Il primo viaggio in Thailandia sembra quasi avere un copione già scritto: qualche giorno tra i templi, i mercati e i grattacieli di Bangkok, una tappa nel Nord e poi il mare, scegliendo tra Phuket, Krabi, Koh Samui oppure le Phi Phi Islands. È un itinerario comprensibile, perché conduce direttamente verso alcuni dei paesaggi più spettacolari del Sud-est asiatico, ma rischia di restituire soltanto una parte di un Paese nel quale la costa non è semplicemente la conclusione balneare del viaggio, bensì uno spazio geografico e culturale capace di raccontare identità molto diverse tra loro.
Basta allontanarsi dai moli più frequentati per incontrare un’altra Thailandia, fatta di villaggi costruiti su palafitte, barche da pesca che rientrano all’alba, risaie affacciate sulle baie, foreste di mangrovie e isole sulle quali la giornata continua a dipendere dal vento e dalla marea. Il Paese possiede sistemi costieri profondamente differenti: il versante orientale del Golfo di Thailandia, la lunga costa meridionale dello stesso golfo e quella occidentale affacciata sul Mare delle Andamane non condividono sempre lo stesso clima, gli stessi paesaggi o la medesima stagione favorevole.
Seguire il mare non significa necessariamente rinunciare alle destinazioni più conosciute, perché Phuket, Krabi e Bangkok possono diventare porte d’ingresso verso luoghi meno scontati, raggiungibili con un traghetto, un minivan, qualche ora di treno oppure un volo interno. L’importante è non costruire il viaggio come una corsa tra isole da fotografare e lasciare invece il tempo necessario per capire ciò che rende ciascuna costa diversa dall’altra.
Koh Yao Noi, l’isola lenta tra Phuket e Krabi
Koh Yao Noi si trova nel mezzo della baia di Phang Nga, sospesa geograficamente tra Phuket e Krabi ma lontana dall’atmosfera di entrambe. Dalla costa si osservano le grandi formazioni calcaree che emergono verticalmente dall’acqua, mentre l’interno conserva piantagioni di gomma, risaie, mangrovie e piccoli villaggi nei quali il turismo non ha ancora cancellato completamente le attività tradizionali.
L’isola non è più sconosciuta e dispone ormai di strutture molto diverse, dalle semplici sistemazioni familiari agli alberghi di lusso, ma il suo fascino continua a derivare dalla possibilità di attraversarla lentamente, fermandosi nei porti, nei campi e lungo le strade dalle quali si apre la vista sulla baia. Si può esplorare in bicicletta o in scooter, raggiungere in barca le isole calcaree circostanti, visitare le comunità locali oppure limitarsi a osservare il mare dalle terrazze dei piccoli ristoranti.
Koh Yao Noi è una destinazione particolarmente interessante per chi desidera restare vicino ai grandi aeroporti e alle rotte più semplici senza ritrovarsi nel centro del turismo di massa. Anche qui, tuttavia, la tranquillità non deve essere confusa con l’assenza di regole: le strade sono strette, gli spostamenti in scooter richiedono prudenza e le escursioni dipendono dalle condizioni meteorologiche e dalle maree. Il modo migliore per vivere l’isola è accettarne il ritmo, evitando di ridurla a una gita di poche ore da Phuket.
Koh Kood, l’isola delle cascate e dei tramonti senza discoteche
All’estremità orientale della Thailandia, non lontano dal confine marittimo con la Cambogia, Koh Kood sembra appartenere a un Paese diverso da quello delle grandi località balneari. È una delle isole più estese della nazione, ma conserva una densità abitativa ridotta e un paesaggio dominato da foreste, palme, corsi d’acqua e spiagge chiare.
Qui non si viene per la vita notturna, perché le giornate ruotano attorno alle baie, allo snorkeling, alle escursioni in kayak tra le mangrovie e alle cascate di Khlong Chao e Khlong Yai Ki. Nei villaggi di Ao Salat e Ao Yai le case, i ristoranti e i moli seguono la linea dell’acqua e raccontano una vita ancora strettamente legata alla pesca.
L’isola ospita oggi anche resort molto sofisticati, ma continua a richiedere una certa disponibilità a rallentare. Non esiste una rete capillare di trasporto pubblico e gli spostamenti avvengono soprattutto con mezzi noleggiati o servizi organizzati dalle strutture, mentre la strada attraversa buona parte del territorio senza cancellare la sensazione di trovarsi in un luogo nel quale la natura occupa ancora la maggior parte dello spazio.
Koh Kood è particolarmente adatta a chi desidera inserire il mare alla fine di un viaggio culturale tra Bangkok e le province orientali. È meno immediata da raggiungere rispetto a Samui o Phuket, ma è proprio la traversata dal molo di Laem Sok a segnare il passaggio verso una Thailandia più appartata. Tra la primavera e l’autunno, tuttavia, il monsone può ridurre i collegamenti, soprattutto quelli effettuati dalle imbarcazioni più piccole, mentre il periodo compreso indicativamente tra novembre e febbraio tende a offrire condizioni più favorevoli.
Khanom, il mare dei delfini rosa
A Khanom, nella provincia di Nakhon Si Thammarat, la Thailandia meridionale si presenta senza le grandi folle delle isole più celebri. La costa si estende tra spiagge ancora poco costruite, promontori verdi e piccoli porti dai quali partono le escursioni per osservare uno degli animali più sorprendenti del Golfo di Thailandia: il delfino indo-pacifico dalla gobba, conosciuto localmente come delfino rosa.
Il colore non è identico in tutti gli esemplari e può diventare più evidente con l’età. Nelle acque tra Khanom, Laem Prathap e la baia di Kwang Pao vive una popolazione che può essere avvistata durante le uscite in barca, ma l’incontro non deve essere considerato garantito né trasformato in uno spettacolo. Si tratta di animali selvatici e la qualità dell’esperienza dipende soprattutto dal comportamento degli operatori, che dovrebbero mantenere una distanza rispettosa, evitare inseguimenti, limitare il rumore e non incoraggiare pratiche come l’alimentazione dei cetacei.
Khanom merita comunque il viaggio anche senza vedere i delfini. Nakhon Si Thammarat conserva alcune delle spiagge meno sviluppate del Sud e permette di alternare il mare alle grotte, alle cascate e alla forte identità culturale della provincia, conosciuta anche per il teatro delle ombre e le tradizioni religiose.
È una Thailandia più quotidiana che spettacolare, fatta di ristoranti semplici, mercati, strade costiere e lunghe spiagge sulle quali il paesaggio non è ancora completamente occupato da stabilimenti, locali e resort.
Koh Phitak, dormire in un villaggio di pescatori
Chumphon viene spesso attraversata velocemente dai viaggiatori diretti a Koh Tao, eppure la provincia possiede una costa fatta di mangrovie, piccoli arcipelaghi e comunità che hanno costruito forme di turismo legate direttamente alla vita sul mare.
Koh Phitak si trova ad appena ottocento metri dalla terraferma e si raggiunge con le tradizionali long-tail boat dal molo di Ao Thong Khrok. Quando la marea è particolarmente bassa, il tratto tra la costa e l’isola può persino emergere abbastanza da sembrare quasi percorribile a piedi. Attorno all’isola si sviluppa un villaggio di pescatori nel quale diverse famiglie offrono ospitalità in formula homestay.
Qui non ci sono grandi resort né un calendario frenetico di escursioni. Le attività comprendono kayak, snorkeling, pesca dei calamari e passeggiate verso il punto panoramico dell’isola, ma il vero interesse consiste nell’osservare come la vita domestica, il lavoro e il mare convivano nello stesso spazio, con le abitazioni affacciate direttamente sull’acqua e le barche che sostituiscono almeno in parte le automobili.
Nella stessa provincia, altre piccole comunità costiere propongono soggiorni familiari, uscite notturne per la pesca dei calamari, attività legate alla conservazione marina e, in alcune condizioni, l’osservazione del plancton bioluminescente. Sono esperienze che richiedono aspettative diverse rispetto a una vacanza in resort, perché si dorme all’interno di comunità reali, con servizi più essenziali e giornate determinate dalle attività degli abitanti.
Khao Sam Roi Yot, tra montagne calcaree e paludi sul mare
A poche ore da Bangkok, la costa della provincia di Prachuap Khiri Khan cambia improvvisamente forma. Le spiagge lasciano spazio a picchi calcarei, grotte, zone umide e villaggi di pescatori: è il paesaggio di Khao Sam Roi Yot, il cui nome significa “montagna delle trecento cime”.
Il parco nazionale protegge una combinazione rara di ambienti costieri, montagne calcaree e grandi aree paludose. Al suo interno si trovano spiagge, sentieri, punti di osservazione degli uccelli e diverse grotte, tra cui la celebre Phraya Nakhon, raggiungibile attraverso un percorso che richiede una salita piuttosto impegnativa.
Nella cavità si trova il piccolo padiglione reale di Kuha Karuhas, diventato una delle immagini più riconoscibili della regione quando un fascio di luce entra dall’apertura superiore della grotta. L’effetto dipende dall’ora, dalla stagione e dalle condizioni del cielo, ma il luogo non dovrebbe essere vissuto soltanto come un set fotografico, bensì come il punto d’arrivo di un percorso naturale che attraversa spiaggia, vegetazione e roccia.
Nelle aree più pianeggianti, passerelle e strade attraversano le zone umide di Thung Sam Roi Yot, importanti per numerose specie di uccelli acquatici, mentre più a nord il parco forestale di Pran Buri permette di camminare tra le mangrovie e osservare il rapporto tra l’estuario, la pesca e le comunità costiere.
È una tappa ideale per chi desidera aggiungere il mare a un itinerario partito da Bangkok senza prendere immediatamente un aereo. In questa zona la Thailandia balneare non è fatta soltanto di sabbia bianca, ma di ecosistemi nei quali acqua dolce, mare e montagne convivono a pochissima distanza.
Trang, l’arcipelago delle grotte di smeraldo
Phuket e Krabi hanno costruito gran parte dell’immaginario internazionale della costa delle Andamane, ma più a sud la provincia di Trang offre paesaggi altrettanto spettacolari e un’atmosfera generalmente meno congestionata.
Il suo arcipelago comprende Koh Mook, Koh Kradan, Koh Ngai, Koh Libong e numerose isole minori. Le barche partono soprattutto dai moli di Pak Meng e Hat Yao, attraversando un mare punteggiato da pareti calcaree, spiagge e barriere coralline.
La destinazione più famosa è la Grotta di Smeraldo, sulla costa occidentale di Koh Mook. Per raggiungere la piccola spiaggia nascosta al suo interno bisogna entrare dall’acqua e attraversare un tunnel buio, solitamente nuotando in gruppo con una guida. Quando la luce si riflette vicino all’ingresso, l’acqua assume la tonalità verde che ha dato il nome alla cavità.
Poco distante, Koh Kradan è conosciuta per la sabbia chiara e l’acqua trasparente, mentre Koh Libong possiede vaste praterie di fanerogame marine che costituiscono un habitat fondamentale per i dugonghi. Anche in questo caso, l’osservazione degli animali deve avvenire con particolare cautela, senza avvicinamenti aggressivi e senza trasformare un possibile incontro in una promessa commerciale.
Koh Mook conserva inoltre una comunità prevalentemente musulmana, attiva nella pesca, nelle piantagioni di gomma e nel turismo. Trascorrervi qualche notte permette di andare oltre la visita alla grotta e di scoprire l’isola quando le barche delle escursioni giornaliere sono ripartite.
La stagionalità è decisiva, perché durante i mesi più piovosi alcune aree marine possono essere chiuse per ragioni di sicurezza e recupero ambientale. Gli orari dei traghetti e l’accessibilità delle grotte devono quindi essere verificati poco prima della partenza.
Koh Phayam, l’isola senza fretta del Mare delle Andamane
Ranong è la provincia più settentrionale della costa thailandese delle Andamane ed è anche una delle più piovose. La sua posizione, vicina al Myanmar e lontana dalle rotte balneari più scontate, ha contribuito a mantenere alcune isole ai margini del turismo di massa.
Koh Phayam è la più conosciuta, ma conserva ancora un carattere semplice. Si raggiunge in barca dall’estuario di Ranong e si attraversa soprattutto con mezzi leggeri, tra piantagioni di anacardi, piccoli villaggi, mangrovie e spiagge che cambiano visibilmente seguendo la marea.
Ao Khao Kwai, conosciuta anche come Buffalo Bay, forma un’ampia insenatura nella quale l’acqua appare quasi lagunare durante l’alta marea. Quando il mare si ritira, emerge invece una lunga fascia di sabbia adatta alle passeggiate. Nella zona si possono esplorare le mangrovie in kayak e osservare diverse specie di uccelli, compresi i buceri che frequentano l’isola.
Koh Phayam viene talvolta raccontata come la Thailandia di alcuni decenni fa, una formula inevitabilmente romantica, perché l’isola non è rimasta immobile e il turismo ne ha modificato economia e servizi. Conserva però una scala ancora contenuta e una vita serale molto distante da quella di Phuket o delle destinazioni più orientate alle feste.
Il limite principale è il clima: Ranong ha una stagione delle piogge particolarmente lunga e i mesi compresi indicativamente tra maggio e ottobre sono generalmente i più difficili. Il mare può cambiare rapidamente e i servizi ridursi, quindi Koh Phayam deve essere scelta nel momento giusto, senza considerarla una destinazione balneare identica durante tutto l’anno.
Koh Lanta, oltre i resort della costa occidentale
Koh Lanta non è certamente un’isola sconosciuta. La sua costa occidentale è occupata da spiagge, ristoranti e strutture ricettive frequentate da viaggiatori internazionali, eppure basta lasciare la zona dei resort per scoprire un territorio con un’identità molto più complessa.
Lanta Old Town, sulla costa orientale, conserva antiche case di legno affacciate sull’acqua e una storia legata ai commerci marittimi. Per secoli l’isola è stata abitata da comunità buddhiste, musulmane, cinesi e dagli Urak Lawoi, spesso indicati come popoli del mare. Questa convivenza ha prodotto una cultura locale diversa da quella che si incontra nelle località balneari costruite più recentemente.
La parte meridionale è occupata dal Mu Ko Lanta National Park, mentre dai moli partono escursioni verso Koh Rok, Koh Haa e le isole del mare di Trang. Ma il modo migliore per comprendere Lanta consiste nell’attraversarla da ovest a est, passando dalle spiagge turistiche ai villaggi, dai porti alle mangrovie, fino alle zone nelle quali pesca e agricoltura restano ancora visibili.
È un buon compromesso per chi desidera una destinazione relativamente semplice da organizzare, con una scelta ampia di alloggi e ristoranti, ma non vuole ridurre l’esperienza alla sola vita da spiaggia. Lanta dimostra che anche un luogo già conosciuto può rivelare un lato completamente diverso quando si abbandona il suo itinerario più ovvio.
Come raggiungere la Thailandia dall’Italia
Per chi parte dall’Italia, il viaggio lungo le coste thailandesi può cominciare direttamente da Bangkok, utilizzando la capitale non soltanto come prima tappa dell’itinerario, ma anche come snodo verso le province meridionali, le isole del Golfo e il versante affacciato sul Mare delle Andamane.
Nei mesi di agosto e settembre 2026 Thai Airways ha annunciato l’impiego dell’Airbus A350 sul collegamento quotidiano senza scalo tra Milano Malpensa e Bangkok, aumentando il numero di posti disponibili sulla rotta in una fase dell’anno caratterizzata da una domanda elevata per i viaggi verso la Thailandia e il Sud-est asiatico.
L’aeromobile può ospitare, a seconda della configurazione, fino a 339 passeggeri distribuiti tra Royal Silk Class ed Economy Class. Per chi affronta una percorrenza così lunga, la notizia più rilevante non è però la descrizione dei servizi di bordo, quanto l’aumento della capacità su una delle poche rotte dirette tra l’Italia e la Thailandia, che può ampliare la disponibilità di posti durante i mesi estivi.
Una volta arrivati a Bangkok, l’itinerario deve comunque essere costruito seguendo la geografia del Paese. Koh Kood richiede di proseguire verso la provincia di Trat; Chumphon, Khanom e Khao Sam Roi Yot possono essere raggiunte combinando treni, autobus e trasferimenti locali; Trang, Ranong, Krabi e le isole delle Andamane richiedono invece di pianificare con attenzione l’ultimo tratto, soprattutto quando comprende un traghetto.
La comodità del volo diretto non elimina quindi la parte più affascinante e complessa del percorso, perché, una volta atterrati, bisogna ancora attraversare province differenti e lasciare che siano strade, moli, coincidenze e condizioni del mare a stabilire il ritmo.
La Thailandia non ha una sola stagione del mare
Programmare un viaggio costiero in Thailandia richiede più attenzione di quanto suggeriscano le immagini di sole permanente. Il Golfo di Thailandia, la costa orientale e il Mare delle Andamane non seguono esattamente lo stesso calendario meteorologico.
Quando le piogge e il mare mosso interessano le Andamane, alcune isole del Golfo possono trovarsi in condizioni migliori; in altri periodi avviene il contrario. Anche all’interno della stessa regione le partenze possono cambiare in base al vento, alla marea e alle dimensioni delle imbarcazioni. Le indicazioni generali sono utili, ma devono essere sempre affiancate da una verifica locale nei giorni immediatamente precedenti agli spostamenti.
Bisogna inoltre evitare di costruire itinerari con coincidenze troppo strette tra traghetti e voli internazionali. Il mare può ritardare o cancellare una corsa anche quando il cielo sulla terraferma appare relativamente tranquillo, e una notte di margine non rappresenta tempo perso, ma una protezione contro gli imprevisti.
Un Paese da osservare dalla costa
La Thailandia sul mare non è soltanto quella delle spiagge perfette. È fatta anche di grotte attraversabili soltanto nuotando, villaggi nei quali le case poggiano sull’acqua, foreste di mangrovie, zone umide, piantagioni e animali selvatici che non dovrebbero mai essere trasformati in uno spettacolo.
Seguire la costa permette di comprendere quanto il mare influenzi il modo di abitare, mangiare e muoversi. Nelle grandi destinazioni turistiche questa relazione può essere nascosta dai resort e dalle infrastrutture; nelle isole minori e nei villaggi torna invece al centro della vita quotidiana.
Bangkok, Chiang Mai, Phuket e Koh Samui restano tappe fondamentali per conoscere il Paese, ma la Thailandia più sorprendente comincia spesso dopo l’ultimo tratto di strada, quando si sale su una piccola barca, il segnale del telefono si indebolisce e l’orario della giornata torna a dipendere dalla marea.
