The Hunger Games: quando un’immagine vale più di cento parole
Tiziana Fabi/AFP/Getty Images
The Hunger Games: quando un’immagine vale più di cento parole

The Hunger Games: quando un’immagine vale più di cento parole

THE PURPLE ROOM – La rivoluzione comincia con la lettera “A”, parte dalla Svezia e porta la firma di Alison Bechdel, artista e autrice, ma anche ideatrice del “Bechdel Test”, uno strumento per misurare la presenza di …Leggi tutto

THE PURPLE ROOM – La rivoluzione comincia con la lettera “A”, parte dalla Svezia e porta la firma di Alison Bechdel, artista e autrice, ma anche ideatrice del “Bechdel Test”, uno strumento per misurare la presenza di donne sul grande schermo. Funziona così: per ogni film, il test chiede se ci sono almeno due donne protagoniste di cui è evidenziato il nome e se le donne hanno una conversazione diversa dal tema “uomini”. In pratica, il test vuole valutare se c’è una forte componente femminile nel film. Sostenuta dallo Swedish Film Institute, la formula è stata applicata da in quattro cinema e l’emittente Viasat Film ha annunciato che utilizzerà il rating per i film trasmessi sulle sue frequenze. L’etichetta “A”, è vero, non identifica pellicole comunque vittime di stereotipi di genere, ma almeno sveglia l’attenzione sul tema. E ce n’è bisogno: uno studio del Centro per lo studio delle donne in televisione e nei film dell’Università di San Diego ha evidenziato che solo l’11% dei protagonisti dei 100 film più visti nel 2011 è donna.

Fa piacere, dunque, il ritorno sugli schermi di Jennifer Lawrence. “The Hunger games 2 – La ragazza di fuoco” conquista a pieno titolo la “A”. Il film, infatti, ha il merito (ed è raro) di essere un film d’azione con una protagonista femminile. E poi, come osserva The Atlantic, “The Hunger Games” rompe più di una barriera non ultima quella di una protagonista più alta della sua co-star maschile. Una scelta trasgressiva e rassicurante. Nella cultura occidentale, infatti, il numero di donne più alte del proprio compagno è una percentuale talmente bassa da diventare un fenomeno a sè. Le ricercatrici che l’hanno studiato, l’hanno etichettato come “la norma dell’uomo più alto”. Il trend è così prevalente, da essere considerato una regola nella formazione delle coppie, tanto che siti di dating sono stati “obbligati” a cambiare gli algoritmi per la formazione delle coppie.  Chissà che cambiando questa regola sull’altezza, non se ne possano cambiare anche altre.

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