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Tecnologia

TIM esplora la casa intelligente

In Italia vale 566 milioni di euro e supererà il miliardo nel 2023. Aumenta la sicurezza e il valore di un immobile, riesce a ridurne i consumi energetici e a differenziare il mercato assicurativo. Lo scenario e le prospettive del mercato nel Rapporto «Smart Home - Internet of Things nelle case italiane» elaborato dal Centro Studi del Gruppo guidato da Luigi Gubitosi

Non è più un territorio sconosciuto, anzi incuriosisce l'85 per cento della popolazione italiana, viene vista come portatrice di benessere, efficienza, sicurezza. Aumenta il valore di un immobile tra l'1 e il 5 per cento e ne accelera i tempi di vendita. Se i suoi strumenti sono usati in maniera massiccia, è in grado di abbattere i consumi di energia nazionali, facendo risparmiare alle famiglie del Bel Paese fino a 3,5 miliardi di euro l'anno. Di più: centrando l'obiettivo di un taglio tra il 10 e il 15 per cento dell'elettricità grazie alle sue tecnologie, arriverebbe a evitare emissioni fino a 2,5 milioni di tonnellate di CO2.

Sono alcuni dei tanti benefici legati alla «smart home», la casa intelligente resa tale da oggetti evoluti che si collegano al Wi-Fi e scambiano informazioni su internet: assistenti vocali, elettrodomestici controllabili da una app, telecamere e sensori antifurto, sistemi per ottimizzare in automatico i consumi. Quasi un single su tre (il 28 per cento), più della metà di una famiglia con almeno cinque persone (il 56 per cento) ha già comprato uno o più di questi dispositivi. Ha alimentato un mercato che nel 2020 valeva in Italia circa 566 milioni di euro e registrerà un tasso di crescita del 26 per cento ogni dodici mesi da qui al 2023, quando si stima supererà il miliardo di euro.

A fare i conti è un corposo rapporto redatto dal Centro Studi Tim e presentato da Carlo Nardello, Chief Strategy, Business Development & Transformation Officer TIM, Luca Josi, Direttore Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment TIM e Lorenzo Foglia, Responsabile Devices e Servizi Innovativi TIM, dedicato all'internet of things, alla sua diffusione e percezione lungo lo Stivale. Quest'ultima in forte cambiamento, come naturale frutto dei tempi: dopo il lockdown, la casa è in cima alla lista delle priorità per il 90 per cento degli italiani, ben il 48 per cento non è soddisfatto della sua abitazione, il 16 per cento dà grande priorità alla componente tecnologica e desidera poter controllare e sorvegliare le stanze dall'esterno con lo smartphone. L'11 per cento vorrebbe aumentare l'efficienza energetica attraverso soluzioni per proteggere la casa con la rilevazione di perdite e guasti.

«La ricerca sulla Smart Home, che abbiamo elaborato con il Centro Studi TIM, evidenzia come la disponibilità di una casa intelligente, connessa con la banda ultralarga e dotata dei moderni dispositivi di domotica, non solo rende più comoda e sicura la vita di chi vi abita ma contribuisce a migliorare l'ambiente supportando anche la transizione ecologica del Paese. Inoltre, si tratta di un mercato ad elevata potenzialità che stimiamo raddoppierà il giro d'affari in pochi anni in Italia, fino a superare il miliardo di euro entro il 2023. Con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita dei clienti, vogliamo porre l'accento sull'Internet of Things nella convinzione che la connettività sia un abilitatore di servizi, applicazioni e tecnologie. La smart home rappresenta un banco di prova fondamentale per questo mercato e noi siamo impegnati per ricoprire un ruolo di primo piano» spiega Carlo Nardello.

Connettività e smart home, peraltro, vanno spontaneamente di pari passo: chi ha a casa una connessione dati stabile e veloce, possiede un oggetto smart nel 66 per cento dei casi e intende acquistarlo nel 68 per cento dei casi. La casa intelligente dà inoltre valore al mercato immobiliare e assicurativo. Negli Usa per l'acquisto di una casa con fibra ottica si paga un prezzo del 3 per cento più alto, che diventa il 15 per cento in caso di affitto. Inoltre, le case con sensori di umidità e monitoraggio d'acqua subiscono il 90 per cento di danni in meno permettendo la differenziazione delle polizze.

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