«Viviamo in un’epoca definita dai confini. Questa mostra al SFMOMA riflette proprio quei confini: tra Oriente e Occidente, Corea e America, moderno e contemporaneo, personale e universale. Non voglio stabilire come queste opere debbano essere guardate; che sia per curiosità o per studio, ogni prospettiva è benvenuta. La mia unica speranza è che questa mostra possa diventare, per molti, un piccolo ma solido ponte».
Basterebbero queste parole di RM, leader dei BTS, per capire che RM x SFMOMA: Between You and Me non è semplicemente la mostra della collezione d’arte di una delle popstar più famose al mondo. È qualcosa di più ambizioso: il tentativo di trasformare una passione privata in un dialogo culturale tra Corea del Sud e Stati Uniti, tra artisti consacrati dalla storia dell’arte occidentale e nomi fondamentali dell’arte moderna coreana che il pubblico americano ha avuto molte meno occasioni di incontrare.
Dal 3 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, il settimo piano del San Francisco Museum of Modern Art ospiterà infatti la prima esposizione museale costruita intorno alle opere della collezione personale di RM. Il progetto riunirà circa 200 lavori provenienti dalla raccolta dell’artista e da quella dello SFMOMA, molti dei quali mai mostrati prima negli Stati Uniti, e secondo il museo rappresenterà una delle più ampie presentazioni di arte moderna e contemporanea coreana mai organizzate nel Paese.
Non è difficile capire perché l’operazione abbia già attirato l’attenzione del mondo dell’arte. Da una parte ci sono Yun Hyong-keun, Park Rehyun, Kwon Okyon, Kim Yun Shin, To Sangbong e Chang Ucchin; dall’altra, attraverso la collezione dello SFMOMA, compaiono figure come Kim Whanki, Mark Rothko, Agnes Martin, Henri Matisse, Georgia O’Keeffe e Paul Klee. Non una successione di nomi prestigiosi, ma un montaggio costruito per fare incontrare sensibilità, periodi e geografie differenti.
RM, dai BTS ai musei: una passione cominciata durante i tour
Che RM abbia trasformato negli anni l’arte in una parte importante della propria identità pubblica non è una novità. La sua frequentazione dei musei è diventata quasi un secondo racconto parallelo rispetto a quello musicale dei BTS, tanto che visite, opere e artisti da lui segnalati hanno spesso attirato l’attenzione di fan internazionali verso gallerie e istituzioni coreane.
Secondo la ricostruzione dello SFMOMA, il suo interesse più sistematico per le esposizioni nasce nel 2018, quando RM comincia a visitare musei durante le tappe dei tour. Il passaggio decisivo arriva però un anno dopo, alla Biennale di Venezia del 2019, davanti a un’opera di Yun Hyong-keun, artista destinato a diventare uno dei suoi riferimenti assoluti.
Da quell’incontro prende forma una collezione che negli anni si è ampliata fino a includere protagonisti della modernità coreana e importanti artisti internazionali, senza seguire apparentemente la logica dell’accumulo o del trofeo, ma quella molto più personale delle affinità.
Yun, uno dei grandi protagonisti del Dansaekhwa, il movimento pittorico coreano spesso associato alla monocromia, costruiva le proprie opere attraverso pigmenti scuri, soprattutto terra d’ombra e blu oltremare, trasformando superfici apparentemente essenziali in spazi di enorme densità emotiva. La sua biografia, attraversata dalle turbolenze politiche della Corea del Novecento, e la radicalità del suo linguaggio hanno profondamente colpito RM.
Non è casuale che proprio Yun occupi un ruolo centrale nel progetto di San Francisco.
Da Yun Hyong-keun a Rothko: la Corea dialoga con il mondo
Uno degli aspetti più interessanti di Between You and Me è infatti il tentativo di evitare la costruzione di due universi separati, uno coreano e uno occidentale. Le opere vengono invece messe in relazione per analogie, tensioni e sensibilità.
È il principio che attraversa l’intero progetto e che permette di leggere un artista come Yun Hyong-keun accanto a figure della storia dell’arte internazionale. Yun fu peraltro ammirato dallo stesso Donald Judd, che negli anni Novanta lo invitò a esporre a New York e a Marfa, in Texas: nella mostra dello SFMOMA i lavori dei due artisti torneranno simbolicamente a incontrarsi.
Tra le opere annunciate figurano Untitled del 1973 di Yun, The River Scene di Chang Ucchin, Work del 1982 di Yoo Youngkuk, Add Two Add One, Divide Two Divide One 2015-9 di Kim Yun Shin, una fotografia di Han Youngsoo della Seoul tra gli anni Cinquanta e Sessanta e Fiori di Giorgio Morandi, tutte appartenenti alla collezione di RM.
A queste si affiancheranno lavori dello SFMOMA come No. 14, 1960 di Mark Rothko, 26-I-70 #141 di Kim Whanki, un’opera di Yves Klein e lavori di Wayne Thiebaud.
È proprio qui che il concetto di «confine» evocato da RM acquista senso. La Corea non viene esposta come una parentesi esotica all’interno di un museo americano, ma inserita dentro una storia dell’arte più ampia, nella quale somiglianze e differenze possono finalmente essere osservate sullo stesso piano.
Una mostra raccontata direttamente da RM
C’è poi un elemento capace di rendere l’esposizione ancora più personale. I visitatori non entreranno soltanto nella collezione di RM, ma in parte anche nel modo in cui lui stesso l’ha costruita e interpretata.
Il percorso includerà infatti testi scritti con la sua grafia e un’audioguida narrata personalmente dall’artista, dando al pubblico accesso non tanto a una lezione di storia dell’arte quanto alle connessioni che hanno reso quelle opere significative per lui.
Ed è forse questo il punto più interessante dell’intero progetto. RM non sembra voler trasformare il proprio ruolo di collezionista in quello di un curatore che detta una lettura definitiva. Al contrario, insiste sulla libertà dello spettatore e sulla possibilità che ogni visitatore costruisca una relazione diversa con ciò che incontra.
«Non voglio stabilire come queste opere debbano essere guardate», dice.
Una frase che assume un peso particolare pronunciata da un artista cresciuto all’interno di una delle industrie culturali più osservate, analizzate e interpretate del pianeta.
Il soft power coreano entra in uno dei grandi musei americani
Ridurre RM x SFMOMA all’ennesima conseguenza globale del successo dei BTS sarebbe però un errore. Proprio l’operazione del museo mostra come la traiettoria della Korean Wave stia diventando più complessa.
Negli ultimi anni la cultura sudcoreana ha conquistato uno spazio globale attraverso musica, cinema, serie televisive, moda e beauty. L’arte moderna coreana, tuttavia, rimane per una parte enorme del pubblico internazionale un territorio ancora da scoprire.
RM utilizza inevitabilmente la propria visibilità per spostare quella curiosità altrove.
Un fan che entra al SFMOMA per lui potrebbe uscirne conoscendo Yun Hyong-keun, Chang Ucchin o Kim Yun Shin. E probabilmente è proprio questa la forma più interessante di soft power culturale: non imporre una cultura, ma creare il desiderio di conoscerla.
Il titolo stesso, Between You and Me, sembra suggerire una relazione più intima rispetto alla monumentalità dell’operazione. Tra chi ha scelto quelle opere e chi le guarderà. Tra un artista coreano nato nel 1994 e pittori appartenenti a generazioni e continenti lontanissimi. Tra Seoul e San Francisco.
RM parla di un «piccolo ma solido ponte». Considerando che quel ponte occuperà quasi un intero piano dello SFMOMA e metterà 200 opere davanti a un pubblico internazionale, piccolo probabilmente non lo è già più.
