio di un video esibizione. Se piace si viene convocati per un’audizione dal vivo in forma di concerto. Bisogna preparare un programma di 50 minuti, ma l’audizione dura un massimo di 15. Edoardo: “E’ tremendo suonare e sapere che da un momento all’altro potranno fermarti”. Christian: “il video che ho inviato era stato scartato da un concorso europeo. Mi piaceva particolarmente ed ho pensato di riprovare con lo stesso”. Storia vecchia! Dopo tutto questo c’è l’attesa e la fatidica comunicazione dell’esito dell’audizione. Nicola quando ha saputo di essere entrato alla Manhattan ha esclamato: “Oh mamma mia ed adesso? Io e mio padre ne avevamo parlato per gioco”.

Tutti i ragazzi provengono da percorsi di formazione in Italia. Tutti diplomati al conservatorio. Christian ha scoperto di amare la musica grazie alla trasmissione Sarabanda. Me lo racconta con il sorriso e la leggerezza di un ragazzo di 22 anni. Indovinava tutte le canzoni dalle prime note. Nicola ha iniziato a suonare all’età di 2 anni grazie al papà ed ha sempre ascoltato il jazz. Chantal, con una grinta e determinazione che affascinano, è la prima musicista in famiglia. Per lei il destino sembrava essere scritto. Frequenta una master class in Italia nella quale partecipa un docente della Juilliard, un suo amico si traferisce in America e così inizia a pensare che anche lei può farcela e poi conosce Christian (appena entrato alla Juilliard). Per loro un anno di relazione a distanza per poi riuscire a ricongiungersi a New York, anche lei era entrata in un’accademia, alla prestigiosa NYU Steinard.

La bravura però si sa non è tutto. Superata l’ammissione bisogna affrontare gli aspetti economici. Studiare in una di queste accademie può costare fino a 40.000 dollari l’anno, più c’è da considerare la vita a New York, l’assicurazione sanitaria e qualche svago. Quindi provoco i ragazzi con una domanda: “voi siete ricchi? Non tutti i ragazzi possono permettersi questo tipo di formazione!”. Mi rispondono in coro: “Abbiamo tutti una borsa di studio!”. In modalità diverse le accademie finanziano gli allievi più meritevoli, e loro rientrano in questa categoria. Come al solito ripreso al mio Paese, alle migliaia di ragazzi che dopo aver ricevuto una formazione eccellente sono costretti ad andare altrove. Non esagero se dico che l’America investe centinaia di migliaia di dollari nella formazione di questi 5 ragazzi italiani. Le borse di studio non sono l’unica strada, spessissimo si avviano campagne di crownfounding per raggiungere la cifra. Chantal mi racconta che una sua amica ha raccolto 80.000 dollari sulla piattaforma online “Gofoundme”.

La prospettiva di rientrare in Italia purtroppo i ragazzi non la considerano. Amano profondamente la loro terra ma temono di non essere accolti come meriterebbero. Tra le loro grandi paure, dopo il diploma, c’è il problema del “Visto”. Se non dimostrano di lavorare o avere “extraordinary ability” gli USA li rispediscono a casa. Non a caso quando gli chiedo: “qual è il vostro sogno?” mi rispondono “vivere di musica!”.

In realtà hanno obiettivi ben precisi e riconducono spesso all’Italia. Portano in giro un progetto dal titolo “CoSì” dedicato alla tradizione musicale italiana, che ha debuttato poche settimane fa nella prestigiosa cornice della Casa Italiana Zerilli Marimò della NYU diretta da Stefano Albertini. Mentre ci salutiamo mi confidano che un grande sogno sarebbe suonare in orchestre dirette dai Maestri Riccardo Muti, Daniele Gatti o Gianandrea Noseda.

Sono sicuro che presto ci riusciranno, e magari lo faranno in Italia.

 

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