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Ansia da pacco, quello stress (superabile) che colpisce 8 italiani su 10

Ansia da pacco, quello stress (superabile) che colpisce 8 italiani su 10
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Un’indagine di Laserwall e YouGov svela i nostri tic legati alle consegne degli acquisti online e i metodi per gestirli senza diventare matti.

Chiamarla ansia è una parola grossa, ci sono preoccupazioni ben più serie che la giustificano. Però esiste, eccome. È un malessere sottocutaneo, un piccolo ronzio nella testa, un lieve senso di nausea, come in quel romanzo di Jean-Paul Sartre.

È il senso dell’attesa di una spedizione a domicilio, il piacere e la necessità di ricevere un bene per scartarlo. Una suggestione ancestrale che scatena ricordi d’infanzia, un po’ guastati però dalla consapevolezza che qualcosa possa andare storto. Che il corriere manchi la consegna, non riesca a individuare il citofono, trovi la portineria chiusa, il cancello sbarrato, il vicino di solito così gentile con la luna storta. E che il pacco torni indietro, finisca chissà dove, incastrato in un groviglio di ritardi e burocrazia.

Come per ogni fenomeno, anche per questo c’è la sua etichetta, naturalmente strizzata in un anglismo. La parcel anxiety, ebbene sì, l’ansia da pacco. Che poi, a leggerlo alla romana, il doppio senso è servito. Paccare inteso come dare buca, mancare quella delle lettere come un impegno preso. E si tratta di un male parecchio diffuso, quasi universale. La conferma che non riusciamo a vivere con tranquillità nemmeno le minuzie della vita quotidiana, anzi sono proprio quelle a infonderci più stress.

La conferma nei numeri

Ne sono affetti 8 italiani su 10, che per porvi rimedio arrivano a modificare la loro agenda per essere loro, e nessun altro, a rispondere al citofono. Costringendosi persino a sforzi supremi come quello di non andare in bagno, convinti che il postino arriverà nel momento esatto in cui si concederanno una distrazione. E non sempre suonerà due volte. Il 25 per cento dei nostri connazionali ammette di aver rinunciato allo shopping online per non condannarsi a questa girandola di emozioni sgradite.

Le statistiche arrivano da una ricerca dell’azienda Laserwall, specializzata nei servizi per migliorare la qualità della vita condominiale, svolta assieme all’istituto YouGov. La conclusione è che comprare su internet è ormai un’abitudine consolidata, un rito familiare per il 53 per cento degli italiani, che lo ripetono da 1 a 5 volte al mese. Non vivendola benissimo: il 41 per cento lamenta l’imprevedibilità degli orari o dei puntuali ritardi; il 33 per cento non gradisce il dovere di rimanere ancorati a domicilio in attesa del corriere (ma non era l’era dello smart working?), il 29 per cento maledice il peggio quando accade. Anche perché ingegnarsi per dover recuperare il trofeo perduto fa svanire la comodità di farselo recapitare a casa.

A caccia di alternative

Che poi, altri metodi ci sarebbero, ma non sono così solidi. Il 36 per cento del campione interpellato da Laserwall e YouGov predilige la consegna a domicilio. Subito dietro ci sono i locker, gli armadietti automatici che offrono una buona flessibilità negli orari di ritiro e una vasta scelta nella prossimità geografica. Propende per questa soluzione il 28 per cento degli italiani, mentre i negozi di quartiere si piazzano al 16 per cento. Così, magari, andando in edicola si può pure comprare il giornale o al supermercato si abbina il ritiro con la spesa. E l’ansia diminuisce fino a svanire perché non bisogna presidiare fisicamente le proprie quattro mura. Ci si sente persino un po’ amici dell’ambiente, visto che il corriere riduce il chilometraggio e dunque le emissioni evitando di fermarsi porta a porta.

Il vicino di casa non è il rimedio giusto

Ci sarebbe sempre il salvataggio in calcio d’angolo, la speranza che il vicino s’impietosisca e ritiri il pacco al posto nostro o si potrebbe chiedergli direttamente il favore. Per il 48 per cento degli italiani rappresenta un onere: si teme che diventi un fastidio, un motivo di conflitto, un favore da ripagare in qualche modo.

E lasciare i plichi nelle aree comuni non presidiate, spesso, non è un’idea vincente. Quasi un condomino su quattro, il 22 per cento, compreso chi scrive, ha sperimentato il danneggiamento o lo smarrimento di un pacco. Sparito chissà come, chissà dove. La classica occasione che fa il condomino ladro. Un bel fastidio, decisamente più avvertibile della vaga parcel anxiety.

Meglio la soluzione tecnologica

In quest’era di grandi innovazioni, la tecnologia può fare da antistress. Il terreno è pronto: il 73 per cento del campione ritiene utile integrare servizi smart all’interno del proprio edificio. Ci sono le telecamere, i citofoni che si aprono a distanza. O soluzioni come Amazon Key, che consente  ai corrieri autorizzati di accedere agli edifici in modo autonomo e sicuro e di consegnare i pacchi senza bisogno di assistenza.

Anche Laserwall ha la sua strada. Si chiama Laserwall Check, è una borsa installata su una placca a parete all’interno del condominio. Il corriere entra nel palazzo tramite Amazon Key, sblocca la borsa e inserisce i pacchi. Lo stesso fa il destinatario tramite una app, ritirando ciò che aspetta quando preferisce, senza doversi costringere a casa. È una sorta di locker, di armadietto riservato a domicilio.

«Abbiamo voluto intervenire proprio su questo punto», commenta Salvatore Dolce, Ceo di Laserwall, «portando all’interno del condominio una soluzione che unisce accesso controllato, sicurezza e flessibilità». E azzera l’ansia da pacco, visto che di crucci quotidiani ne abbiamo già abbastanza.

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