Circa 250 conversazioni in Piazza San Babila per l’iniziativa promossa dal Qubit. Il presidente della Fondazione Luca Morvilli: “I milanesi vogliono capire concretamente come l’IA può migliorare la vita quotidiana”.
Un robot umanoide nel cuore di Milano per avvicinare l’intelligenza artificiale alle persone, farne conoscere le potenzialità e aprire un confronto sul futuro della città. Si è conclusa domenica 18 ottobre, in Piazza San Babila, la tre giorni di “Quby dialoga con il Futuro!”, l’iniziativa del Gruppo Qubit che ha portato tra i cittadini Quby, il robot umanoide capace di camminare, conversare e interagire con il pubblico, trasformando una delle piazze più frequentate della città in un luogo di incontro tra esseri umani e nuove tecnologie.
Quando la macchina interroga la città
Circa 250 le conversazioni raccolte nel corso del weekend, durante le quali Quby ha interrogato milanesi, studenti, professionisti e passanti sul loro rapporto con l’intelligenza artificiale e sulle prospettive della Milano del futuro. Un esperimento che ha ribaltato il tradizionale rapporto tra uomo e macchina: per tre giorni, infatti, non sono state le persone a interrogare l’intelligenza artificiale, ma un robot a porre domande ai cittadini, raccogliendo opinioni, aspettative e preoccupazioni.
L’iniziativa si inserisce nella visione della Fondazione Qubit, presieduta da Luca Morvilli, nata con l’obiettivo di promuovere cultura, ricerca e condivisione sui temi dell’innovazione e delle trasformazioni che interessano la società. Portare un robot umanoide direttamente in piazza ha significato offrire ai cittadini la possibilità di confrontarsi concretamente con una tecnologia di cui si discute quotidianamente, ma che spesso viene percepita come distante, complessa o difficile da comprendere.
Oltre il clamore: toccare con mano l’impatto reale
“La Fondazione Qubit è nata proprio per questo: investire in strumenti e occasioni di comunicazione capaci di promuovere cultura, ricerca e condivisione su temi che possono migliorare il nostro futuro», ha dichiarato Luca Morvilli, presidente della Fondazione Qubit. «Si parla tanto, forse troppo, di intelligenza artificiale, spesso esaltandone in maniera eccessiva sia i benefici sia i rischi. Noi abbiamo voluto invece permettere ai milanesi e alle scuole di Milano di toccare con mano come questa tecnologia possa concretizzarsi e aiutarci nella vita di tutti i giorni. La partecipazione dei cittadini e degli opinion leader ci ha confermato che avevamo ragione: c’è una forte richiesta di capire, in modo semplice e concreto, cosa l’intelligenza artificiale possa fare per noi e come sia possibile limitarne i rischi”, ha concluso Morvilli.
Le conversazioni raccolte da Quby hanno offerto anche una prima fotografia del rapporto dei milanesi con le nuove tecnologie. La maggioranza degli intervistati si è dichiarata disponibile a insegnare a un robot a svolgere alcune attività quotidiane, mentre alla domanda su quanto si sentirebbero sicuri nel ricevere il suo aiuto, la risposta più frequente è stata “abbastanza sicuro”. Un atteggiamento di apertura che si accompagna alla necessità di conoscere meglio il funzionamento e le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale.
Le priorità urbane tra servizi e vivibilità
Quby ha inoltre chiesto ai cittadini da quale ambito dovrebbe partire il miglioramento della Milano del futuro. Tra i temi emersi figurano sicurezza, servizi pubblici, sostenibilità ambientale, traffico e viabilità, trasporto pubblico, cultura, socialità e costo della vita. Questioni che hanno permesso di spostare il confronto dalla tecnologia in sé ai bisogni concreti delle persone, raccogliendo indicazioni sulle priorità che i milanesi vorrebbero vedere affrontate nella propria città.
Dietro la tecnologia che ha permesso a Quby di dialogare con centinaia di cittadini c’è The House of AI, società del Gruppo Qubit guidata dal CEO Fabio Ardossi, che ha sviluppato il sistema di intelligenza artificiale alla base del progetto. Una tecnologia che consente al robot umanoide di sostenere conversazioni, elaborare le risposte e interagire in tempo reale con le persone. “Con Quby abbiamo voluto dimostrare come l’intelligenza artificiale possa uscire dagli schermi ed entrare concretamente nella vita delle persone”, è il messaggio al centro del progetto tecnologico sviluppato da The House of AI, che punta a rendere l’interazione tra esseri umani e sistemi intelligenti sempre più naturale, accessibile e intuitiva.
Il confronto allargato nella cornice del CES Unveiled
La tre giorni, organizzata in occasione del CES Unveiled Milan, ha visto anche la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, dell’informazione, delle imprese e della cultura, coinvolti in incontri e momenti di confronto dedicati al rapporto tra intelligenza artificiale, economia, lavoro, comunicazione e relazioni umane. Il dialogo con i cittadini si è così affiancato agli interventi di esperti e professionisti, con l’obiettivo di rendere il dibattito sull’innovazione più aperto e accessibile.




