Alessandro Cattelan: «Epcc in diretta, per ridere e riflettere»
Ufficio Stampa Sky/Jule Hering
Alessandro Cattelan: «Epcc in diretta, per ridere e riflettere»
Televisione

Alessandro Cattelan: «Epcc in diretta, per ridere e riflettere»

La nuova stagione del late night show in onda in diretta da martedì 7 aprile, su Sky Uno dalle 21.15, con ospiti in collegamento e in studio (con tutte le misure di sicurezza). Linus, Elodie e l'astronauta Paolo Nespoli le prime guest star

Mentre la tv generalista spegne un tassello alla volta tutto l'intrattenimento, Sky Uno va in controtendenza e alza il sipario sulla nuova stagione di Epcc Live, il late night show di Alessandro Cattelan in onda da martedì 7 aprile alle 21.15 . La prima novità è la diretta – dal teatro di Via Belli, a Milano – la seconda sono le intuizioni messe in atto dal conduttore e dai suoi autori per trasformare in opportunità i divieti da pandemia, dall'assenza di pubblico agli ospiti che "palleggeranno" tra lo studio e i collegamenti streaming. «Sarà tutto pieno d'incognite ma è il bello di questo lavoro», ammette Cattelan, riconfermato nel frattempo alla guida di X Factor, che subirà delle modifiche nella struttura dello show causa Coronavirus e ancora non si sa quando andrà in onda.

Dopo Epcc Alive, la versione pensata per il web, arriva Epcc Live, in diretta dal Teatro di via Belli. Cosa dobbiamo aspettarci?

«Quello era uno sfogo, nato nelle scorse settimane dalla voglia di sperimentare visto che eravamo bloccati a casa. Cosa capiterà in diretta lo scopriremo in corsa: non andiamo in redazione da tempo, lavoriamo da remoto e andremo in studio solo per la diretta. Ci sono tante incognite, cambieremo in corsa, sistemeremo in divenire».

L'obiettivo però è chiaro: intrattenere.

«La missione è fare la nostra parte per alleviare l'umore di chi ci guarda. Nessuno ne può trarre svantaggio, possiamo solo regalare un po' di divertimento: la quotidianità è stata distrutta ma se riesco a non far pensare per un'ora alle statistiche sul Coronavirus, ho raggiunto l'obiettivo».

La tv però è andata nel senso opposto: l'intrattenimento è stato azzerato – a parte poche eccezioni – e c'è un eccesso di informazione che, ascolti alla mano, rischia di aver stancato il pubblico.

«Dare un giudizio sulla tv, in questo momento, è complicato: la pandemia ci ha travolto così velocemente che nessuno ha avuto il tempo di reazione. Noi riusciamo ad andare in onda perché eravamo già pronti da tempo. Quanto all'informazione, orami in troppi la mescolano all'intrattenimento: sembra che tanti programmi più che informare vogliano ottenere attenzione e il sensazionalismo a tutti i costi fa danni senza innescare benefici».

Ci sarà uno spazio per la riflessione o spingerai solo su ironia e comicità?

«Partiamo dall'intrattenimento comico, ma ci saranno anche momenti introspettivi: fa parte della natura mia e dei miei autori. Avremo un atteggiamento rispettoso e sempre positivo. Di certo, guardando queste puntate di Epcc tra un anno si capirà il contesto: tutto è stato toccato dal Coronavirus, anche la tv e i suoi contenuti, è inevitabile».

Paura della diretta?

«Da ogni situazione tiri fuori qualcosa e la diretta ti dà un sacco di benefici, ti costringe a sviluppare nuove idee, dunque mi piace. Ad esempio stiamo lavoriamo a una puntata bandersnatch con il pubblico che mi teleguida via social e mi dice cosa fare con l'ospite in studio».

A proposito di ospiti, avete di avuto difficoltà a convincerli?



«L'idea di base è non mettere in difficoltà nessuno, così abbiamo pensato a personaggi milanesi per evitare spostamenti non necessari. Partiamo con Linus perché, proprio come ha fatto Sky, ha scelto di far lavorare da casa i dipendenti già prima dei divieti, ma andando comunque in onda. Poi c'è Elodie: ha una sensibilità che ci permette di fare intrattenimento andando nella direzione che vogliamo».

L'astronauta Paolo Nespoli sarà invece in collegamento con l'America.

«Sì, l'ho voluto perché ha un punto di vista laterale rispetto ai fatti e alle cose che trovo molto interessante».

Poi ci sarà una sorta di "gioco dei 9".

«Sì, Annalisa, Fabio Caressa, Martin Castrogiovanni, Leo Gassmann, Jake La Furia, Federica Nargi e Alessandro Matri, Shade, Jo Squillo e Ivan Zaytsev saranno collegati da casa e risponderanno alle mie domande».

Lo studio invece sarà vuoto.

«A parte me, gli Street Clerks e Marco Villa, e ovviamente i tecnici, saremo in pochi. Sarà straniante entrare in un teatro completamente vuoto ma in collegamento avremo sessanta ragazzi delle quinte del Liceo Parini di Milano: ci sembra il gruppo giusto da avere perché i giovani sono quelli che non vedono l'ora di ripartire».

Tecnicamente come osserverete le restrizioni e la sicurezza?

«Ci sarà un presidio di medici e a tutti quelli che entrano in studio verranno misurate temperatura e ossigenazione del sangue: se martedì sera avrò anche solo due linee di febbre, il programma non andrà in onda oppure lo condurrà Marco Villa».

Che effetto ti fa il palinsesto alternativo nato su Instagram in queste settimane?

«L'attitudine è bella, l'atteggiamento mi piace. Ma il risultato è un altro: va bene sbirciare nelle case dei famosi, ma non basta. Non penso che IG sia alternativo alla televisione, che ha comunque bisogno di una certa estetica: dev'essere bello ciò che guardi. Penso che la tv camperà ancora a lungo».

In generale, come lo stai vivendo questo lockdown?

«Ho alti e bassi, come tutti, ma di indole guardo al domani con ottimismo. All'inizio isolarmi è stato bello, me la sono presa come piccola vacanza, alla lunga diventa faticoso ma c'è di peggio. Sto osservando molto, anche il rapporto con la morte, leggo articoli di sociologi sul presente e su ciò che riguarda il futuro».

Qualche giorno fa il sindaco di Milano ha fatto mea culpa rispetto al famoso hashtag #Milanononsiferma, di cui sei stato uno dei "testimonial". «È stato un errore», ha detto Beppe Sala. Sei stato criticato anche tu?

«Mi hanno scritto e sono stato criticato ma prendo e porto a casa, capisco la frustrazione e la rabbia, perché la paura cambia le prospettive. Quando Sala mi ha chiamato per diffondere hashtag ho detto sì perché aveva un intento positivo: non serviva a difendere il diritto dei milanesi a fare l'aperitivo ma non abbandonare chi aveva e ha un'attività. In quel momento, per altro, i medici ci dicevano che ci stavamo preoccupando più del dovuto. Siamo tutti nella merda allo stesso livello e se ho sbagliato, l'ho fatto in buonafede».

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