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Dal pediatra al 25enne che ha trasformato un trullo in un lavoro: le storie di chi cambia il turismo in Italia

Dal pediatra al 25enne che ha trasformato un trullo in un lavoro: le storie di chi cambia il turismo in Italia
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Un’infermiera che recupera un’antica osteria, un’assistente sociale che riapre una casa delle suore e un giovane pugliese che trasforma un progetto di famiglia in un lavoro. Cinque storie raccontano come sta cambiando l’ospitalità italiana, mentre nei piccoli comuni cresce il peso del turismo.

C’è una casa sulle montagne del Lago di Como che un tempo era un’osteria, un edificio in cui generazioni di ragazzi trascorrevano le vacanze con la parrocchia e un trullo nella campagna pugliese che, quasi per caso, è diventato il punto di partenza di una carriera. Luoghi molto diversi, accomunati da un elemento: qualcuno ha deciso di recuperarli, aprirli ai viaggiatori e trasformarli in una nuova attività.

L’ospitalità italiana non passa soltanto dagli alberghi, dalle grandi città d’arte o dalle località turistiche più conosciute. Esiste anche una rete di piccole strutture, spesso ricavate da immobili di famiglia, che permette di raggiungere territori meno frequentati e, in alcuni casi, offre nuove opportunità professionali.

A raccontare questa realtà sono le storie dei cinque vincitori dei Maestri dell’Accoglienza 2026, il riconoscimento assegnato da Airbnb, giunto alla seconda edizione. Tra loro ci sono un pediatra siciliano, un’assistente sociale lombarda, un’infermiera, un’ex designer e un ragazzo di appena 25 anni.

L’ospitalità nei piccoli comuni italiani: cosa dicono i numeri

Il fenomeno si inserisce in un mercato degli affitti brevi che continua a evolversi. Secondo i dati diffusi da Airbnb, tra giugno 2025 e giugno 2026 il numero di Superhost italiani, ovvero gli host che soddisfano determinati requisiti di valutazione e affidabilità sulla piattaforma, è aumentato del 16%.

Un altro elemento riguarda la distribuzione geografica delle strutture con le recensioni migliori. Nei comuni con meno di 30mila abitanti, il 39% degli annunci considerati nell’analisi presenta una valutazione media compresa tra 4,91 e 5 stelle, contro il 33% registrato nei centri più grandi. Il confronto, elaborato dalla piattaforma sugli annunci attivi con almeno dieci recensioni, suggerisce una maggiore presenza relativa di alloggi molto apprezzati nelle località minori, pur non rappresentando una misura complessiva della qualità dell’offerta turistica.

C’è poi il tema delle ricadute economiche. Secondo l’Osservatorio sul turismo diffuso in Italia, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Airbnb, nel 2025 gli ospiti della piattaforma nei comuni sotto i 30mila abitanti hanno generato 346 milioni di euro di spesa diretta: 143 milioni nella ristorazione, 100 milioni negli acquisti e 61 milioni nei trasporti. Lo studio stima inoltre un valore complessivo di 836 milioni di euro di produzione economica attivata, considerando anche gli effetti indiretti e indotti.

Sono dati che descrivono il potenziale economico del turismo diffuso, ma che non esauriscono il dibattito sugli affitti brevi, soprattutto per quanto riguarda l’impatto sul mercato abitativo, la disponibilità di case per i residenti e la sostenibilità dei flussi turistici. Questioni che assumono caratteristiche molto diverse tra una grande città e un borgo a rischio spopolamento.

Dal Lago di Como alla Sicilia: le storie di chi ha scelto di ospitare

A Noceno, nella Val Muggiasca, il Lago di Como appare molto diverso dall’immagine delle ville affacciate sull’acqua e dei borghi frequentati dal turismo internazionale. A circa 800 metri di altitudine, tra boschi e sentieri, Innocenta, infermiera di professione, ha recuperato la casa dei suoi antenati, un tempo utilizzata come osteria di famiglia.

La struttura, oggi chiamata Rifugio Como Lake, ha iniziato ad accogliere ospiti nel 2025, attirando viaggiatori anche da Paesi lontani come Stati Uniti e Indonesia. Per questo progetto Innocenta ha ricevuto il riconoscimento nella categoria Tesoro nascosto, dedicata alle strutture situate fuori dai percorsi turistici più battuti.

Una storia differente arriva da Ostuni, dove Fabio, 25 anni, ha trasformato un trullo di famiglia in una professione. Laureato in Scienze Gastronomiche e con un’esperienza nella ristorazione, si era inizialmente avvicinato al progetto per aiutare il fratello nella ristrutturazione dell’immobile.

Da quell’esperienza è nato Trullo Luceri, che nel primo anno di attività ha accolto centinaia di viaggiatori internazionali, raggiungendo una valutazione di cinque stelle sulla piattaforma. Fabio è stato premiato come Miglior host emergente, categoria introdotta proprio nell’edizione 2026.

«A 25 anni non sempre sai quale strada prendere. Diventare host mi ha aiutato a trovare la mia», racconta. Una vicenda che mostra come la gestione di una struttura ricettiva possa diventare un percorso lavorativo anche per chi non proviene tradizionalmente dal settore alberghiero.

A Cefalù, invece, Antonio ha iniziato a ospitare viaggiatori a diciotto anni per mantenersi agli studi di Medicina. La prima struttura era la casa dei nonni, all’interno di un palazzo settecentesco vicino alla Cattedrale, oggi parte del sito riconosciuto dall’Unesco.

A distanza di oltre dieci anni, Antonio è diventato pediatra, ma ha continuato a dedicarsi anche all’ospitalità. Il suo modo di accogliere gli ospiti passa attraverso piccoli gesti legati alla cultura locale, dall’arancina al gelato siciliano, fino agli aperitivi in terrazza. A lui è andato il riconoscimento per l’Ospitalità eccezionale.

Le seconde vite degli edifici: dal casolare del Cinquecento alla casa delle suore

Il recupero del patrimonio immobiliare è un altro elemento che accomuna alcune delle esperienze premiate.

Nel Chianti, a San Casciano in Val di Pesa, Beatrice, ex designer, ha trasformato un casolare del XVI secolo in una struttura destinata a famiglie e gruppi di amici. Vichiaccio Country House può ospitare fino a undici persone e dispone di spazi comuni, una grande cucina con camino, aree per bambini e una vasca idromassaggio. Un intero piano è accessibile anche alle persone con disabilità.

Beatrice gestisce l’attività da quattordici anni e ha ricevuto il riconoscimento per il Miglior alloggio per famiglie e gruppi. Nel suo caso, l’ospitalità ha rappresentato anche un cambiamento di vita: dopo anni trascorsi a viaggiare, ha scelto di lavorare stabilmente in Toscana, accogliendo visitatori provenienti da altri Paesi.

A Sueglio, piccolo comune della Valvarrone, in Lombardia, il progetto di Claudia, assistente sociale, nasce invece dal desiderio di recuperare un luogo legato alla propria adolescenza.

L’edificio era una casa delle suore, utilizzata per i soggiorni estivi dei ragazzi della parrocchia. Insieme alla socia Valentina, Claudia lo ha trasformato nella Casa di Sueglio, una struttura con otto camere prenotabili anche singolarmente, spazi condivisi e tariffe pensate per restare accessibili.

Il riconoscimento per il Miglior alloggio qualità-prezzo va dunque a una realtà che punta su una formula diversa da quella della casa vacanze tradizionale, con un’attenzione particolare ai giovani viaggiatori.

Il futuro del turismo passa anche dai territori meno conosciuti

Le cinque esperienze non rappresentano necessariamente il modello prevalente degli affitti brevi in Italia, né consentono di trarre conclusioni sull’intero settore: sono casi selezionati e premiati dalla stessa piattaforma che li ospita. Tuttavia, permettono di osservare alcuni cambiamenti interessanti.

Da una parte ci sono edifici recuperati e riportati a una funzione economica e sociale; dall’altra, professionisti che affiancano alla propria attività principale la gestione di un alloggio, oppure giovani che scelgono di costruirsi un lavoro nel turismo senza passare dalle strutture alberghiere tradizionali.

Resta centrale la questione dell’equilibrio tra opportunità economiche e bisogni delle comunità residenti. Perché la crescita del turismo nei piccoli centri può contribuire a sostenere attività commerciali e servizi, ma richiede anche una gestione attenta delle risorse e del territorio.

È proprio in questa differenza tra semplice aumento delle presenze e sviluppo locale che si gioca una parte importante del futuro dell’ospitalità italiana. Non soltanto nella capacità di attirare nuovi visitatori, ma in quella di fare in modo che il loro arrivo rappresenti un’opportunità anche per i luoghi e per le persone che continuano ad abitarli.

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