La panchina rappresenta il diritto alla felicità. Sì, quello di cui parlano i padri della Costituzione americana e che, in questo caso specifico, potrebbe sancire il diritto a essere felici da seduti. Parla così Paolo Ciampi nel suo libro La libertà delle panchine, appena uscito per Ediciclo. In questo invito a riflettere sulla natura e sulla funzione di un oggetto tanto semplice quanto intrigante, si attribuiscono alla panchina qualità innegabili non solo sulla salvaguardia della salute umana, ma anche sulla sua capacità di convivenza con i propri simili e, a guardare più da vicino i tic che caratterizzano la società attuale, la panchina invita al dialogo e alle relazioni interpersonali, considerate rigorosamente allo stato fisico e analogico.
Infatti nel Regno Unito si è pensato di aumentare il numero delle panche nei luoghi storici per combattere la solitudine. La notizia è di qualche giorno fa: la English Heritage ha approvato un piano per combattere la solitudine crescente tra i neogenitori che prevede di installare le Panchine del legame (Bonding benches) nei luoghi storici, castelli inclusi. Sono mete molto frequentate dalle giovani famiglie, che potranno usarle per comunicare il proprio bisogno di chiacchierare o di godersi un momento di silenzio e di pace all’aria aperta. I piani dell’English Heritage si basano sulle linee guida del governo britannico Five ways to mental wellbeing (Cinque modi per raggiungere il benessere mentale), che incoraggiano le persone a socializzare, continuare a imparare e donare. Sull’apprendimento l’Inghilterra aveva già avuto un ruolo da pioniere qualche anno fa, lanciando la campagna Books about town: una cinquantina di panchine a forma di libro avevano invaso Londra (e poi molte altre città).
Ma cos’hanno di magico queste sedute? Regalano un tempo sospeso e una visione speciale sul mondo. Il che ha spinto artisti e designer a creare soste speciali.
La lista delle panchine imperdibili è davvero lunghissima, a cominciare dalla Norvegia, dove lo studio di architettura Snøhetta ha realizzato View point, una panchina – rifugio. Siamo nel Parco Nazionale Dovrefjell Sunndalsfjella, davanti al monte Snøhetta. Il piccolo edificio è aperto al pubblico in estate e serve anche come padiglione di osservazione per la Norwegian Wild Reindeer Foundation (Fondazione norvegese per le renne selvatiche). È una panchina molto speciale: dotata di stufa e di vetrata protettiva consente di fermarsi nel comfort anche in caso di freddo intenso. In Danimarca, a Copenhagen, Off Ground è il progetto giocoso di Gitte Nygaard e Jair Straschnow, duo di designer che ha previsto delle sedute morbide in materiale riciclato, sospese a una struttura in ferro: sono panchine, amache, altalene per adulti giocherelloni. Probabilmente gli stessi a cui ha pensato Martin Binder che nel Giardino delle generazioni a Einbeck, (in Germania) ha trasformato la classica panchina in legno in una più lunga, per circa sei persone, appoggiata su un unico sostegno centrale cilindrico. Il nome è chiaro: Balance Bench. E per stare seduti, occorre tenerla in equilibrio! L’effetto gioco coinvolge anche le panchine di Chris Bangle: foggia e struttura non hanno nulla di diverso dalle classiche panchine, solo che sono giganti… al loro cospetto, ci si sente più vicini ai lillipuziani che a Gulliver. Si trovano sparse in tutta la Lombardia, affacciate su panorami meravigliosi, per il progetto BingBenchCommunity pensato proprio per valorizzare il paesaggio (sul sito bigbenchcommunityproject.org).
E poi, ci sono le panchine firmate da artisti. Due esempi su tutti. Il primo è in Italia, nel parco Arte Sella, in Trentino, dove in uno dei tre percorsi culturali, Thomas Daniel e Ugo Re firmano la Zen Bench, una versione filosofica e meditativa della seduta all’aperto. Il secondo è in Francia, territorio che ha spesso ospitato le creazioni di Pablo Reinoso, l’artista che ha lasciato che i listelli delle panchine prendessero vita arrotolandosi tra loro, come nelle serie Spaghetti Benches e Garabatos.
Funzionalità e crescita organica sono alla base della sua ricerca, magari imitando le piante come nella serie Chaises Hautes: un leggero movimento ondulatorio della seduta e lo sviluppo in verticale dello schienale racconta del vento tra gli alberi, in un’idea di elevazione celeste. Fanno così le panchine, dispositivi umili e filosofici contro la fretta.
