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Televisione

Salvo Sottile: «Così staniamo le truffe e diamo voce alla gente»

Intervista al conduttore di Mi Manda Rai 3, in onda tutte le mattine alle 10 con il filo diretto tra pubblico e consulenti. Salvo Sottile ha lanciato una raccolta fondi per le terapie intensive: dallo scoppio del Coronavirus, in poche settimane ha raccolto 60 mila euro

Spingere ancora di più l'acceleratore sul Servizio Pubblico. È questa la missione di Salvo Sottile, che ha trasformato Mi manda Rai Tre per raccontare l'Italia ai tempi del Coronavirus e dare risposte e strumenti per fronteggiare truffe e frodi che nelle ultime si sono moltiplicate. «Il filo diretto col pubblico ci consente di avere il polso della situazione anche sul dramma dei nuovi poveri e le paure per il futuro, a cominciare da quella per l'incertezza sul lavoro», racconta a Panorama.it il conduttore, che ha lanciato una raccolta fondi a favore delle terapie intensive raccogliendo quasi 60 mila euro in poche settimane.

Com'è cambiato Mi manda Rai Tre in queste settimane?

«Non è cambiato, si è adattato al presente rafforzando il filo diretto con gli spettatori. Eravamo uno dei programmi a rischio chiusura, invece il direttore di Rai 3 Silvia Calandrelli si è battuta per tenerci accesi, informare e dare soluzioni».

È complicata la gestione della diretta?

«Conduco in condizioni difficili, come chiunque fa tv in questo periodo, con lo studio praticamente vuoto e appoggiandoci a Skype per i collegamenti. Il lavoro della mia squadra è fondamentale e gli ascolti ci stanno dando ragione: la gente vuole sapere, chiede voce e strumenti».

Cosa vi domandano in particolare?

«Ci inviano storie drammatiche, spesso legate al lavoro. Poi vogliono sapere delle tasse sospese, dei mutui, delle novità legislative e per questo li mettiamo in contatto con i nostri consulenti».

C'è una cosa che l'ha colpita maggiormente?

«La paura per il presente e per il futuro. Le richieste di aiuto sono tante: ci sono i nuovi poveri, alla Caritas le file si allungano. La gente chiede misure a sostegno di tutte le categorie e di allentare la burocrazia che blocca tutto. "Il sussidio se va bene, ma se arrivo a maggio o giugno, come faccio a vivere?", ci scrivono in tanti».

Quanto alle truffe, sono in aumento?

«Purtroppo sì e di ogni tipo. Come la macchina con l'insegna della Croce Rossa, ovviamente finta: andavano a casa della gente proponendo finte sanificazioni. Oppure i finti tamponi a domicilio, a 150 euro l'uno, che poi erano dei semplici cotton fioc».

Poi c'è l'assillo dei prezzi in aumento.

«Purtroppo gli sciacalli si fiondano sui bisogni della gente. Abbiamo segnalazioni continue di rialzi: dall'Amuchina a 150 euro a bottiglietta, alle mascherine chirurgiche a 50 euro. Col Coronavirus si diffondono anche i "furbetti" più nauseabondi. Io stesso nelle scorse settimane ho subito un tentativo di truffa».

Racconti cosa le è successo.

«Ho lanciato una raccolta fondi a favore dei reparti di terapia intensiva e alcuni fornitori mi hanno fatto dei preventivi con prezzi gonfiati anche di 10 mila euro».

Nonostante questo "sgambetto", ha toccato quasi 58 mila euro raccolti. L'obiettivo?



«Il traguardo sono i 100 mila e con i primi 46 mila abbiamo acquistato tre unità mobili di terapia intensiva, già consegnate agli ospedali di Bergamo, Brescia e al Sacco di Milano. Li ho acquistati io direttamente per evitare passaggi intermedi perché la burocrazia altrimenti avrebbe rallentato i tempi».

I prossimi fondi come li utilizzare?

«Servono saturimetri ed ecografi. Sono in contatto con i medici di questi ospedali e mi muovo seguendo i loro suggerimenti. Ovviamente è tutto rendicontato al centesimo, compresa la quota Iva: lo Stato dovrebbe azzerare le tasse sulle donazioni e abbassare quelle sulle macchine ospedaliere donate dai privati. Oggi è al 22% ed è molto alta».

L'hanno criticata per aver scelto di donare agli ospedali del nord, proprio lei che è siciliano.

«L'ho fatto perché c'era un'emergenza enorme e aiutare quegli ospedali significava e significa aiutare tutto il paese. Non è il momento delle polemiche sterili: sono sempre pronto ad aiutare la mia terra e lo faccio abitualmente, magari senza renderlo pubblico».

Intanto per la sua raccolta fondi si è beccato una querela del Codacons. Cos'è accaduto?

«Il Codacons ha attaccato Fedez ed io ho semplicemente commentato sui social con un «che vergogna»: questo è bastato per scatenare un putiferio. Sono stato denunciato con un esposto di diciotto pagine, ma sono tranquillo. Credo che le associazioni dei consumatori abbiano cose più serie cui pensare. L'obiettivo vero del Codacons sono i costi delle commissioni della piattaforma Go Fund Me che sia io che Fedez - e altre decine persone – abbiamo scelto per lanciare raccolte fondi».

Dopo questo caos, Fedez l'ha sentito?

«Sì, c'è rimasto malissimo ed è amareggiato. Lui e Chiara Ferragni ha fatto una cosa grandiosa, raccogliendo 4,5 milioni di euro in poche settimane per le rianimazioni, gli è sembrato un attacco personale e pretestuoso. E onestamente lo capisco».

Ultima domanda: si parla di un suo passaggio su Rai 1, rumors o verità?

«Rumors. Conosco Stefano Coletta, ci lega una stima e un'amicizia reciproca ma a Rai 3 faccio ciò che mi piace».

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