Dopo due anni e mezzo di silenzio discografico, i VERIVERY tornano a farsi sentire con Lost and Found, un ritorno che ha il peso emotivo delle cose trattenute troppo a lungo e finalmente rimesse in circolo. Il gruppo maschile sotto la Jellyfish Entertainment rientra sulla scena con un progetto che non cerca scorciatoie nostalgiche, ma affronta frontalmente il tempo sospeso degli ultimi anni, trasformandolo in racconto, tensione e identità rinnovata.
Lost and Found ruota attorno a un concetto chiave della cultura coreana: l’han (한 / 恨). Non è rabbia pura né malinconia romantica, e ridurlo a una semplice emozione sarebbe un errore culturale prima ancora che linguistico. L’han è una tensione che si deposita nel tempo, una ferita che non sanguina più ma continua a pulsare sotto la superficie. Nasce dalla perdita, dall’ingiustizia subita, dall’impossibilità di cambiare il corso degli eventi e, proprio per questo, non esplode: resta, sedimenta, si trasforma.
Nella cultura coreana l’han è memoria emotiva collettiva e individuale insieme, un sentimento che non si consuma ma si rielabora, diventando spinta silenziosa, resistenza interiore, bisogno di espressione. Non chiede consolazione, chiede voce. È ciò che rimane quando il tempo passa ma il peso delle cose non dette, non risolte o non concesse continua a farsi sentire. In Lost and Found, i VERIVERY traducono l’han in linguaggio musicale e visivo, trasformando l’assenza e l’inattività in materia narrativa, e il tempo perduto in un’urgenza creativa che chiede di essere vista e ascoltata.
Il ritorno arriva in un momento simbolico, poco dopo la partecipazione di DONGHEON, GYEHYEON e KANGMIN al survival BOYS 2 PLANET, che ha riacceso l’attenzione su un gruppo rimasto a lungo ai margini del flusso principale ma mai realmente scomparso dall’immaginario dei fan. Lost and Found nasce anche da qui: dal bisogno di riaffermare una presenza, di rimettere a fuoco chi sono i VERIVERY oggi e perché il loro racconto ha ancora spazio nel K-pop contemporaneo.
Attivi dal 2019, i VERIVERY sono un gruppo maschile noto per un approccio fortemente narrativo e per il coinvolgimento diretto dei membri nella scrittura e nella composizione. Il loro nome racchiude un manifesto preciso: “VERI” come verità, “VERY” come intensità, a indicare una sincerità portata all’estremo e una volontà costante di mostrarsi senza filtri concettuali. Nel corso degli anni hanno attraversato diverse fasi artistiche, sperimentando sonorità, estetiche e strutture narrative, fino a questo nuovo capitolo che appare più essenziale, più scoperto, quasi necessario.
Con Lost and Found, i VERIVERY non chiedono attenzione: la reclamano. E lo fanno scegliendo di raccontare l’han, l’attesa e la trasformazione come parti integranti della propria identità artistica, in un ritorno che non è solo un nuovo inizio, ma una dichiarazione di esistenza.
Panorama ha parlato con loro.
Per chi si avvicina ora alla vostra storia, potete presentarvi uno per uno e raccontare quale ruolo sentite di incarnare naturalmente all’interno dei VERIVERY, a livello musicale o emotivo?
DONGHEON: Ciao, sono DONGHEON, l’ancora e leader dei VERIVERY. Sono anche il membro più grande del gruppo e di solito mi affido molto ai membri più giovani, ma quando c’è qualcosa di importante da affrontare sono io il primo a farmi avanti per risolvere eventuali problemi.
GYEHYEON: Ciao, sono GYEHYEON e sono il lead vocalist dei VERIVERY. A livello emotivo sono una presenza stabile e di supporto, come un lago calmo, mentre musicalmente partecipo a diversi processi creativi, tra cui testi, composizione e coreografia.
YEONHO: Ciao, sono YEONHO, main vocalist dei VERIVERY! Ho una personalità ottimista e positiva. Mi piace seguire il flusso, ma all’interno di quel flusso cerco sempre di dare il massimo.
YONGSEUNG: Sono YONGSEUNG, il secondo più giovane e main dancer dei VERIVERY. Mi occupo delle performance più potenti e delle parti vocali energiche nel gruppo e, a livello emotivo, sono colui che alza l’umore del team.
KANGMIN: Ciao, sono KANGMIN dei VERIVERY! Essendo il più giovane, di solito rappresento il lato più fresco, giovanile, sia nel vibe che nella voce.
“Lost and Found” segna il vostro primo comeback dopo oltre due anni e mezzo. Quando l’assenza è così lunga, il ritorno sembra più una continuazione o una reinvenzione?
YONGSEUNG: Direi entrambe le cose. Durante la pausa siamo migliorati molto e, dato che in questo album abbiamo potuto mostrare la nostra crescita attraverso nuova musica e nuovi tentativi, potrebbe sembrare l’inizio di un capitolo completamente nuovo rispetto ai VERIVERY di prima della pausa. Ma se si guarda al quadro generale, fa comunque parte di un percorso di crescita musicale che abbiamo sempre perseguito. Da questo punto di vista, la nostra storia dal debutto continua senza interruzioni.
La title track “RED (Beggin’)” ha un’atmosfera intensa e un impatto visivo molto forte. Qual è l’emozione principale che volevate trasmettere al primo ascolto?
YEONHO: Spero che l’aspetto centrale di “RED (Beggin’)”, cioè la disperazione, arrivi chiaramente a chi ascolta. Questo è il primo album dopo una lunga pausa, quindi sarebbe bello se le persone pensassero: “I VERIVERY hanno davvero lavorato duramente per questo album” oppure “Si sono preparati tantissimo durante la pausa” ascoltando la title track.
Diversi membri hanno partecipato alla scrittura e alla composizione di tutti e tre i brani. In che modo l’autorialità personale cambia il modo di interpretare una canzone? Rende le emozioni più intense o le aspettative più pesanti?
DONGHEON: Una delle B-side di Lost and Found, “Cotton Candy (Blame us)”, è una fan song che porta un messaggio che volevamo davvero trasmettere ai nostri fan. Quando cerchiamo di inviare un messaggio preciso, come in questo album, partecipiamo al processo creativo fin dall’inizio per decidere cosa includere nella canzone e mantenere quella mentalità per tutto il percorso. Questo rafforza anche il nostro affetto per il brano e la speranza che i fan lo ascoltino.
GYEHYEON: Quando lavoriamo direttamente sulle canzoni che poi porteremo sul palco, riusciamo a immedesimarci molto più intensamente nel messaggio della musica. Riflettiamo molto su come trasmettere al meglio le emozioni e su quali atmosfere valorizzino di più i nostri suoni, e questo ci aiuta a fondere meglio le nostre emozioni nella musica.
Il contrasto tra i brani è evidente: la reinterpretazione di un grande classico in “RED (Beggin’)”, il mood più sperimentale di “empty” e il calore dedicato ai fan di “Cotton Candy (Blame us)”. Qual è il filo che lega questi pezzi in una narrazione unica?
YONGSEUNG: Credo che tutte e tre le canzoni riflettano ciò che abbiamo provato durante la pausa. “RED (Beggin’)” esprime la nostra disperazione per la musica e per i fan, “empty” rappresenta il desiderio di goderci il palco, e “Cotton Candy (Blame us)” contiene il nostro messaggio per i fan. Sono tutte emozioni che abbiamo vissuto durante la pausa o nel periodo di preparazione dell’album, quindi direi che sono collegate dalle nostre menti e dai nostri cuori.
Nel highlight medley i fan hanno potuto vedere anche le vostre reazioni ai brani. C’è stato un momento, in studio o in produzione, in cui avete pensato: “Questo comeback cambierà il modo in cui la gente vede i VERIVERY”?
KANGMIN: Durante il lavoro su questo album ho percepito chiaramente quanto siamo migliorati come membri. Non solo nelle abilità, ma anche nella capacità di affrontare generi e suoni diversi in Lost and Found. Vederlo mentre preparavamo l’album mi ha dato molta fiducia nel mostrare un nuovo lato dei VERIVERY attraverso questo progetto.
Molti gruppi K-pop esplorano concept diversi, ma i VERIVERY hanno costruito una reputazione legata a trasformazioni consapevoli. Quale parte della vostra identità volevate proteggere e quale invece rompere?
DONGHEON: In questo album volevamo mettere in evidenza la nostra “crescita continua”, mostrando quanto siamo migliorati come artisti durante i due anni e mezzo di pausa. Affrontando nuove sfide, come il nostro primo utilizzo dell’interpolazione in “RED (Beggin’)” o il nuovo sound di “empty”, abbiamo voluto rompere le immagini più tradizionali associate ai VERIVERY e proporre la nostra diversità musicale.
Durante la pausa avete coltivato una fanbase molto fedele, anche grazie alle attività individuali e ai contenuti digitali. Quel periodo senza uscite di gruppo ha cambiato il modo in cui oggi vedete il vostro pubblico?
GYEHYEON: I nostri fan hanno sempre sostenuto le nostre attività nella recitazione, nei vari contenuti o nelle apparizioni televisive, lasciando commenti su YouTube e sui social dicendo che sentivano la nostra mancanza e che mancavano loro i nostri palchi. Ogni volta che li vedevamo ci rendevamo conto di quanto ci amassero, e questo ci ha fatto sentire ancora più dispiaciuti, grati e affettuosi nei loro confronti.
Un comeback dopo anni può sembrare un nuovo inizio da zero o una ripresa esatta da dove tutto si era fermato. Qual era lo stato d’animo in studio: paura, entusiasmo, liberazione o qualcosa nel mezzo?
KANGMIN: Poco prima del comeback ho partecipato a BOYS II PLANET insieme a DONGHEON e GYEHYEON. Sono stato molto grato per l’amore ricevuto attraverso lo show, ma allo stesso tempo ero un po’ preoccupato di riuscire a ripagarlo con questo comeback. Fortunatamente, preparando l’album sono riuscito a superare quella preoccupazione grazie alla speranza di condividere buona musica con i fan e all’entusiasmo per i prossimi palchi. Ora penso solo a godermi di nuovo il palco insieme ai fan.
Come “creative idols” vi viene chiesto non solo di eseguire, ma anche di creare. Qual è la parte più difficile nel mantenere viva la creatività senza perdere la gioia, e cosa vi motiva nei giorni in cui l’ispirazione tarda ad arrivare?
GYEHYEON: Credo che la cosa più difficile sia trovare un equilibrio tra ciò che vogliamo fare noi e ciò che gli ascoltatori sperano di vedere, perché ognuno ha pensieri e standard diversi. Tuttavia, mantenendo l’obiettivo di creare musica che tutti possano apprezzare, riesco a continuare a creare con gioia.
YEONHO: È un po’ impegnativo provare qualcosa di nuovo ogni volta. Le tendenze, i tempi e la musica cambiano, quindi non è facile stare al passo senza rimanere legati a un solo stile o genere.
DONGHEON: È qualcosa che diciamo spesso: alla fine, la nostra motivazione principale viene dai fan. Espandiamo la nostra creatività pensando a modi diversi per trasmettere il nostro amore, la nostra gratitudine e i nostri messaggi.
YONGSEUNG: Un’altra motivazione è la nostra determinazione a migliorarci. Quando lavoriamo sulla musica discutiamo molto su come poter crescere ancora, su quali nuovi suoni e sfide affrontare.
Guardando al futuro, cosa sperate che “Lost and Found” lasci dietro di sé, non solo per chi ascolta ma anche per voi come individui e come gruppo?
DONGHEON: Spero che questo album venga ricordato come il punto di partenza del “ritorno dei VERIVERY” per il pubblico. Segna la fine di una lunga pausa e l’inizio di nuove attività come gruppo, e sarebbe bello se le persone ricordassero che tutto è ricominciato da Lost and Found.
KANGMIN: Per noi stessi, spero che questo album lasci una nuova fiducia nella possibilità di tornare a promuovere come VERIVERY. Dopo una pausa così lunga avevamo un po’ di pressione e preoccupazione per il comeback, ma attraverso questo ritorno abbiamo capito che molti fan ci stavano aspettando e che come artisti siamo cresciuti molto.
Per chiudere, uno alla volta: se doveste definirvi con una sola parola, non come idol o personaggio, ma come persone, quale sarebbe e perché?
DONGHEON: “Prima neve”, perché ora è inverno e io amo molto l’inverno. Spero di potermi avvicinare a tutti con entusiasmo, come la sensazione della prima neve, e spero che restiate al caldo durante questo inverno.
GYEHYEON: Sceglierei “sfida”. Un tempo avevo paura delle sfide, ma recentemente ho capito quanto sia bello affrontarle senza temere il fallimento. Ora voglio essere una persona che prova tutto.
YEONHO: “Semplice”. Non mi piacciono le cose troppo stimolanti. Per esempio, preferisco i contenuti lunghi a quelli brevi, e desidero vivere la vita con lentezza, cercando la bellezza nella calma.
YONGSEUNG: Direi “calma”, perché sono generalmente una persona calma, logica e analitica. Credo di poter fare tutto meglio partendo da una mente rilassata.
KANGMIN: “Giovinezza”, perché ho 23 anni, l’età della dedizione alla giovinezza.
